CARITAS IN VERITATE

Finestre che si aprono

Palazzo di Vetro: l’Onu e l’enciclica di Benedetto XVI

"Lo sviluppo integrale dei popoli e la collaborazione internazionale esigono che venga istituito un grado superiore di ordinamento internazionale di tipo sussidiario per il governo della globalizzazione e che si dia finalmente attuazione ad un ordine sociale conforme all’ordine morale e a quel raccordo tra sfera morale e sociale, tra politica e sfera economica e civile che è già prospettato nello Statuto delle Nazioni Unite". È quanto sottolinea Benedetto XVI nell’enciclica "Caritas in veritate" (n.67). Il Papa ricorda, tra l’altro, che attualmente "è fortemente sentita… l’urgenza della riforma sia dell’Organizzazione delle Nazioni Unite che dell’architettura economica e finanziaria internazionale, affinché si possa dare reale concretezza al concetto di famiglia di Nazioni". Per il Pontefice, "urge la presenza di una vera Autorità politica mondiale" che "dovrà essere regolata dal diritto, attenersi in modo coerente ai principi di sussidiarietà e di solidarietà, essere ordinata alla realizzazione del bene comune, impegnarsi nella realizzazione di un autentico sviluppo umano integrale ispirato ai valori della carità nella verità". Come sono state accolte queste parole dalla comunità internazionale? Lo abbiamo chiesto a mons. Celestino Migliore, osservatore permanente della Santa Sede presso l’Organizzazione delle Nazioni Unite.

Eccellenza, quali spunti di riflessione dalla "Caritas in veritate" per il suo impegno presso l’Organizzazione delle Nazioni Unite?
"La dottrina sociale della Chiesa è la magna carta della nostra ragion d’essere, missione e attività nelle Organizzazioni internazionali. Caritas in veritate rappresenta per me e i miei collaboratori in questa Missione della Santa Sede all’Onu anzitutto un vademecum sul quale misurare e rimettere a fuoco convinzioni e modalità di testimonianza e proposta del pensiero sociale della Chiesa. Ed è una credenziale importante ed esigente per la nostra partecipazione ai dibattiti e negoziati su temi attinenti allo sviluppo, alla leadership mondiale, e anche alle crisi economica e finanziaria in corso".

Come è stata accolta l’enciclica dalla comunità internazionale?
"Il documento è andato a ruba. Già prima della sua pubblicazione sono pervenute molte richieste del testo ed ovviamente è stata mia premura dargli la più ampia divulgazione. In questi ambienti si reagisce piuttosto a mente fredda, dopo aver accuratamente letto i testi. Le reazioni più ponderate e significative giungeranno durante il dibattito generale della 64ª sessione dell’Assemblea generale, in programma nella seconda metà di settembre".

Nel documento il Papa sottolinea "l’urgenza della riforma sia dell’Organizzazione delle Nazioni Unite che dell’architettura economica e finanziaria internazionale, affinché si possa dare reale concretezza al concetto di famiglia di Nazioni"…
"Sono parole e indicazioni che cadono su un terreno fertile. Fertile, nel senso che chi sta a bordo di questa nave generalmente ha una viva coscienza e preoccupazione per gli scogli che essa incontra, di certe sue inadeguatezze ad affrontarli e dell’urgenza di portare a destinazione il carico prezioso per le sorti dell’umanità. Nel febbraio scorso sono stati avviati i negoziati intergovernativi sulla riforma del Consiglio di sicurezza. La recente Conferenza sulle crisi economica e finanziaria e il loro impatto sullo sviluppo ha stabilito un gruppo di lavoro per offrire contributi intesi a ridisegnare le istituzioni finanziarie mondiali. Il prossimo dibattito generale di settembre si aprirà con un vertice mondiale sui cambianti climatici in vista della Conferenza di Copenhagen. Tuttavia, occorre rendere il terreno fertile anche e soprattutto nel senso della ricettività di alcune premesse indispensabili: in particolare quella di fare delle Organizzazioni internazionali un foro non di spartizione del potere, ma di attenzione e risposta fattiva ai problemi delle popolazioni".

Quale contributo, a livello di riflessioni ma anche di indicazioni e suggerimenti, porta questa enciclica nell’attuale scenario internazionale?
"Tra i tanti, sottolineerei l’invito e l’urgenza di riscoprire il vero senso dell’economia e della politica che, a livello nazionale e internazionale, significa che «il primo capitale da salvaguardare e da valorizzare è l’uomo, la persona, nella sua integrità», come scrive il Papa nell’enciclica".

La Missione della Santa Sede presso le Nazioni Unite ha in programma qualche iniziativa per presentare o approfondire l’enciclica?
"Sicuramente, post acquas come si ama dire nella buona tradizione latina, nel corso della prossima sessione dell’Assemblea generale organizzeremo un seminario di presentazione e studio dell’enciclica".