USURA
Da contrastare con un’opera educativa oltre che con la repressione
Un appello per "un rinnovato impegno per contrastare efficacemente il fenomeno devastante dell’usura e dell’estorsione, che costituisce una umiliante schiavitù". Lo ha lanciato, il 1° luglio, Benedetto XVI, alla fine dell’udienza generale del mercoledì. Rivolgendosi, in particolare, ai rappresentanti della Consulta nazionale antiusura, presenti in piazza S.Pietro, il Papa li ha ringraziati "per l’importante e apprezzata opera che svolgono accanto alle vittime di tale flagello sociale". "Non manchi anche da parte dello Stato ha esortato il Pontefice un adeguato aiuto e sostegno alle famiglie disagiate e in difficoltà, che trovano il coraggio di denunciare coloro che approfittano della loro spesso tragica condizione". La Consulta nazionale antiusura si è riunita a Roma per la sua Assemblea nazionale.
La morte dell’umano. Se manca la "coscienza di essere amati e salvati da Dio, allora qualcos’altro prende il posto di Dio, perché abbiamo comunque bisogno di qualcuno che ci salvi, di qualcosa che ci dia sicurezza, protezione. E uno dei primi surrogati di una sicurezza cercata fuori di Dio e senza Dio è proprio l’idolo del denaro". Lo ha detto mons. Mariano Crociata, segretario generale della Cei, celebrando a San Pietro l’eucaristia a conclusione dell’Assemblea ordinaria annuale della Consulta nazionale antiusura. "Il denaro, quando diventa un idolo (quindi non in sé, ma quando viene cercato come un idolo), si trasforma nel contrario ha avvertito il vescovo anzi nella negazione, della carità". Il denaro "da posseduto diventa possessore, domina chi lo possiede e riduce le persone a cose, le cosifica e pietrifica, a cominciare da chi cerca di appropriarsene illimitatamente e a finire con chi viene sfruttato al fine di arricchirsi". L’idolatria dei beni e delle sicurezze materiali "non lascia più spazio ai sentimenti, ai valori; con essa non c’è più senso del bene, del giusto, non c’è più posto per il gusto del bello, per le dimensioni più squisitamente umane come il senso della dignità propria e del rispetto degli altri". "Una simile idolatria ha proseguito mons. Crociata è la morte dell’umano: ci si riduce a persone umane senza umanità. Uno dei segnali più crudeli di tale risultato spirituale e morale è la totale insensibilità per la sofferenza e la disperazione altrui, anzi l’attitudine, si direbbe quasi ferina, a lucrare sulla disperazione, sulla confusione, sulla sofferenza e sulla infelicità altrui".
Opera educativa. Un invito, poi, da parte di mons. Crociata a fare "attenzione a non ridurre il problema al reperimento delle pur necessarie risorse finanziarie". C’è bisogno, dunque, "di un’opera educativa e formativa; poiché accanto alla idolatria del denaro, che spesso non solo affligge chi presta a usura, ma acceca anche chi fa ricorso agli usurai, c’è da mettere in conto un disordine e una confusione delle coscienze".
Il segretario generale della Cei, rivolgendosi ai rappresentanti della Consulta nazionale antiusura, ha anche riportato "l’apprezzamento, l’incoraggiamento, la gratitudine dei vescovi italiani, che vedono in voi una espressione significativa di quella carità di cui vive la Chiesa e dalla cui testimonianza essa viene fecondata e si arricchisce di sempre nuovi credenti".
Fenomeno in aumento. "Sono state di grande incoraggiamento le parole che il Papa ci ha rivolto nell’udienza generale, come pure importante è stato l’invito a denunziare gli usurai". A parlare è mons. Alberto D’Urso, segretario della Consulta nazionale antiusura. "Ai lavori dell’Assemblea ha ricordato mons. D’Urso hanno partecipato quasi tutte le Fondazioni aderenti e unanime è stata la richiesta al Governo perché ci sia la modifica della legge 108/96 per la parte riguardante le provvidenze previste dall’articolo 14 nei confronti dei soggetti caduti in usura in modo da estenderle anche alle famiglie". Forte anche l’appello alle banche "perché siano più vicine e attente alle Fondazioni e ai poveri. D’altra parte, i fondi che sono depositati per contrastare l’usura procurano degli utili alle banche". Purtroppo, per il segretario della Fondazione antiusura nazionale, "il fenomeno dell’indebitamento è in aumento, sono sempre di più le persone e le famiglie che chiedono il nostro aiuto". Per avere un’idea dei numeri che fotografano il fenomeno, "basti pensare sottolinea mons. D’Urso che solo la Fondazione di Bari quest’anno ha assistito 150 famiglie. Se volessimo ipotizzare che ciascuna Fondazione ha aiutato 100 famiglie, moltiplichiamo per il numero delle Fondazioni che aderiscono a quella nazionale e che sono 27, e abbiamo 2.700 famiglie che le Fondazioni hanno aiutato quest’anno a uscire dal debito". Ma l’aiuto in sé non basta: "È importante conclude mons. D’Urso un’opera educativa per imparare a non diventare schiavi del denaro, che in sé non è un male: infatti, si può possedere il denaro o essere posseduti da esso. Indispensabile evitare il secondo tipo di approccio".