CARITAS IN VERITATE

Quel piccolo e grande messaggio

Il richiamo alla responsabilità dei media ” “

“È ormai quasi impossibile immaginare l’esistenza della famiglia umana senza di essi. Nel bene e nel male, sono così incarnati nella vita del mondo, che sembra davvero assurda la posizione di coloro che ne sostengono la neutralità, rivendicandone di conseguenza l’autonomia rispetto alla morale che tocca le persone”.
Nella “Caritas in veritate”, precisamente al paragrafo 73, c’è la ripresa del pensiero di Benedetto XVI sui mezzi di comunicazione sociale con una linea di riflessione che, coerentemente con tutto il testo dell’enciclica, tocca il loro ruolo nell’ambito sociale ed economico.
Viene rinnovato l’invito ai media – presente nel messaggio per la Giornata mondiale delle comunicazioni sociali 2008 – a scegliere, giunti al bivio tra servizio e protagonismo, la strada della verità e della dignità dell’uomo.
Quella del Papa, oggi come allora, non è certo una perorazione buonista.
La parola “servizio”, così spesso richiamata, non è nel vocabolario dell’utopia ma in quello della responsabilità.
Servire la verità e l’uomo significa per i media riscoprire e dire le ragioni ultime del loro essere strumenti credibili per il bene comune.
Enfatizzare “la natura strettamente tecnica dei media”, sottolinea Benedetto XVI, favorisce invece la loro “subordinazione al calcolo economico, al proposito di dominare i mercati e, non ultimo, al desiderio di imporre parametri culturali funzionali a progetti di potere ideologico e politico”.
Il “quarto potere”, definizione che da qualche tempo è stranamente in disuso, esiste ed è forte non più come potere singolo ma come parte di un’alleanza tra poteri forti.
I media rischiano sempre più di giocare la loro partita con i grandi e con i forti mentre l’uomo di ogni giorno, l’uomo che non ha voce, è sempre più ai margini del campo, non come giudice di gara o allenatore ma come spettatore più ininfluente che passivo.
Nuovamente il Papa approfondisce e ricorda che “il senso e la finalizzazione dei media vanno ricercati nel fondamento antropologico. Ciò vuol dire che essi possono divenire occasione di umanizzazione”.
È rilanciato l’appello all’ascolto e al racconto della fatica e dell’attesa di una grandissima parte di umanità che subisce le conseguenze dell’egoismo di un’altra parte assai più piccola.
È uno stimolo a ritrovare la nobiltà di una professione che la tecnologia, pur con i suoi percorsi inediti e affascinanti, mette alla prova nelle motivazioni e nei contenuti.
Non solo rispetto alle questioni sociali ma anche a riguardo del mistero dell’uomo, della verità sull’uomo.
La differenza tra giornalisti e venditori di notizie – se così si può dire – sta soprattutto nell’assenza o nella presenza di una passione forte per la questione antropologica, peraltro sollecitata da una deontologia che si esprime in regole professionali ben codificate.
La strada è dunque indicata e perché i media possano meglio percorrerla, producendo nuovo pensiero ed esprimendo nuove energie al sevizio dello sviluppo umano integrale, occorre, aggiunge il Papa, che “siano centrati sulla promozione della dignità delle persone e dei popoli, siano espressamente animati dalla carità e siano posti al servizio della verità, del bene e della fraternità naturale e soprannaturale. Infatti, nell’umanità la libertà è intrinsecamente collegata con questi valori superiori”.
Un’indicazione offerta non ad alcuni ma a tutti i media: da essi è atteso un contributo prezioso per cambiare la direzione di una storia che vede troppe persone e troppi popoli costretti ai margini della strada della dignità, della giustizia e della pace.

Paolo Bustaffa