NORD E SUD

Scambio di doni

Pensiero e impegno della Chiesa per l’Italia

A vent’anni dal documento dei vescovi italiani su “Chiesa italiana e Mezzogiorno: sviluppo nella solidarietà”, la Conferenza episcopale italiana pubblicherà un nuovo testo dedicato al Sud, del quale si è discusso anche all’ultima assemblea generale della Cei ad Assisi. A mons. Agostino Superbo, arcivescovo di Potenza-Muro Lucano-Marsico Nuovo e vicepresidente della Cei per il Sud, abbiamo rivolto qualche domanda.

Eccellenza, ancora una volta la Chiesa italiana mostra una forte attenzione al Sud…
“È un’attenzione non nuova, che la Chiesa sente come parte essenziale del suo stesso ministero. Due sono gli interventi che possiamo ricordare in questo senso. Il primo è la lettera collettiva dell’episcopato dell’Italia meridionale del 25 gennaio 1948, su «I problemi del Mezzogiorno»; il secondo risale al 1989. Entrambi manifestano la stessa preoccupazione pastorale. I toni, ovviamente, cambiano a seconda delle circostanze, del mutato modo di vivere della gente, delle problematiche, delle politiche”.

Come sono cambiati gli scenari in questi anni?
“Nel 1948 la Chiesa del Meridione si riuniva per riflettere sulla situazione di povertà soprattutto delle classi rurali. Due gli aspetti presi in considerazione: i rapporti di lavoro, che erano sempre penalizzanti, e la vita dei contadini e braccianti, resa più difficile per le abitazioni non dignitose e la quasi impossibilità di accedere alla scuola. Ci sono state tante iniziative a tal proposito perché molte diocesi hanno risposto creando, in collaborazione con le istituzioni, dei collegi-scuola dove i ragazzi, oltre a studiare, venivano nutriti gratuitamente. Dopo la lettera del 1948 sono stati presi anche altri provvedimenti, il più grande dei quali è stato la Cassa del Mezzogiorno. Ancora ci furono i cosiddetti patti agrari”.

E il documento del 1989?
“Siamo ad una presa di coscienza che riguarda tutti i vescovi italiani – e non solo quelli del Meridione – che vedono i problemi del Sud e cercano di dire una parola valida in proposito. Questo avviene perché dopo 40 anni ancora esiste il problema del Mezzogiorno. Lo sviluppo c’è stato, ma incompiuto e distorto. Tra le cause della questione meridionale i vescovi, nel 1989, hanno individuato uno sviluppo che non ha avuto continuità con la grande storia culturale del Sud, la criminalità organizzata e il clientelismo. Di qui la forte denuncia contenuta nel documento. I vescovi, poi, erano anche coscienti del ruolo della Chiesa per una nuova fase di sviluppo, un ruolo che andava nella direzione della formazione delle coscienze e dell’annuncio della verità evangelica che continuamente rinnova l’uomo portandolo a superare vittimismo, rassegnazione, dipendenza, clientelismo. Si configurava di fatto, secondo i vescovi, una questione etica, di responsabilità verso il territorio e verso tutta l’Italia, a partire da una prospettiva meridionale”.

Oggi cosa è cambiato?
“A livello esterno è cambiato lo scenario, che riguarda, dopo il 1989, tutta l’Europa, tutto il mondo e soprattutto il Sud del pianeta, che il Mezzogiorno ha accolto attraverso gli immigrati. Il Meridione si presenta non solo con le sue ricchezze, ma anche con quelle dei popoli del Terzo mondo. Tutta l’Italia ha bisogno di guardare con occhi nuovi al futuro per creare condizioni per uno sviluppo veramente solidale”.

Alcuni problemi sono comunque rimasti invariati…
“Certamente, il problema del lavoro si è addirittura aggravato in seguito all’ultima crisi perché molte industrie stanno chiudendo nel Sud, con una forte perdita di posti di lavoro. Bisogna guardare, però, con grande fiducia al futuro, perché le condizioni negative non hanno eliminato i valori positivi e le risorse del Mezzogiorno, come la creatività, la solidità della famiglia, la forte fede popolare. Il Sud è chiamato a dare tutto questo al resto d’Italia. A sua volta, il Meridione ha bisogno di aiuto per risolvere la precarietà del lavoro e la lotta contro la malavita, mali che devono essere affrontati da tutta la nazione. È una nuova fase di scambio di doni tra Nord e Sud, in una sincera solidarietà che può essere efficace con iniziative concrete, a partire dalla creazione di lavoro, perché in mancanza di questo il Sud si deprime. Un tessuto sociale fragile crea debolezze e sappiamo che i poteri forti, anche quelli criminali, ne approfittano. Dal nuovo documento verrà ancora una volta un forte invito alla speranza concreta”.

Quando sarà pronto il documento?
“Adesso si stanno raccogliendo tutte le osservazioni che i vescovi hanno fatto con grande passione durante l’assemblea; si prevede che il testo definitivo sia licenziato entro gennaio 2010. Il numero delle osservazioni è stato molto alto e ciò porta ricchezza, oltre a mostrare il grande interesse e la voglia di lavorare insieme, dando un esempio a tutta l’Italia. Insieme con la stessa dignità, la stessa fraternità, la stessa solidarietà possiamo aiutarci vicendevolmente a risolvere i problemi in una forma di scambio di doni”.