MATTEO RICCI
Una mostra a Roma sul gesuita missionario in Cina
La “straordinaria avventura missionaria” di Matteo Ricci “lo ha portato a costruire, per la prima volta nella storia, un vero ponte di dialogo e di scambio tra l’Europa e la Cina. Un incontro che ha segnato profondamente il cammino dell’umanità fino ai nostri giorni”. Lo ha detto il 28 ottobre mons. Claudio Giuliodori, vescovo di Macerata-Tolentino-Recanati-Cingoli-Treia e presidente della Commissione episcopale per la cultura e le comunicazioni sociali della Cei, intervenendo in sala stampa vaticana alla presentazione della mostra “Ai crinali della storia. P. Matteo Ricci (1552-1610) fra Roma e Pechino”, che sarà aperta nel Braccio di Carlo Magno fino al 24 gennaio 2010. La mostra è organizzata dal Comitato per le celebrazioni del IV Centenario di padre Matteo Ricci in collaborazione con i Musei Vaticani, la Curia generalizia della Compagnia di Gesù e la Pontificia Università Gregoriana.
Metodo attuale e insuperato. Per mons. Giuliodori, il gesuita maceratese si colloca “su uno dei crinali più rilevanti della storia e il suo metodo di dialogo e inculturazione appare quanto mai attuale e per molti versi ancora insuperato”. Il vescovo ha quindi richiamato il messaggio inviato da Benedetto XVI alla diocesi di Macerata per l’avvio delle celebrazioni nella ricorrenza del IV centenario della morte di padre Ricci: “Considerando la sua intensa attività scientifica e spirituale – ha scritto il Pontefice – non si può non rimanere favorevolmente colpiti dall’innovativa e peculiare capacità che egli ebbe di accostare, con pieno rispetto, le tradizioni culturali e spirituali cinesi nel loro insieme”. “Tutta la sua opera – ha proseguito il vescovo di Macerata – è scaturita dalla fedeltà a quel mandato missionario di Gesù di cui P. Matteo Ricci si è fatto testimone secondo l’innovativo carisma di Sant’Ignazio di Loyola. Seguendo le orme del fondatore tra il XVI e il XVII secolo partirono verso i quattro angoli della terra schiere di giovani gesuiti dotati di forte personalità, di grandi risorse intellettuali e di una solida e intrepida fede”. Giovanissimo e non ancora ordinato sacerdote, formatosi nel Collegio Romano alla scuola dei più illustri maestri del tempo, Matteo Ricci partì da Roma il 18 maggio 1577 per l’Oriente.
Un “lungimirante lavoro”. Grazie al suo slancio missionario e sostenuto da una formidabile intelligenza”, Matteo Ricci “riuscirà a superare la diffidenza e la chiusura del popolo cinese guadagnando stima e prestigio fino ad essere accolto e ospitato a corte per desiderio dell’imperatore Wanli della grande dinastia Ming”, ha spiegato ancora mons. Giuliodori. Infaticabile, il gesuita ha disegnato mappamondi per far conoscere ai cinesi il resto del mondo, ha tradotto in cinese libri di filosofia, matematica e astronomia e ha fatto conoscere in Occidente i testi di Confucio. Ha stabilito un dialogo intensissimo con i letterati e gli uomini di cultura più illustri della Cina riuscendo “così – sono parole del vescovo di Macerata – a mettere solide basi per la penetrazione del Vangelo e per una reciproca conoscenza tra Oriente e Occidente”. Nel richiamare il “lungimirante lavoro” di padre Ricci “di inculturazione del cristianesimo in Cina”, mons. Giuliodori ha espresso l’auspicio che alla luce della sua testimonianza “possa crescere l’amicizia con il popolo cinese e possano rafforzarsi i vincoli di comunione con i cattolici di questo grande Paese”. E in tale contesto, ha concluso, “possa procedere in modo spedito e positivo anche il riconoscimento del suo cammino di santità”.
Passione evangelica. Alla presentazione sono intervenuti anche Antonio Paolucci, curatore della mostra e direttore dei Musei Vaticani; Giovanni Morello, presidente della Fondazione per i beni e le attività artistiche della Chiesa; Adriano Ciaffi, presidente del Comitato promotore per le celebrazioni, e padre Federico Lombardi, direttore della sala stampa della Santa Sede. Quest’ultimo ha ricordato la “passione evangelica” che ha mosso Matteo Ricci e i 25 gesuiti che prima di lui, a partire da San Francesco Saverio, hanno per più di 30 anni tentato invano di entrare in Cina, e ha ricordato la figura di padre Alessandro Valignano, visitatore delle missioni d’Oriente e convinto sostenitore di Ricci. Da padre Lombardi l’auspicio che, come per Matteo Ricci, anche per “Xu Quanchi, il primo cinese battezzato da Ricci”, si possa aprire in tempi brevi il percorso di beatificazione; auspicio già espresso dal vescovo emerito di Shangai. “Sarebbe una coincidenza davvero bella e significativa” , ha commentato il direttore della sala stampa vaticana. La mostra dà il via alle “Celebrazioni ricciane” che si terranno in Italia e in Cina nel 2010. Il prossimo 9 febbraio verrà inaugurata a Pechino l’esposizione itinerante “Matteo Ricci. L’Europa alla corte dei Ming” che ripercorrerà a ritroso il viaggio del missionario con tappe a Shangai, Nanjing e Macao. Il programma delle iniziative è su www.padrematteoricci.it.