SINODO AFRICA

La speranza in cammino ” “

“Ecclesia in Africa”: 14 anni dopo

Lo “spirito” e la “dinamica” della prima Assemblea speciale per l’Africa del Sinodo dei vescovi hanno dato “un nuovo impulso alla vita e alla missione della Chiesa in Africa”. Ad assicurarlo è stato mons. Laurent Monsengwo Pasinya, arcivescovo di Kinshasa (Repubblica democratica del Congo), intervenendo il 5 ottobre alla seconda Congregazione generale dell’assise sinodale dedicata al tema “La Chiesa in Africa a servizio della riconciliazione, della giustizia e della pace. «Voi siete il sale della terra… Voi siete la luce del mondo» (Mt 5, 13.14)” (Vaticano, 4-25 ottobre). “Non solo – ha proseguito l’arcivescovo nella sua relazione – le Chiese locali hanno accolto con entusiasmo l’Esortazione post-sinodale Ecclesia in Africa (14 settembre 1995), che hanno pubblicato e presentato, ma per giunta ne hanno seguito le direttive, le opzioni e gli orientamenti sia per convocare Sinodi diocesani, nazionali o regionali, sia per organizzare congressi, simposi o seminari sul tema-chiave della Chiesa-famiglia di Dio, o ancora per elaborare progetti, piani e programmi pastorali fondati su questo stesso tema e contenuti con lettere pastorali, libriccini od opuscoli facilmente maneggiabili”. Programmi pastorali concepiti “a tutti i livelli”, dal Secam (Simposio delle Conferenze episcopali di Africa e Madagascar) alle diocesi e alle Commissioni “giustizia e pace”.

Chiesa, famiglia di Dio. Dopo il Sinodo del 1994, ha riferito mons. Pasinya, le Chiese africane hanno assunto “l’impegno solenne di proseguire instancabilmente la missione evangelizzatrice della Chiesa nelle sue cinque dimensioni che sono: l’evangelizzazione, l’inculturazione, il dialogo, la giustizia e la pace, i mezzi di comunicazione sociale. E per adempiere a questa missione, l’Assemblea sinodale ha scelto l’idea-guida della Chiesa-famiglia di Dio”. A livello continentale, regionale, nazionale e diocesano, “molti hanno elaborato progetti, piani e programmi pastorali annuali, triennali e perfino quinquennali nello spirito del Sinodo speciale per l’Africa”. Due, inoltre, le lettere pastorali delle Assemblee plenarie del Secam: “La Chiesa in Africa, una Chiesa-famiglia” e “Cristo è la nostra pace: la Chiesa-famiglia di Dio, luogo e sacramento del perdono, della riconciliazione e della pace in Africa”. Mentre la prima lettera pastorale, ha spiegato l’arcivescovo, “è uno sforzo di inculturazione dei valori familiari autentici dell’Africa riguardo alle realtà ecclesiali, la seconda, dopo aver mostrato la differenza e la connessione tra la pace degli uomini e quella che offrono Cristo e la Chiesa, presenta un piano pastorale in grado di aiutare la Chiesa ad assumere un ruolo maggiore nella ricerca umana della pace in Africa”.

Le conseguenze del primo Sinodo. “La realizzazione a tutti i livelli della Chiesa in Africa (continentale, nazionale, diocesano, parrocchiale), di Commissioni giustizia e pace; la creazione di facoltà di comunicazione sociale in seno alle Università cattoliche; il lancio di emittenti televisive e radiofoniche rurali diocesane; Commissioni formali o informali di dialogo ecumenico e interreligioso”. Sono alcune “conseguenze” dirette del primo Sinodo. “Pur rammaricandosi che, per mancanza di mezzi, non sia stato possibile avviare la radio continentale africana – ha commentato mons. Pasinya – ci si rallegra però per il ruolo importante svolto dalle Commissioni di giustizia e pace nella formazione civica e democratica dei cittadini, come pure nella preparazione e nel monitoraggio delle elezioni in diversi Paesi africani”. Altro motivo di rammarico: lo “scarso entusiasmo suscitato anzitutto nella Chiesa locale africana e poi nelle altre Chiese dei Paesi sviluppati a proposito dei mezzi materiali necessari per l’auto-sostentamento delle diocesi povere dell’Africa”. “Occorre riconoscere che, malgrado la povertà delle popolazioni africane – ha detto l’arcivescovo a questo proposito – una migliore organizzazione delle collette per le Pontificie Opere Missionarie, l’Obolo di San Pietro e l’auto-sostentamento delle diocesi africane, permetterebbe all’Africa di partecipare più generosamente al finanziamento della missione di Gesù Cristo nel mondo e di produrre risorse in vista dell’autofinanziamento progressivo delle nostre Chiese”. Disposizioni in tal senso, per mons. Pasinya, “sono tanto più necessarie perché le organizzazioni non governative di ogni genere proliferano sempre più in Africa e per le loro attività fanno ricorso agli stessi organismi di aiuti cattolici delle diocesi e delle Conferenze episcopali”.

Per una Chiesa riconciliata. “Occorre che la Chiesa si presenti al mondo come comunità riconciliata, capace di influenzare la società e di coinvolgerla in una volontà di perdono, di riconciliazione e di pace”. Con queste parole il relatore ha spiegato il legame tra la prima e la seconda Assemblea speciale per l’Africa. “Alla trilogia amore, perdono e riconciliazione – ha proseguito l’arcivescovo – sono indissolubilmente legate fraternità, giustizia e verità”. “Una riconciliazione senza la giustizia – ha concluso – è un’operazione che causa frustrazione e lascia un retrogusto d’incompiuto. Una riconciliazione senza la verità farà trasparire sempre l’inadeguatezza dei rapporti siglati, provocherà sospetti sulla sincerità degli interlocutori e comprometterà la fedeltà alla parola data”.