BENEDETTO XVI

Un disegno di pace

Natale non è una favola

La liturgia della quarta domenica di Avvento ci parla di Dio che non solo visita il suo popolo ma sceglie di dimorarvi in mezzo. La sua venuta capovolge attese e desideri dell’uomo; non viene circondato dal potere ma nasce in uno sconosciuto villaggio della Palestina, e sarà una giovane e povera ragazza di Nazareth a dare un corpo e un volto all’Emmanuele, Dio con noi.
La nascita di Gesù, afferma papa Benedetto all’Angelus, ci dice che Natale “non è una favola per bambini, ma la risposta di Dio al dramma dell’umanità in cerca della vera pace”. E lo sguardo non può non andare a Betlemme, un villaggio “così piccolo per essere tra i villaggi di Giuda”, testimone però del “grande evento”. Dice il Papa: c’è “un disegno divino che comprende e spiega i tempi e i luoghi della venuta del Figlio di Dio nel mondo”. Ed è “un disegno di pace, come annuncia ancora il profeta parlando del Messia”. Di conseguenza Betlemme diventa lei stessa “una città simbolo della pace, in Terra Santa e nel mondo intero”. Ma ai giorni nostri la città “non rappresenta una pace raggiunta e stabile, ma una pace faticosamente ricercata e attesa”. Il pensiero va al viaggio che papa Benedetto ha compiuto nel maggio scorso, quando ha potuto visitare non solo la città ma anche un campo profughi e attraversare, dalla Porta di Rachele, il muro che divide Israele dai territori dell’Autorità nazionale palestinese, sinonimo di paura e sfiducia. Chiese allora di non perdere la speranza anche se, disse ai palestinesi, vi sentite intrappolati da una spirale di violenza, attacchi e contrattacchi, vendette e distruzioni compiute. Chiese di spezzare questa spirale, di mettere fine alle perenni ostilità, di portare pace. Quando lasciò il campo, un canto arabo affermava: quando asciughiamo una lacrima portiamo il Natale.
Dice il Papa: “Dio, però, non si rassegna mai a questo stato di cose, perciò anche quest’anno, a Betlemme e nel mondo intero, si rinnoverà nella Chiesa il mistero del Natale, profezia di pace per ogni uomo, che impegna i cristiani a calarsi nelle chiusure, nei drammi, spesso sconosciuti e nascosti, e nei conflitti del contesto in cui si vive, con i sentimenti di Gesù, per diventare ovunque strumenti e messaggeri di pace, per portare amore dove c’è odio, perdono dove c’è offesa, gioia dove c’è tristezza e verità dove c’è errore, secondo le belle espressioni di una nota preghiera francescana”. Il Natale, dunque, non è una favola per bambini, ma ci porta la vera pace: “A noi spetta aprire, spalancare le porte per accoglierlo. Impariamo da Maria e Giuseppe: mettiamoci con fede al servizio del disegno di Dio. Anche se non lo comprendiamo pienamente, affidiamoci alla sua sapienza e bontà. Cerchiamo prima di tutto il Regno di Dio, e la Provvidenza ci aiuterà”.

F.Z.