immigrati e media
Riflessioni a caldo sull’operazione “White Christmas”
Grande mobilitazione contro la denominazione data dal Comune di Coccaglio, in provincia di Brescia, “White Christmas”, ad un’operazione di controllo sull’immigrazione clandestina. Il provvedimento prevede che tutti gli immigrati privi del permesso di soggiorno, o con il permesso di soggiorno in scadenza, siano espulsi entro la notte di Natale. Il primo a prendere "carta e penna" per riportare i termini al loro giusto significato è stato padre Mario Toffari, direttore dell’Ufficio della pastorale dei migranti della diocesi di Brescia, che in un editoriale pubblicato sul settimanale diocesano "Voce del popolo" scrive: "Caro assessore, francamente il cristianesimo è un’altra cosa: emarginando il povero (e guarda caso sempre il più debole), emarginiamo lo stesso Cristo e la cosiddetta identità, sbandierata a sostegno di politiche non affatto cristiane, sa solo di strumentalizzazione oltre che di improprietà interpretativa del Vangelo". Scende in campo anche padre Gianromano Gnesotto, direttore dell’Ufficio per la pastorale degli immigrati della Fondazione Migrantes che dice: "Il Natale è bianco solo perché c’è la neve e per i cristiani è la festa dell’accoglienza e della solidarietà, l’occasione per lasciare da parte quanto ne è contrario". E poi aggiunge: "Il fatto che la famiglia di Nazareth sia più simile agli immigrati che provengono dal Sud del pianeta che a noi, dovrebbe portare ad un impegno", quello di "far crescere la comunione della famiglia umana e l’ethos della società". A frenare sulla polemica è il parroco di Coccaglio, don Giovanni Gritti che assicura: "il nostro Paese non è razzista". Sulla vicenda abbiamo chiesto un parere a Pier Cesare Rivoltella, docente all’Università Cattolica di Milano ed esperto di comunicazione, con il quale abbiamo fatto una riflessione sull’uso della denominazione data all’operazione: "White Christmas".
Professore, ha letto? cosa ne pensa?
"Mi ha colpito particolarmente quanto diceva il sindaco e cioè che la sua intenzione era di fare un regalo per Natale ai cittadini, anche a quelli extra comunitari regolarmente registrati. L’idea del Natale in questo caso è stata associata al regalo sotto l’albero. C’è quindi una doppia ignoranza. La prima è quella di utilizzare il Natale nel senso più laico e commerciale, mentre invece il Natale cristiano rimanda sicuramente ad un altro tipo di connotazione e di dono. E poi oggettivamente c’è questa odiosa corrispondenza con il bianco".
Che tipo di riflessioni "costruttive" si possono fare adesso?
"Credo che occorra innescare una riflessione sulla responsabilità anche all’uso del linguaggio di chi occupa certe posizioni. Dopo l’annuncio dell’operazione data a Coccaglio, già tutta una serie di altri Comuni che hanno trovato l’idea bellissima, hanno detto di voler adottare lo stesso tipo di misura. E tutto ciò avviene oltretutto in un territorio, quello bresciano, dove l’extracomunitario è sempre più integrato. È una delle province con i più alti indici di presenze di immigrati perché è una delle poche province italiane dove è rimasta ancora l’industria pesante, soprattutto quella del tondino di ferro, dove non c’è più un italiano pur pagato a peso d’oro che accetti di essere impiegato in questo settore e per cui tutti qui sanno che la manodopera extracomunitaria è vitale. I bresciani per primi sanno benissimo che senza extracomunitari non potrebbero mandare avanti le loro imprese".
Ci può spiegare a livello tecnico quale peso ha la parola nella comunicazione?
"La parola ostruisce gli eventi e soprattutto la parola dei media ha una forza creativa dirompente, in una società come la nostra che è sempre più discorsivizzata. Abbiamo ormai rarissimi spazi di esperienza diretta di quello che conosciamo. Ormai la nostra conoscenza è al 90% costruita sulla base delle informazioni che riceviamo e che ci consentono di sapere di realtà anche lontane. I mass media da questo punto di vista sono assolutamente responsabili e lo sono altrettanto coloro che ai media rilasciano dichiarazioni. La responsabilità è doppia: quella di chi costruisce la notizia e, quindi, i professionisti dell’informazione e di chi usa i media per rilanciare dichiarazioni".
Quindi attenzione agli slogan che si usano?
"Assolutamente. Anche se ritengo che l’attenzione alla comunicazione non porta da nessuna parte se non ci sono strumenti culturali che la sorreggono. E questo in una società come la nostra in cui mi sembra francamente assurdo che chi occupa posizioni politiche non abbia quel minimo di abc che gli consente di muoversi a suo agio all’interno di una scena mediatica che ha dilatato tantissimo lo spazio del pubblico di riferimento".