CEI: BIBBIA E COMUNICAZIONE
Giovani, media e Sacra Scrittura
“Approfondire l’ambito biblico e quello della comunicazione mettendoci innanzitutto in ascolto dell’uomo contemporaneo”. Questo l’obiettivo principale della terza Settimana biblica interdisciplinare, in corso a Capo Rizzuto (Crotone) fino al 10 luglio per iniziativa del settore Apostolato Biblico dell’Ufficio catechistico nazionale della Cei. Tema dei lavori: “Pedagogie della Parola. L’emergenza educativa tra universo biblico e cultura della comunicazione”. “Il tema dell’emergenza educativa – spiega don Giacomo Perego, del settore apostolato biblico – si manifesta in ambito biblico con una profonda e diffusa ignoranza religiosa e nell’ambito della comunicazione con la crescente tendenza a ridurre la cultura della comunicazione alla sua mera tecnologia”. Nel corso del convegno, è stata dedicata un’attenzione particolare alle nuove generazioni, e al loro rapporto sia con il mondo della comunicazione, sia con l’universo della Bibbia. Il SIR ha rivolto alcune domande a Damiano Felini, docente di pedagogia generale e sociale all’Università di Parma, e a don Cesare Bissoli, coordinatore nazionale del settore Apostolato Biblico della Cei, entrambi tra i relatori del convegno.
Prof. Felini, i media sono i “nuovi maestri” dei giovani?
“Formalmente no, secondo me, perché i maestri hanno tutta una serie di caratteristiche che i media non hanno. Prima fra tutte, l’asimmetria: il maestro, per definizione, è più in alto del suo allievo, mentre i media – soprattutto dal web 2.0 in poi – sono paritari, perché la comunicazione da loro veicolata è assolutamente paritaria e dialogica. Facebook, You Tube, solo per citarne alcuni, sono media vuoti, contenitori che non hanno dentro nulla se non i contenuti che gli utenti stessi mettono nei loro messaggi. Con questo, naturalmente, non voglio dire che i media non siano in grado di costruire una mentalità: di fatto ne creano una, ma non con gli strumenti tradizionali delle altre agenzie educative”.
Don Bissoli, la Bibbia può ancora, e come, “dire qualcosa” alle nuove generazioni?
“Certamente, a patto però che le nuove generazioni vengano rispettate da chi tratta la Bibbia. Non si tratta, in altre parole, di rovesciare addosso ai giovani un Libro, ma di cercare di far parlare le persone che sono nella Bibbia, interessando i giovani alle domande di senso che scaturiscono proprio dalla narrazione delle loro storie. I ragazzi si interessano se siamo capaci non di raccontare i «fatterelli», ma se siamo in grado di rievocare i personaggi che nella Bibbia sono portatori di senso in relazione alle domande esistenziali dei giovani di ogni generazione”.
“Media education” ed “emergenza educativa”: che tipo di rapporto, prof. Felini, si può instaurare tra questi due ambiti?
“All’interno della grande emergenza educativa c’è anche il mondo dei media, ma non solo quello. Spesso, invece, si tende a considerare i media come la causa unica di tutti i mali di cui soffre la nostra società, e non – quale dovrebbero essere – come sintomo di un malessere più generale. In molti casi, anche all’interno di un certo associazionismo cattolico, assistiamo a singole crociate nei confronti dei media, che in realtà si rivelano forme un po’ sterili di protesta, perché censorie per forza di cose. Il meccanismo della censura non funziona, non solo perché alla fine le idee circolano lo stesso, ma perché oggi i media sono paritari e policentrici: non è bloccando due o tre centri di emissione televisiva che si realizza una tv buona… Il problema dell’educazione ai media è centrale: se è vero che essi formano una mentalità, non serve la censura per contrastarli, ma una contro-mentalità capace di fornire ai giovani un contributo di competenza mediale che entri nella loro testa e permetta loro di usare i media, ma in senso critico, rendendosi conto ad esempio delle conseguenze dei loro comportamenti on line“.
Di fronte ai nuovi media, don Bissoli, quale “credibilità” possono recuperare gli adulti che fanno animazione biblica?
“Oggi è impossibile mettere in mano direttamente la Bibbia ai ragazzi: non sono sufficientemente maturi per essa e sono lontanissimi dal linguaggio delle Scritture. Per questo è necessario che gli adulti siano per loro biblicamente significativi, cioè diventino una vera e propria Bibbia parlante, testimonianza vivente dei valori e dell’orizzonte di senso della Parola. Ci vuole competenza, dunque, per sintonizzarsi sulla domanda di senso che il ragazzo porta con sé, ma anche capacità di amicizia e di parola, per elaborare il messaggio biblico focalizzandolo sulla figura di Gesù, sulla sua ricchezza che gli proviene dal contesto biblico. È Gesù il centro di ogni proposta di fede, al di fuori del quale nessun annuncio cristiano ha senso”.