EUROPA
Il messaggio della storia
Le celebrazioni del ventesimo anniversario della caduta del muro di Berlino (9 novembre) coincidono sostanzialmente con l’entrata in vigore del Trattato di Lisbona (1° dicembre). La prima data ricorda simbolicamente il crollo dei regimi comunisti dell’Est europeo, il superamento dei "blocchi contrapposti", della "guerra fredda", della "cortina di ferro", e dunque della spartizione del continente ad opera dei vincitori della seconda guerra mondiale (Stati Uniti e Gran Bretagna da una parte, Unione Sovietica dall’altra). Le rivolte popolari nei Paesi assoggettati per mezzo secolo a Mosca furono anche il segnale di un’epoca al tramonto (quella delle grandi dittature del Novecento), sotto la spinta del desiderio di libertà e di democrazia.
Il presidente della Commissione Ue, José Manuel Barroso, per l’occasione ha ricordato che "il 9 novembre 1989 fu avvertito come un momento in cui tutto sembrava possibile, all’insegna di una intensa felicità, di un desiderio di libertà e di un ideale di rivoluzione pacifica". Molti degli auspici di allora si sono avverati anche grazie all’ingresso delle nazioni centrorientali nell’Unione europea, solido ancoraggio di democrazia, pace e benessere. Ma altrettante attese non lo si deve dimenticare furono presto poste in secondo piano o addirittura "tradite": non a caso nell’Europa dell’Est si guarda con crescente scetticismo al processo di integrazione e a Budapest come a Tallin, a Varsavia o a Sofia, l’Europa "occidentale" è spesso intesa come la parte più ricca e fortunata del continente. Quasi che una rinnovata versione della "cortina di ferro" si fosse generata in questi due decenni.
C’è poi un’ampia parte di quella stessa Europa posta a suo tempo sotto l’ombrello sovietico relegata ai margini del cammino dell’Ue: i Balcani hanno conosciuto dal 1989 in poi la tragedia della guerra etnica, divisioni e conflitti regionali, scarso sviluppo economico, instabilità sociale. Tutto ciò dimostra forse che il percorso di avvicinamento e poi l’inserimento nell’Ue ha portato vantaggi concreti a quegli Stati che ne sono divenuti parte; chi invece è rimasto fuori dalla "casa comune" è stato relegato alla marginalità e a uno sviluppo meno marcato, se non negato.
Il Trattato di Lisbona, che dovrebbe entrare in vigore fra poche settimane, rappresenta l’evoluzione, sul piano politico, di quella stessa Ue lievitata da 15 fino a 27 Paesi membri (e che già si appresta ad accogliere la Croazia). Le riforme contenute nel Trattato si sono rese necessarie dopo l’allargamento a Est, per aggiornare le istituzioni dell’Unione cresciuta con gli eventi di Danzica, Berlino, Praga, Varsavia, Bucarest… sul piano politico, geografico, demografico ed economico. E se Berlino rappresenta l’ultima tappa della "vecchia Europa", Lisbona potrebbe segnare il battesimo della "nuova Europa". Si tratta, oggi come vent’anni fa, di credere e di operare guardando in avanti.
Gianni Borsa