ARTE E FEDE
Vaticano, 21 novembre: incontro del Papa con gli artisti
Sono al momento 262 gli artisti di ogni parte del mondo e di ogni orientamento culturale e religioso che hanno risposto all’invito della Santa Sede di prendere parte all’incontro di sabato 21 novembre con il papa Benedetto XVI, nella Cappella Sistina. “L’iniziativa è stata promossa – ha spiegato il 5 novembre in sala stampa vaticana, mons. Gianfranco Ravasi, presidente del Pontificio Consiglio della cultura e della Pontificia Commissione per i beni culturali della Chiesa – nel decennale della Lettera di Giovanni Paolo II agli artisti (4 aprile 1999) e nel 45° anniversario dell’incontro di Paolo VI con gli artisti (7 maggio 1964)”. All’incontro con la stampa erano presenti, accanto a mons. Ravasi, il direttore dei Musei Vaticani, Antonio Paolucci, e mons. Pasquale Iacobone, incaricato del Dipartimento “arte e fede” del Pontificio Consiglio della cultura. “L’arte – ha notato ancora mons. Ravasi – ha sempre avuto una funzione etica, performativa, e il divorzio che si è registrato negli ultimi decenni tra arte e fede chiede oggi di essere superato. Per questo abbiamo pensato ad un evento celebrativo che non sia una passerella, ma che dia inizio a discorsi ed eventi di approfondimento, per recuperare la grande arte del Novecento e anche per porre le basi per sviluppi dell’arte religiosa nelle forme che la fantasia degli artisti saprà elaborare”.
Crocifisso, simbolo della cultura. “Mi auguro che con questa occasione ci sia la possibilità di tornare a riproporre questo che è uno dei grandi simboli della cultura occidentale, anche in maniera originale e nuova, come per altro era accaduto anche in passato da parte di grandi artisti”, ha poi aggiunto mons. Ravasi, rispondendo a una domanda su cosa pensasse della sentenza della Corte europea dei diritti dell’uomo sul crocifisso nelle scuole. Mons. Ravasi ha affermato che “L’Osservatore Romano” (4 novembre) ha utilizzato “il testo di Natalia Ginzburg sul crocifisso che, secondo me, è la più bella interpretazione del segno croce, culturale e religiosa al tempo stesso”.
Chi sarà in Vaticano con il Papa. L’incontro col Papa di sabato 21 novembre sarà preceduto, nel pomeriggio di venerdì 20, da una visita guidata per gruppi linguistici degli oltre 260 artisti ai Palazzi apostolici, cui seguirà un ricevimento. Analogamente, dopo l’incontro col Papa, gli invitati si sposteranno dalla Cappella Sistina al braccio nuovo dei Musei, dove riceveranno da mons. Ravasi una medaglia appositamente coniata per l’occasione. Gli inviti sono stati rivolti a varie categorie di artisti. Tra i pittori, scultori e visual-artist ci sono – ad esempio – Alfredo Chiappori, Emilio Isgrò, Adam Kisleghi Nagy, Arnaldo Pomodoro. Tra gli architetti, Vittorio Gregotti, Mario Botta, Santiago Calatrava, David Chipperfield, Pietro Sartogo. Tra i letterati e poeti, Eraldo Affinati, Piero Citati, Alain Elkann, Margaret Mazzantini, Sergio Givone, Florence Delay. Tra i musicisti, compositori e cantori, Angelo Branduardi, Riccardo Cocciante, i Pooh, Ennio Morricone, Amii Stewart, Antonello Venditti, Andrea Bocelli, Vadim Ananiev. Tra gli artisti di cinema, teatro, danza e fotografia, Pupi Avati, Lino Banfi, Rachid Benhadj, Liliana Cavani, Arnoldo Foà, Peter Greenway, Terence Hill, Claudia Koll, Nanni Moretti, Aleksandr Sokurov, Andrej Tarkovskij, Franco Zeffirelli.
Le intuizioni di Paolo VI. “Gli artisti che saranno all’incontro con il Papa – ha detto il direttore dei Musei Vaticani, Antonio Paolucci – potranno ammirare in particolare la galleria d’arte religiosa moderna che è una delle sezioni forse meno note dei Musei stessi. Eppure proprio questa sezione ha una storia particolare – ha aggiunto – perché è stata fortemente voluta da Paolo VI, che si spese personalmente per poter avere opere dei più importanti artisti dell’epoca. Tra questi fu famoso il rifiuto di Picasso, cercato direttamente da papa Montini al quale il grande pittore, per motivi certamente anche comprensibili, disse di no in nome del suo essere comunista e ateo. Lo stesso mons. Giovan Battista Montini aveva sempre avuto a cuore il tema dell’arte in rapporto alla fede. Già nel 1931 s’interrogava in un famoso scritto su cosa sarebbe stata l’arte sacra del futuro, auspicando che il divorzio di cui già si intravvedevano i segnali, fosse recuperabile”. Secondo Paolucci, fu ancora Paolo VI a indicare la necessità di “distinguere tra arte liturgica e arte religiosa, quest’ultima spinta a cercare una comune assonanza con il mondo e lo spirito umano ponendo questioni profonde di senso”.