SINODO DEI VESCOVI
Il “messaggio al popolo di Dio”
"In un mondo pieno di contraddizioni e in piena crisi", dove "situazioni tragiche di rifugiati, povertà estrema, malattie e fame uccidono tuttora migliaia di persone ogni giorno", l’Africa, pur essendo la più colpita, "non deve disperare". È all’insegna del grido "Africa, alzati!" che la seconda Assemblea speciale per l’Africa del Sinodo dei vescovi ha diffuso, venerdì 23 ottobre, il suo "messaggio al popolo di Dio". Il testo ricorda la situazione "vergognosa" di molti Paesi (Somalia, Grandi Laghi e Uganda settentrionale, Sudan meridionale, Darfur, Guinea Conakry e altri), ma anche le "buone notizie" largamente ignorate da media che "sembrano concentrarsi sulle nostre disgrazie" piuttosto che "sugli sforzi positivi che stiamo compiendo". Tra questi, l’avvio di cammini di pace in nazioni uscite da lunghi anni di guerra, casi di "buon governo" e iniziative intraprese per dare una soluzione ai problemi che affliggono il Continente.
La Chiesa, strumento di riconciliazione. È la "riconciliazione vera" che "può spezzare il circolo vizioso dell’offesa, della vendetta e del contrattacco", scrivono i padri sinodali, ricordando la centralità del perdono "anche prima di qualsiasi ammissione di colpa". "Essere strumento di pace e di riconciliazione" è un dovere per la Chiesa in Africa, le cui "strategie per la riconciliazione, la giustizia e la pace nella società devono andare oltre e più in profondità di quanto il mondo tratti queste questioni". Proclamare il Vangelo di Cristo è "il primo e specifico contributo della Chiesa ai popoli d’Africa" per dar vita a quel "cambiamento del cuore che deriva dalla conversione al Vangelo" e permettere di essere "strumenti di riconciliazione", senza "aver paura e ancor meno essere scoraggiati dall’enormità dei problemi del nostro continente".
Il dovere dell’accoglienza. I "molti figli e figlie d’Africa" che "hanno lasciato la loro casa per cercar dimora in altri continenti" vengono raccomandati "all’adeguata attenzione pastorale della Chiesa", mentre si evidenzia che l’accoglienza dei migranti è "un dovere da soddisfare". "La Chiesa in Africa prosegue il testo ringrazia Dio per i suoi numerosi figli e figlie che sono missionari" in altre terre, mentre esprime "profondo apprezzamento per i molti missionari, sacerdoti, religiosi e fedeli laici, che da altri continenti hanno portato la fede alla maggior parte dei Paesi in Africa". Il Sinodo cita in particolare "quelli che sono rimasti con la loro gente anche in tempo di guerra e di gravi crisi", alcuni dei quali hanno "pagato con la propria vita la loro fedeltà".
Fedeltà al celibato dei sacerdoti. Ai sacerdoti il messaggio ricorda la "fedeltà" a "una vita di celibato nella castità, come pure a un distacco dalle cose materiali". I vescovi si rivolgono poi agli "uomini e donne di vita consacrata", ai fedeli laici, ai cattolici "impegnati nella vita pubblica", alle famiglie, agli uomini e alle donne, ai giovani. Ai laici, "Chiesa di Dio nei luoghi pubblici della società", raccomandano di acquisire una "cultura religiosa", sottolineando l’"importanza capitale" delle "università cattoliche". Mettono in guardia le famiglie "contro gli attacchi di velenose ideologie provenienti dall’estero, che pretendono di essere cultura «moderna»" e auspicano il riconoscimento "nella sfera sociale" del contributo delle donne, "spina dorsale della nostra Chiesa locale".
Politici santi e libertà di religione. Il richiamo a "politici santi" che contrastino la "corruzione" e lavorino "per il bene della gente" richiama invece la speranza "che emergano in Africa politici e capi di stato santi" già espressa nell’esortazione postsinodale di Giovanni Paolo II "Ecclesia in Africa", e pone come esempio la figura di Julius Nyerere, primo capo di stato della Tanzania, del quale è in corso la causa di canonizzazione. Il documento denuncia poi la diffusione del "fanatismo religioso" e le restrizioni alla "libertà di religione". "Il dialogo e la collaborazione prospereranno quando c’è rispetto reciproco", rilevano i vescovi, per i quali "quelle nazioni che per legge proibiscono ai loro cittadini di abbracciare la fede cristiana" li privano di un "diritto umano fondamentale".
I valori dell’Africa. Ancora, la lotta all’Aids, nella quale "la Chiesa non è seconda a nessuno". Il Sinodo dei vescovi, riprendendo il pensiero di Benedetto XVI, afferma che "il problema non può essere superato con la distribuzione di profilattici" ed evidenzia "il successo già ottenuto dai programmi che consigliano l’astinenza tra i non sposati e la fedeltà tra gli sposati". Alle agenzie dell’Onu che operano in Africa il messaggio, pur lodando il loro "lavoro positivo", chiede maggiore trasparenza, denunciando "i tentativi furtivi di distruggere e scalzare i preziosi valori africani della famiglia e della vita umana". Infine, l’appello ai "grandi" di trattare il continente "con rispetto e dignità", assieme alla richiesta di un "cambiamento nell’ordine economico mondiale" e circa la questione del debito che "pesa sui Paesi poveri, uccidendo letteralmente i bambini".