BENEDETTO XVI

Il deserto e il giardino

Il creato, la famiglia, l’ascolto della Parola

È tempo di meditazione, di attesa, di impegno ad andare in profondità, l’Avvento. Tempo in cui le parole di Luca “ogni uomo vedrà la salvezza di Dio” chiamano alla fiducia, a cogliere i segni dei tempi, e ad alimentare la speranza di un futuro migliore, di una umanità che vive nella giustizia. Non è dunque un caso che il Papa, all’Angelus, affronti due temi che si iscrivono in questa prospettiva: la sobrietà dello stile di vita legato ad un impegno per le future generazioni, cioè di lasciare loro un mondo un po’ diverso, migliore di come lo abbiamo trovato noi, e la lotta sempre presente tra il bene e il male, il peccato e la grazia.
Per il primo tema, il riferimento immediato è alla Conferenza di Copenhagen sui cambiamenti climatici, dove la presenza di America e Cina conferisce una prospettiva di maggiore efficacia nel contrastare il fenomeno del riscaldamento globale. Di qui l’auspicio del Papa che “i lavori aiuteranno ad individuare azioni rispettose della creazione e promotrici di uno sviluppo solidale, fondato sulla dignità della persona umana ed orientato al bene comune”.
L’impegno ambientale in Benedetto XVI non è nuovo; proprio nella sua recente enciclica “Caritas in veritate”, collegava il tema dello sviluppo e soprattutto del rispetto della vita e dell’uomo, al rispetto della natura e dell’ambiente.
All’Angelus domenicale, Benedetto XVI ribadisce che “la salvaguardia del creato postula l’adozione di stili di vita sobri e responsabili, soprattutto verso i poveri e le generazioni future. In questa prospettiva, per garantire pieno successo alla Conferenza, invito tutte le persone di buona volontà a rispettare le leggi poste da Dio nella natura e a riscoprire la dimensione morale della vita umana”.
Ancora all’Angelus, salutando l’Associazione famiglie numerose – bello il motto “più bimbi, più futuro” – il Papa prega “perché la Provvidenza vi accom pagni sempre in mezzo alle gioie e alle difficoltà, ed auspico che si sviluppino dovunque efficaci politiche di sostegno alle famiglie, specialmente a quelle con più figli”. Oggi le famiglie numerose, con più di cinque componenti sono un milione e trecento mila, il 5,6 per cento del totale, come rileva una ricerca della Coldiretti, secondo la quale più di una famiglia numerosa su quattro, cioè il 26 per cento, si trova in una condizione di povertà: un dato in aumento, secondo l’Istat. Ecco che l’appello del Papa a politiche più attente alla famiglia e in modo particolare a quelle con un numero maggiore di figli, diventa un reale impegno per chi ha a cuore il bene comune e la crescita della società.
La prima parte del discorso del Papa, pronunciato all’Angelus dallo studio che si affaccia su piazza San Pietro, affronta il secondo tema che abbiamo voluto evidenziare e cioè la questione della lotta tra il bene e il male, della parola che indica la strada; che, afferma Benedetto XVI, “è il soggetto che muove la storia, ispira i profeti, prepara la via del Messia, convoca la Chiesa”. Parola che il Vangelo presenta “come una forza che scende dall’alto e si posa su Giovanni il Battista”.
In un tempo in cui i segni sono troppi e confusi, la parola ci aiuta a cogliere il senso profondo del nostro pellegrinare sulla terra. Lo ha colto Maria – “primizia della Chiesa, giardino di Dio sulla terra”, la definisce il Papa – che è l’Immacolata; ma non così la Chiesa, che “ha continuamente bisogno di purificarsi, perché il peccato insidia tutti i suoi membri. Nella Chiesa è sempre in atto una lotta tra il deserto e il giardino, tra il peccato che inaridisce la terra e la grazia che la irriga perché produca frutti abbondanti di santità”. Il tempo di Avvento è, dunque, tempo di ascolto della parola, capace di “raddrizzare le nostre vite”, afferma il Papa. Dire di no al le tentazioni, ai luoghi comuni, alle mode passeggere, alla banalità, non è affatto facile; rinunciare all’inutile e al superfluo è un gesto che richiede anche coraggio. Ecco, allora, che quella parola scesa su Giovanni il Battista come una forza che viene dall’alto, è la guida in questo tempo di confusione. A volte siamo così distratti da ciò che ci circonda che facciamo fatica a guardare e a cogliere l’essenziale.
Nell’Angelus di domenica, papa Benedetto, sia per quanto riguarda il tema dell’ambiente, sia per quella conversione che è tensione al bene, attenzione al prossimo, ci indica la strada, alla luce della parola, così che “le vie tortuose diverranno diritte e quelle impervie, spianate”.

Fabio Zavattaro