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Natalia Estemirova: un’altra giornalista uccisa perché difendeva i diritti umani
"Una donna coraggiosa e tenace che non arretrava mai davanti alla difesa del diritto". Così Elsa Vidal, responsabile dell’ufficio europeo di Reporter senza frontiere (Rsf), ricorda al SIR, Natalia Estemirova, militante russa per i diritti umani, considerata l’"erede" di Anna Politkovskaia, trovata morta il 15 luglio in Inguscezia. Una delle esponenti più note dell’organizzazione non governativa "Memorial" con sede a Grozny, capitale della Cecenia, Estemirova era stata rapita il 15 luglio mattina intorno alle 8.30. Dopo essere stata trascinata in una macchina bianca, era stata portata via in un luogo sconosciuto. Secondo le testimonianze, Estemirova sarebbe riuscita a gridare di essere stata rapita. Nella tarda serata dello stesso giorno, l’agenzia Itar-Tass ha riferito del ritrovamento del suo corpo, che presentava colpi di arma da fuoco, nella vicina repubblica di Inguscezia. Nessuno ha rivendicato l’omicidio, ma secondo i colleghi sarebbe stata uccisa per il suo impegno a favore dei diritti umani.
A difesa dei diritti umani. Una morte che ripropone in maniera drammatica la situazione della libertà di stampa e della difesa dei diritti umani in Cecenia e in generale nella regione caucasica. "In questa area spiega Vidal la situazione della libertà di stampa è particolarmente disastrosa. Organizzazioni di difesa dei diritti umani, come Memorial, raccolgono le notizie e fanno da fonte di informazione per la stampa quando questa vuole pubblicare notizie sul Caucaso. Sono pochissimi i giornalisti della stampa estera che si recano in questa area per testimoniare ciò che vi accade e questo non sarebbe possibile se non ci fossero degli interlocutori come Natalia Estemirova che conosceva perfettamente la situazione". A testimonianza di ciò Reporter senza frontiere ricorda come nel marzo 2009, in una missione di inchiesta in tre repubbliche del Caucaso russo, promossa proprio dall’associazione, Natalia Estemirova sia stata una preziosa interlocutrice e come la sua testimonianza abbia rafforzato la convinzione di Rsf che il Caucaso sia "vicino al caos e che i difensori dei diritti umani, come Estemirova, si sostituiscono con coraggio ad una stampa indipendente in pericolo di estinzione".
Fare pressione sulla Russia. "La stampa nel Caucaso è sotto pressione, è fatta oggetto di minacce aggiunge la responsabile di Rsf i difensori dei diritti umani sono sottoposti alle stesse identiche pressioni e giocano un ruolo importantissimo per l’informazione in questa regione del mondo. Nel Caucaso la difesa della libertà di stampa passa attraverso quella più ampia dei diritti umani. Qui gli attivisti si sono sostituiti ai giornalisti". "Il messaggio che arriva da persone tenaci e coraggiose come Estemirova e Politkovskaia è quello di avere, in Europa, più coraggio nel fare pressioni sulle autorità russe per il rispetto dei diritti umani. In situazioni di guerra, di conflitti, di violenza conclude Vidal ci sono delle persone che rischiano la loro vita affinché la verità sia conosciuta, la giustizia sia conseguita. Estemirova non si è mai fermata davanti alla violenza e al sopruso mostrando tutta la sua tenacia e il suo coraggio. Il nostro dovere è vigilare perché a volte la politica abbandona i diritti umani per una politica realistica fatta di compromessi e accordi".
Violazioni che non possono essere ignorate. L’omicidio dell’Estemirova è stato condannato anche da Amnesty International. Per Irene Khan, segretaria generale di Amnesty, "la sua uccisione è una conseguenza della perdurante impunità permessa dalle autorità russe e cecene. Le violazioni dei diritti umani in Russia e in particolare nel Caucaso del Nord non possono più essere ignorate. Coloro che si battono per i diritti umani hanno bisogno di protezione". "Questo omicidio ribadisce Khan è un crimine su cui le autorità devono esprimere condanna e compiere ogni sforzo per portare dinanzi alla giustizia i responsabili. È un tentativo di imbavagliare la società civile in Russia e mette in luce l’instabilità nella regione". Natalia Estemirova "era una donna coraggiosa che, con grande entusiasmo, non si stancava mai di difendere i diritti umani. Era una persona eccezionale e un’amica di molti di noi".
La solidarietà delle Istituzioni europee. "Cordoglio" alla famiglia e "grande tristezza per la tragica morte" sono state espresse anche dal presidente dell’Europarlamento, Jerzy Buzek, e da quello dell’Assemblea parlamentare del Consiglio d’Europa (Apce), Lluís Maria de Puig. In un messaggio Buzek ricorda che la Estemirova era stata la prima giornalista a ricevere il premio "Politkovskaia" nel 2007; aveva inoltre ottenuto, nel 2005, la medaglia "Robert Schuman", insignitale dal Partito popolare europeo ed era stata candidata al Premio Sacharov. Il presidente ha chiesto alle autorità russe di "fare il possibile affinché i responsabili siano portati dinanzi alla giustizia". Richiesta avanzata anche da Lluís Maria de Puig, il quale aveva invitato l’attivista russa a parlare, il prossimo 11 settembre, davanti al Comitato affari giuridici e diritti umani, nel corso di un’audizione sulla situazione dei diritti umani nella regione, in particolare sui problemi dell’impunità.