BENEDETTO XVI
La fede amica dell’intelligenza
Al centro dell’omelia ai nuovi arcivescovi metropoliti, nella tradizionale cerimonia dell’imposizione del pallio, c’è l’impegnativo e affascinante dinamismo che San Pietro indica nella sua prima Lettera e fu posto al centro del Convegno ecclesiale di Verona del 2006: "Adorate il Signore, Cristo, nei vostri cuori, pronti sempre a rispondere a chiunque vi domandi ragione della speranza che è in voi".
Benedetto XVI è entrato da par suo in questo passaggio cruciale che da sempre segna il profilo della presenza e della testimonianza dei credenti e, dunque, caratterizza anche tratti significativi dello stesso dinamismo di produzione di civiltà, laddove il cristianesimo ha dispiegato la propria influenza, come in Occidente: "La fede cristiana è speranza. Apre la via verso il futuro. Ed è una speranza che possiede ragionevolezza; una speranza la cui ragione possiamo e dobbiamo esporre. La fede proviene dalla Ragione eterna che è entrata nel nostro mondo e ci ha mostrato il vero Dio. Va al di là della capacità propria della nostra ragione, così come l’amore vede più della semplice intelligenza. Ma la fede parla alla ragione e nel confronto dialettico può tener testa alla ragione. Non la contraddice, ma va di pari passo con essa e, al contempo, conduce al di là di essa introduce nella Ragione più grande di Dio".
Ecco, dunque, un pressante impegno, che in Italia ha preso anche il nome di progetto culturale, "il compito di comprendere noi per primi la ragione della fede. Il compito di non lasciarla rimanere semplicemente una tradizione, ma di riconoscerla come risposta alle nostre domande". Nella "disputa del nostro tempo" c’è la necessità di essere presenti, di intervenire, di interloquire. È necessario far sì che si possano veramente allargare gli spazi della razionalità, per potere dare spazio, aprire l’orizzonte del sacro, della fede. È un movimento peraltro che fa sintesi con la consapevolezza che "pensare, da solo, non basta. Così come parlare, da solo, non basta". Il dinamismo della fede è nella realtà della vita: "Al di là del pensare e del parlare, abbiamo bisogno dell’esperienza della fede; del rapporto vitale con Gesù Cristo. La fede non deve rimanere teoria: deve essere vita".
Rilancia così, papa Benedetto XVI i grandi temi del suo pontificato e, in sintesi, come disse proprio a Verona, "la forte unità tra una fede amica dell’intelligenza e una prassi di vita caratterizzata dall’amore reciproco e dall’attenzione premurosa ai poveri e ai sofferenti". È questa la chiave della presenza della Chiesa nella società, fin dai tempi apostolici, il segreto che "ha reso possibile la prima grande espansione missionaria del cristianesimo nel mondo ellenistico-romano". È il "segreto" della presenza cristiana nella società, che Benedetto XVI rilancia, con passione, oggi. E la applica alle ambiguità di una situazione in cui, mentre è evidente la crisi della secolarizzazione come impulso culturale, i suoi effetti pratici sono sempre più presenti e reclamano dunque efficaci risposte.
Francesco Bonini