MAFIA

La gioia e il dolore

I risultati delle forze dell’ordine e l’uccisione di un diciottenne ” “

“È gioia, esultanza grande, soddisfazione immensa. È davvero una miscela esplosiva di sentimenti quella che ti prende quando vedi scorrere in televisione le immagini di tanti giovani che a Palermo, alla maniera loro, quasi come in uno stadio, fanno festa dopo la cattura del boss Gianni Nicchi. Quei giovani hanno dato ancora una volta voce e visibilità ad una società civile che non ne può più delle mafie, ma che nelle sue componenti adulte appare spesso disillusa e rassegnata”. Così mons. Pino De Masi, referente di Libera in Calabria, commenta al SIR l’esultanza di tante persone, tra i quali molti giovani, che sabato 5 dicembre hanno atteso davanti alla Questura di Palermo gli agenti che avevano arrestato Gianni Nicchi, latitante da 3 anni.

La forza dei giovani. “Dobbiamo guardare alla forza di questi giovani – dice mons. De Masi – per i quali vivere in terra di mafia significa non accettare uno stato di mortificazione continua, ma dare vita ad una resistenza civile per la liberazione del territorio dal potere mafioso. Giovani assetati di giustizia, che si muovono in un orizzonte religioso o laico, sempre consapevoli che condizioni quali dignità, libertà e sicurezza non possono considerarsi come acquisite per sempre, ma vanno perseguite, volute e, una volta conquistate, protette”. Mons. De Masi invita a guardare anche ai tanti giovani “che si sono messi in gioco per costruire percorsi di giustizia”, come quelli impegnati nel campo dell’associazionismo e del volontariato, ragazzi che “barattano parte del loro tempo libero con l’impegno a favore dei più piccoli o dei loro coetanei attraverso esperienze significative come centri diurni per portatori di handicap, centri sociali e ricreativi per minori a rischio, sostegno scolastico”. Il sacerdote esprime soddisfazione per i giovani delle cooperative che lavorano sui terreni confiscati alle mafie “nelle Regioni ad alta densità mafiosa”. La loro “non è un’azione simbolica; al contrario, è concreta, reale, tangibile. Sono giovani che hanno rinunciato alla pratica delle deleghe e, consapevoli della dannosità del disimpegno sociale e politico, si sono assunti la responsabilità di fronte alla domanda di crescita e di cambiamento dei propri territori”.

Lasciarsi alle spalle la rassegnazione. Dal loro “coraggioso spirito” d’iniziativa imprenditoriale e dal loro “tenace” lavoro sono nati quei prodotti tipici e biologici che costituiscono il “paniere della legalità” di Libera. E questo grazie a chi in questi anni ha “investito” nella cosiddetta “educazione alla legalità”: questi giovani, spiega il referente di Libera, sono “sempre più coscienti che la società giusta la si comincia a costruire là dove un luogo, prima segno tangibile di potere violento e di malaffare, rinasce come luogo di legalità operosa, di partecipazione democratica, di condivisione, di solidarietà”. Per mons. De Masi, “la speranza suscitata da questi giovani crescerà solo se le istituzioni continueranno a fare la loro parte nel dare segnali veri ed autentici di cambiamento”, come “il contrasto al crimine con politiche sociali, posti di lavoro, aprendo un varco nell’edificio d’illegalità, corruzione, indifferenza su cui si fonda il potere mafioso”. Da qui l’invito affinché dalle istituzioni e dalle agenzie educative vengano dati “segnali positivi” scommettendo sempre più sulle “potenzialità” e sulla voglia di progettare un futuro diverso, per “lasciarsi alle spalle il buio della notte della rassegnazione e del quieto vivere” e per dare vita ad “azioni quotidiane e condivise, pubbliche e private, di pace, di giustizia e di legalità”.

Francesco, 18 anni. La terra di Calabria spesso è sulle prime pagine dei giornali per motivi di cronaca nera. Nei giorni scorsi è stato ucciso a Rizziconi Francesco Maria Inzitari, 18 anni, con dieci colpi di pistola che lo hanno raggiunto in diverse parti del corpo. Il giovane era figlio di un ex esponente dell’Udc, arrestato lo scorso anno. Un episodio di una “gravità inaudita sia per le modalità con cui è stato commesso, sia per la giovane età della vittima e per la sua condizione di ‘ragazzo normale’ e pieno di vita”, afferma mons. De Masi, che ha anche celebrato i funerali del giovane. La ‘ndrangheta ormai “non guarda in faccia nessuno e vuole a ogni costo anteporre i propri interessi e i propri loschi affari a qualunque possibilità di vita civile e serena nel nostro territorio”: il nome di Francesco “si aggiunge a tanti altri nomi di tanti altri giovani anch’essi immolati come bestie da macello e di cui nessuno si accorge ormai della loro assenza”. “Fino a quando – si chiede il sacerdote – è possibile continuare a rimanere distratti dinanzi a così orrendi misfatti? Non vorremo che, celebrati i funerali di Francesco Maria, con lui vada via definitivamente la speranza”. Da qui l’invito ai giovani a “risalire da questo tunnel di tristezza e di desolazione”: è “necessario che voi, giovani, scendiate nelle piazze e nelle strade per creare momenti di confronto, sognare e costruire città vivibili, e soprattutto condizioni di maggiore giustizia per questa nostra terra martoriata”.