MEDIA E CRISI

I limiti e la forza

Il tema del convegno Fisc a San Miniato (12-14 novembre)

È dedicato al ruolo dell’informazione tra crisi economica, sviluppo sostenibile e sistema solidale il convegno nazionale che la Federazione italiana settimanali cattolici (Fisc), organismo che raggruppa 185 testate diocesane, organizza a San Miniato (Pisa) dal 12 al 14 novembre (programma del convegno: clicca qui). Tra i relatori il giornalista Gianfranco Fabi, vicedirettore del quotidiano “Il Sole 24 Ore”, che il SIR ha incontrato per chiedergli alcune anticipazioni a partire dal tema dell’incontro.

Informazione ed economia: quale connubio?
“Un connubio indispensabile su entrambi i fronti. L’informazione non può prescindere dall’economia se vuole offrire una visione completa della realtà: l’economia, infatti, è un elemento fondamentale della vita politica e sociale. Ma anche l’economia non può prescindere dall’informazione: solo se l’informazione è ampia, corretta e trasparente il mercato può essere efficiente e offrire ai cittadini-consumatori il miglior rapporto tra qualità e prezzo”.

Qual è stato il ruolo dell’informazione nel raccontare la crisi?
“Un ruolo importante e decisivo, purtroppo non positivo. Anche se non si può generalizzare, comunque non si può che osservare che l’informazione è stata troppo timida nel segnalare i rischi di crisi. Rischi che erano evidenti e visibili ben prima dell’autunno 2008, quando la crisi è esplosa con il fallimento di Lehman Brothers. Indubbiamente nei mesi precedenti la crisi, sarebbe stato impopolare segnalare con forza che le nubi si stavano addensando sul sistema finanziario: quando si forma una bolla speculativa, come è avvenuto nel 2006/2007, si ha l’illusione che tutti possano guadagnare, che sia possibile fare soldi attraverso i soldi. Chi grida «al lupo» è preso come un’antipatica cassandra. Si può quindi affermare che un’informazione più coraggiosa e tempestiva avrebbe potuto se non evitare la crisi, almeno anticiparne e quindi diminuirne gli effetti negativi. Si tratta di una responsabilità che i giornalisti devono almeno condividere con economisti, politici, uomini del mondo finanziario che non hanno certo brillato per capacità di previsione”.

Secondo qualcuno, i mass media si sono trovati impreparati davanti a un fenomeno sul quale non avevano effettive competenze…
“Qualcuno ha definito il giornalista come colui che sa spiegare benissimo cose di cui non capisce nulla. È una definizione fin troppo generosa, nel senso che è vero che spesso i giornalisti devono parlare anche di cose che non capiscono, ma non è vero che le sanno comunque spiegare bene. Al di là degli aneddoti resta il fatto che non si deve chiedere al giornalista di fare il professore di economia, ma di avere la passione e la curiosità per andare a cercare e intervistare il professore che dica le cose giuste”.

Gli esperti hanno visto nella “Caritas in veritate”, l’enciclica di Benedetto XVI, anche la richiesta di un cambiamento di comportamenti come soluzione alla crisi…
“Un cambiamento dei comportamenti certamente, ma anche un cambiamento deciso nelle regole e nelle istituzioni. L’enciclica infatti è «l’annuncio della verità dell’amore di Cristo nella società». Perché «senza verità, senza fiducia e amore per il vero, non c’è coscienza e responsabilità sociale, e l’agire sociale cade in balia di privati interessi e di logiche di potere, con effetti disgregatori sulla società, tanto più in una società in via di globalizzazione, in momenti difficili come quelli attuali». Quindi, comportamenti coerenti che diano vita a sistemi politici e sociali in grado di garantire un cammino deciso verso gli obiettivi di fondo della dottrina sociale della Chiesa”.

Vie di uscita dalla crisi economica: quale contributo dall’informazione?
“Un contributo importante almeno quanto è importante la responsabilità di ciascuno, ognuno al proprio posto e con i propri compiti. L’enciclica sociale di Benedetto XVI in questo è esplicita: «La verità è logos che crea dia-logos e, quindi, comunicazione e comunione…». L’informazione è insieme amore e passione per la verità. L’informazione ha un compito importante per rimettere l’uomo al centro della società e, quindi, anche dell’economia. E nel considerare il denaro, il mercato, le stesse istituzioni come strumenti il cui utilizzo può e deve essere indirizzato nella maniera giusta. E così l’enciclica sottolinea come sia illusorio pensare che l’informazione possa essere neutrale, possa limitarsi ad una spiegazione «tecnica»: la presunta neutralità può nascondere interessi particolari e inaccettabili disegni di controllo”.

Quali linee operative per l’informazione nel proporre nuovi sistemi economici?
“L’informazione può e deve segnalare pericoli e opportunità. «I media – si legge nella Caritas in veritate – possono costituire un valido aiuto per far crescere la comunione della famiglia umana e l’ethos delle società». Ma per far questo non devono stancarsi di vagliare tutto e, parafrasando san Paolo, parlare di quanto di buono, di bello, di giusto c’è nella società. Con una volontà di costruire e non di dividere. L’informazione non potrà comunque che essere sempre parziale, limitata e soggettiva. Ma proprio per questi limiti deve riscoprire ogni giorno la forza di quello che è importante per la vita di ogni uomo”.