ABRUZZO

A riflettori spenti ” “

Dopo il G8: preoccupazioni e attese, il quindicinale “Vola” a L’Aquila ” “

La settimana del G8 è passata e la tempesta attesa con trepidazione dagli aquilani è stata spazzata via senza lasciare tracce. Anzi, il summit ha lasciato in dote alla città un nuovo aeroporto, atteso da quasi trent’anni, nuove strade ma soprattutto la “soddisfazione” di aver visto i grandi della terra camminare in quella piazza Duomo tanto cara agli aquilani. E paradossalmente, al termine del meeting, la città, disabitata per quasi una settimana, è tornata a rianimarsi.

Spenti i riflettori tornano le preoccupazioni. Partiti i giornalisti e le delegazioni straniere mentre i simboli del G8 campeggiano ancora per le strade, in città si torna a parlare del futuro. Settembre e la ripresa delle attività – prima fra tutte quella delle scuole – si avvicina così come il freddo inverno abruzzese. “Spenti i riflettori riaffiorano le preoccupazioni della gente di fronte ad una situazione che seppur stabilizzata non può che essere considerata di emergenza”, commenta don Dionisio Humberto Rodriguez, direttore di Caritas L’Aquila. “L’incertezza di fronte al futuro – continua il sacerdote – è una delle costanti che emerge dai colloqui che gli operatori Caritas effettuano ogni giorno al Centro di ascolto. L’attenzione alla gente e al territorio ci permetterà di capire dove concentrare i nostri interventi in vista dell’autunno quando inevitabilmente le associazioni che hanno lavorato al nostro fianco inizieranno ad andare via”. Una necessità di rimettersi al lavoro condivisa dal capo della Protezione Civile, Guido Bertolaso, che in una lettera aperta scrive: “Anch’io sto tornando con i piedi per terra. Dopo la soddisfazione per aver fatto fare bella figura al nostro Paese adesso torniamo all’Abruzzo del terremoto, alle persone in tenda o in albergo che hanno accettato anche il G8 ma che ancora non hanno un calendario preciso per seguire con il pensiero il loro futuro prossimo, i prossimi mesi, i prossimi anni”.

Il piano Case e la ricostruzione leggera. Secondo gli ultimi dati forniti dalla Protezione Civile a quasi cento giorno dal sisma sono ancora 51 mila le persone sfollate: 30 mila ospitate in seconde case e alberghi sulla costa mentre 21 mila vivono nelle 143 tendopoli allestite nell’aquilano. La costruzione degli edifici antisismici, previsti dal piano Case o delle casette di legno nei villaggi, diventa allora una priorità, come è fondamentale l’attivazione delle procedure per permettere la cosiddetta “ricostruzione leggera” degli edifici lievemente danneggiati. I lavori per i nuovi villaggi si stanno concentrano al momento solo su alcune delle venti aree: i cantieri più avanzati sono quelli di Bazzano e Cese di Preturo, le cui abitazioni saranno consegnate entro metà settembre. In totale troveranno una sistemazione tra le due e le tre mila persone, su un totale stimato attorno ai 15 mila; gli altri dovranno aspettare, prevedibilmente negli alberghi, la consegna degli altri edifici che è prevista da ottobre a dicembre.

L’Università in cerca di alloggi. Intanto, in vista del prossimo anno accademico, l’Università ha presentato l’offerta formativa che non prevede la temuta delocalizzazione dei corsi. Rimane, però, il problema degli alloggi. “Tutte le iniziative che si stanno facendo in queste settimane per raccogliere fondi a favore dell’Università – spiega don Luigi Epicoco, responsabile delle pastorale universitaria – sono importanti ma, al momento, molti giovani aspettano ad iscriversi perché non hanno garanzie sull’alloggio”. Durante il G8, il governo canadese ha annunciato lo stanziamento di 4,5 milioni di euro per la realizzazione del nuovo Campus universitario mentre a Coppito sorgerà la nuova Casa dello studente, realizzata dalla Regione Lombardia, che sarà gestita dalla diocesi proprietaria del terreno. “Dal giorno del sisma – precisa don Epicoco – abbiamo perso anche il nostro punto di ritrovo nel centro storico perché la chiesa dove ci radunavamo è distrutta. La nuova Casa dello studente diventerà così un punto di riferimento per la pastorale universitaria, un passo importante perché in un momento di grandi cambiamenti nessuno studente si deve sentire solo”.

La proposta della Chiesa aquilana. In questa situazione d’incertezza la Chiesa aquilana è decisa a lavorare per adattarsi ad una “diocesi che ha cambiato volto”. “Una diocesi – spiega il vicario generale, mons. Alfredo Cantalini – dove i paesi saranno disgregati tra chi rimane e chi sarà costretto a spostarsi. Un contesto in cui emerge la necessità di realizzare un serio programma pastorale che si adatti a questa nuova conformazione e possa essere utilizzato dagli enti addetti alla ricostruzione per aiutarli a tener conto delle necessità pastorali della Chiesa e degli abitanti di questa città”. Questa riflessione è stata affidata al numero zero di “Vola” il nuovo bisettimanale della diocesi nato da un gruppo di giovani e adulti riuniti, con alcuni sacerdoti, nella tendopoli di Lucoli, con il sostegno del Sir e della Fisc. Uno dei segni concreti con cui la diocesi aquilana vuole contribuire alla ricostruzione non solo materiale ma comunitaria del città. “Ricominciamo con questo quindicinale – spiega don Claudio Tracanna, responsabile delle comunicazioni sociali della diocesi – che vuole raccontare la vita dei cristiani di L’Aquila mettendo in luce il legame profondo tra la fede e la vita quotidiana di persone provate dal sisma. «Vola» sarà, quindi, un foglio di collegamento ecclesiale, per condividere esperienze, preoccupazioni, attese e pensieri che giungeranno dai campi e dalle parrocchie, dagli organismi ecclesiali a partire dalla Caritas, dalle associazioni, dai gruppi, in dialogo aperto con tutti”.

a cura dell’inviato SIR a L’Aquila