tragedia di viareggio
I funerali delle vittime con un pensiero a L’Aquila
Sono giunte le parole di conforto e di vicinanza di Benedetto XVI e del card. Angelo Bagnasco, presidente della Cei, ai funerali di Stato per le vittime della strage ferroviaria di Viareggio: per 15 dei 22 morti si sono celebrati i funerali di Stato nello stadio dei Pini. I feriti, ricoverati in vari ospedali della Toscana e del centro nord Italia, sono 22, mentre c’è ancora un disperso. La cerimonia funebre è stata celebrata da mons. Italo Castellani, arcivescovo di Lucca con altri vescovi toscani e alla presenza del capo dello Stato, Giorgio Napolitano. Nel suo telegramma Benedetto XVI ha espresso “profonda partecipazione al dolore che colpisce l’intera città” e ha assicurato “fervide preghiere di suffragio per quanti sono tragicamente morti” invocando “dal Signore pronta guarigione per i feriti”. Nel suo messaggio il card. Angelo Bagnasco ha ribadito l’appello formulato domenica 5 luglio dal Santo Padre, al termine della preghiera dell’Angelus: “Simili incidenti non abbiano a ripetersi e sia garantita a tutti la sicurezza sul lavoro e nello svolgimento della vita quotidiana”.
Accomunati nel dolore. “Abbiamo ancora negli occhi le immagini della tragedia che una settimana fa ha travolto le esistenze, le storie, le speranze e i progetti, di molti nostri fratelli; una tragedia, Signore, che ha sconvolto la quotidianità di una città ed il suo reticolo di relazioni, amicizie, sentimenti, vivacità e problemi; un’altra tragedia che ha colpito la coscienza del nostro Paese, lasciandola turbata e perplessa, e che ci unisce più intimamente alla comunità di L’Aquila cui rinnoviamo la nostra vicinanza”. Le tragedie e i dolori accomunano e rendono ancora più fratelli gli abitanti di Viareggio e i terremotati di l’Aquila, secondo mons. Italo Castellani. “Chissà per quanto tempo queste immagini rimarranno impresse nel nostro intimo… chissà per quanto tempo «la tragedia di Viareggio» segnerà il ricordo di un dolore grande, di tanta sofferenza del corpo e dell’anima, di uno smarrimento e di una angosciosa ricerca di tanti «perché?», del desiderio di volti persi per sempre o sfigurati per sempre…”, ha continuato l’arcivescovo. “Oggi noi siamo qui – ha detto – perché quella memoria, ancora incandescente, ci aiuti, anche con durezza e audacia a ricostruire”, con l’aiuto del Signore, “un percorso di senso e di verità, perché sia riconsegnata, in particolare ai nostri fratelli morti e feriti, a tutta la città di Viareggio, a chi ha sofferto, ovunque, per questo evento di morte, una dignità e una libertà inespropriabili”.
Madre sicura. “La storia dell’uomo è intrecciata e sostenuta da tanti, ammirevoli atti di amore”, ma “allo stesso tempo la storia dell’uomo ha conosciuto e continua a conoscere violenze, ingiustizie, tragedie umane e disastri ecologici”, ha avvertito mons. Castellani. Quando l’uomo “conta solamente sulla propria forza, è portato a difendere la propria vita con violenza, sentendosi minacciato. Chi confida nel Signore è libero da tutte queste preoccupazioni”. Se l’orizzonte è Dio, “l’afflizione certo rimane l’afflizione, ma oltre l’afflizione c’è la consolazione di Dio”. “E per noi fratelli cosa insegna tutto questo? Quale insegnamento essenziale trarre di fronte alla morte e alle morti violente che hanno colpito le nostre famiglie, la nostra città?”. “Il mistero della morte di Gesù, il Figlio di Dio – è la risposta dell’arcivescovo – si intreccia con il buio della tragedia umana e la illumina della luce della sua Risurrezione”. “Alla luce della proposta evangelica di Gesù che rischiara la totalità della vita dell’uomo – ha osservato mons. Castellani – c’è tuttavia da interrogarsi sul «modo di vivere», per certi aspetti violenti o ad ogni modo che mettono a rischio la vita stessa, a cui concorriamo tutti, con i nostri stili di vita personali e collettivi”. Insomma, “è da tempo venuto il momento che il nostro territorio, la nostra Terra, con il contributo e la responsabilità di tutti nessuno escluso, diventi come Dio l’ha voluta, «Madre sicura», «terra sicura», proprio convertendo gli stili di vita personali e collettivi”.
“Risorgi più bella”. “Due simboli, tra altri, sono fissi nel nostro animo e resteranno per tutti noi come punti di riferimento a guidare e ispirare la nostra vita quotidiana: il piccolo Leonardo, che ha perso i due fratellini e la mamma, mentre il papà lotta con tutte le sue forze per la vita; la giovanissima Ibitzen Ayad ragazza magrebina che ha perso tutti i suoi cari e che nella città di Viareggio, ove la comunità magrebina si sente a pieno titolo parte viva della città, può essere certa di trovare la sua famiglia”, ha sostenuto l’arcivescovo. “Il futuro di speranza che emerge dalla nostra tragedia l’ho visto ieri sera (6 luglio, ndr) – ha concluso – passando nelle strade della nostra città, ben riassunto su uno striscione lasciato sul luogo della tragedia e scritto da una mano e un cuore generosi, e che interpreta bene i sentimenti di tutti noi: Viareggio risorgi più bella”. Anche un imam, in memoria delle vittime di religione musulmana, ha portato il suo pensiero e la sua solidarietà, ai funerali, ricordando le tragedie di Viareggio e di L’Aquila: “Due ferite sono troppe, il nostro cuore oggi è affranto”, ha affermato. Al termine della liturgia l’imam ha esortato a “continuare a pregare e a sperare”.