VITTIME VALANGA

Il dono della vita

Celebrati oggi i funerali a Canazei nel Trentino

"Ogni paese di montagna, nelle nostre valli, ha un posto di pronto soccorso alpino. C’è questa tradizione, che passa il testimone di generazione in generazione, caratterizzata da una disponibilità e un’attenzione nei confronti di chi ha bisogno. Naturalmente ci deve essere anche un senso di responsabilità di chi espone la propria vita al pericolo ma puntare il dito contro qualcuno non appartiene al nostro modo di vedere le cose". È il pensiero di don Ivan Maffeis, direttore del settimanale cattolico "Vita Trentina", raggiunto telefonicamente dal SIR al termine del corteo funebre dei quattro soccorritori travolti da una valanga sabato 26 dicembre in Val Lasties. La celebrazione dei funerali è stata presieduta da mons. Luigi Bressan, arcivescovo di Trento.

In quale clima si sono svolti i funerali dei soccorritori?
"Di fronte a questi morti è necessario fermarsi e interrogarsi. L’arcivescovo di Trento, non a caso, ha iniziato la celebrazione ricordando Fabio e Diego, i due giovani turisti morti sotto la valanga. Un modo per dire: in questo momento non può esserci spazio per polemiche o divisioni. Tra i presenti si percepiva una grande dignità che si è espressa nel modo di vivere il dolore, nel silenzio, nella preghiera e nella solidarietà. È stato questo il clima che si respirava. Un clima che appartiene alla cultura trentina, per certi versi chiusa e non abituata a manifestare apertamente i sentimenti. La chiesa non riusciva a contenere tutte le persone, che hanno seguito la cerimonia fuori nella valle. E il silenzio è proseguito anche durante il deflusso, dopo la conclusione della cerimonia".

Quali sono le parole della fede in circostanze simili?
"L’arcivescovo ha dato voce allo strazio di questa tragedia spiegando come, pur nella grandezza del dolore, resta forte sia la fede sia la testimonianza che i quattro soccorritori hanno saputo dare. Ha scelto il Vangelo come criterio di giudizio e il dono della vita è stato il pensiero centrale di tutta la liturgia. Al termine della celebrazione hanno parlato, oltre al direttore del dipartimento della Protezione Civile e al presidente della Provincia autonoma di Trento, tre membri del soccorso alpino e un rappresentante di ognuna delle quattro famiglie. È stato toccante quando Igor, figlio di uno dei soccorritori, si è alzato e ha detto: ‘Grazie papà per avermi insegnato ad andare in montagne, grazie papà per avermi insegnato ad andare nella vita’. Con le loro parole, i familiari hanno avuto la forza di ringraziare per il coraggio dei propri cari. Il parroco, durante l’omelia, ha raccontato come siano stati giorni di grande coesione, durante i quali la comunità si è stretta intorno alle famiglie per condividere il dolore. Don Stefano Maffei, parroco di Canazei (Tn), si è augurato che una simile tragedia possa aiutare a portare nel quotidiano un po’ di questa ‘essenzialità’ dei valori della vita".

Che valori ci sono dietro il gesto gratuito dei quattro soccorritori?
"Sono il riflesso di un contesto che ancora tiene, dove certi valori come la generosità, la disponibilità e l’altruismo sono incarnati in corpi di volontariato come quello del soccorso alpino. Non sono valori astratti o predicati. In questi anni si è formato un tessuto di fede grazie alla presenza della Chiesa, che è riuscita ad innervare e dare forza a queste espressioni dell’associazionismo e del volontariato. I quattro soccorritori non sono morti per caso: sono persone abituate a partire gratuitamente quando qualcuno ha bisogno, quando suona la chiamata di allarme. Erano persone competenti e preparate ma non è mai possibile avere il completo controllo della montagna".

Quale messaggio di speranza si può cogliere da questa tragedia?
"La gratitudine nei confronti di queste persone, per quello che hanno dato e per quello che lasciano. La comunità si costruisce proprio spendendosi nelle varie forme di servizio agli altri. Nessuna recriminazione o maledizione contro la cattiva sorte, dunque, ma la capacità della comunità intera di ritrovarsi ancora più coesa".


Le vittime

Sono quattro i soccorritori morti sabato 26 dicembre, travolti da una valanga caduta nell’Alta Valle di Fassa vicino al gruppo del Sella mentre tentavano il recupero di due turisti friulani, Fabio Baron e Diego Andreatta.
Alessandro Dantone, 39 anni, era una guida e lavorava per il servizio Strade della Provincia autonoma di Trento; sposato e con due figli, di 11 e 16 anni, abitava ad Alba di Canazei. Diego Perathoner, 42 anni, lavorava alla Sitc (Società d’incremento turistico di Canazei) come responsabile delle piste; celibe, era nato a Canazei. Luca Prinot, 44 anni, era guida alpina e maestro di sci; nato a Campitello di Fassa, era sposato e padre di un bambino. Erwin Riz, 32 anni, era una promessa dell’alpinismo trentino; celibe e originario di Canazei.