ABRUZZO
Difficoltà, paure e speranze di un’area della montagna aquilana ” “
L’Altopiano delle Rocche si apre improvviso in tutta la sua ampiezza dopo decine di tornanti disegnati tra le montagne. Ma arrampicandosi lungo la strada è difficile immaginare che, a 1.300 metri di altitudine, possa esistere una piana di oltre 290 chilometri quadrati, costellata di edifici. Sono alberghi, pensioni e seconde case, inseriti nella cornice del parco naturale Silente-Velino che, data la vicinanza a Roma – circa 100 chilometri – è diventato un’attrazione per i turisti provenienti dalla capitale e dal Lazio. Un sistema messo profondamente in crisi dal terremoto.
Un’economia in crisi. Secondo i dati dalle associazioni degli albergatori, il 90% delle prenotazioni per l’estate 2009 nelle strutture della parte interna della Regione è stato disdetto. Le cifre non riescono però a rendere l’idea di paesi dove le case, complici le persone sfollate, sono chiuse e gli alberghi quasi completamente vuoti. Edifici in alcuni casi inagibili a causa del terremoto anche se le verifiche dei tecnici fotografano una realtà migliore rispetto al centro storico di L’Aquila e ad altre zone dell’aquilano. A Rocca di Mezzo, il più grande dei paesi dell’Altopiano, il 74,15% degli edifici è risultato agibile (classe A) mentre solo l’11,23% è inagibile (E). Cifre inferiori alla media complessiva dei controlli secondo cui gli edifici A sono il 52.7% a fronte del 25,4% definito classe E. Nonostante questo, la maggioranza delle case rimane vuota perché di proprietà di vacanzieri che non se la sentono di trascorrere l’estate tra queste montagne. “La tendopoli di Rocca di Mezzo che ha ospitato fino a mille persone sta per chiudere”, racconta don Vincenzo Catalfo, da 25 anni parroco nell’altopiano. “In questi giorni – spiega – è stata smontata la cucina da campo, preludio allo smantellamento dell’intera struttura, che potrebbe avvenire già nelle prossime settimane. Una chiusura che non risolve i problemi di questa terra dove la mancanza di turisti sta già creando grandi problemi a famiglie che in questo settore trovano di che vivere”.
Un invito a tornare. Dal giorno del terremoto il parroco è ospite della “Casa Madonna delle Rocche”, una struttura per gruppi e famiglie che intendono vivere momenti di preghiera e ritiri. “Quasi tutti gli oratori e le parrocchie che ogni anno vengono qui per i loro campi – racconta il parroco – hanno disdetto, solo negli ultimi giorni è arrivato un gruppo di sacerdoti da Roma. È importante far capire alla gente che non tutti i Comuni sono stati colpiti dal sisma allo stesso modo e che ci sono zone come la nostra in cui si può tranquillamente tornare senza paura. A partire magari proprio dai gruppi parrocchiali”. A subire i danni del sisma sono state soprattutto le chiese dell’altopiano, tutte inagibili. Costringendo la comunità di Rocca di Mezzo a ritrovarsi in un grosso tendone. “Non bisogna dimenticare – dice il parroco – che il terremoto non ha rappresentato solo un danno materiale ma anche spirituale. Dal giorno della scossa si respira un senso di irregolarità legato alla perdita della quotidianità che ha ricadute sulla vita sociale e religiosa. Alcuni stanno, persino, perdendo il senso della domenica”. Nelle prossime settimane, nella parrocchia di don Catalfo inizierà un “Grest”, organizzato in collaborazione con Caritas Lombardia a cui, nell’ambito dei gemellaggi promossi da Caritas italiana, è stata affidata quest’area.
L’invito del sindaco alla solidarietà. Nei prossimi mesi l’altopiano delle Rocche potrebbe però tornare a popolarsi, non tanto di stranieri quanto di cittadini aquilani. Le tante seconde case rimaste vuote potrebbero, infatti, servire a chi una casa non l’ha più. È quanto pensa il sindaco, Emilio Nusca, che in una lettera aperta indirizzata a quanti lì possiedono una casa, scrive: “Molti nostri concittadini, con cui avete condiviso momenti di meritato riposo, oggi vivono nelle tende e per alcuni di essi si prevedono tempi lunghi prima di poter tornare nelle proprie abitazioni. Oggi chiediamo la tua collaborazione facendo appello al senso di solidarietà, non solo per i nostri concittadini, ma anche per coloro che hanno avuto la propria abitazione distrutta dal terremoto e che non sono dei nostri Comuni, ma cittadini aquilani e dei Comuni limitrofi. Ti chiediamo di mettere a disposizione, per queste persone, per un periodo di tempo che va da qualche mese ad un anno, la tua abitazione agibile che hai, qui, sull’altopiano delle Rocche”. Il Comune ha attivato anche un centralino che raccoglierà le disponibilità. Le modalità di affitto sono quelle previste dall’ordinanza Consiglio Dei Ministri n. 3769 del 15 maggio 2009 che prevede canoni di affitto prestabiliti oscillanti tra i 400 e gli 800 euro a seconda dei componenti del nucleo familiare. “Tutti noi – conclude il sindaco – dobbiamo farci carico di chi in pochi secondi ha visto perdere, in alcuni casi, non solo gli affetti più cari, ma anche il frutto di una vita di sacrifici”.
dall’inviato SIR a L’Aquila