ABRUZZO
Parrocchie trasformate dai nuovi arrivi: accoglienza e preoccupazione
La frazione di Cese di Preturo, nel Comune di L’Aquila, sorge su una collina tra le verdi montagne abruzzesi. Il nucleo del paese, fatto di case antiche e piccoli vicoli, è costruito in alto attorno alla chiesa quattrocentesca. Una paese con meno di 500 abitanti, simile a molti altri nella provincia aquilana. Luoghi fatti di tranquillità, di silenzio e di persone che si conoscono da sempre. Una realtà destinata a cambiare radicalmente nei prossimi mesi con l’arrivo dei 2 mila nuovi inquilini degli appartamenti costruiti, proprio a Cese di Preturo, nell’ambito del Piano C.a.s.e., il progetto che prevede la nascita nel capoluogo abruzzese di 21 nuovi quartieri per un totale di quasi 4.600 appartamenti e 18 mila inquilini. Cese di Preturo, insieme a Bazzano, è stato il primo quartiere ad aprire le porte ad alcuni dei nuovi residenti, martedì 29 settembre.
Le preoccupazioni di una comunità. Dall’alto della collina si domina il nuovo quartiere formato da 20 palazzine, costruite ai lati della strada statale, vicino allo spiazzo che ospitava la tendopoli del paese. Fin dall’arrivo delle prime ruspe i cesaroli si sono interrogati sul loro futuro e sui cambiamenti che questa soluzione comporterà. Una situazione che suscita sentimenti contrastanti nella piccola comunità e nel suo parroco don Jean Claude Rajaonarivelo. Incontriamo il sacerdote, originario del Madagascar, nella canonica accanto alla chiesa, inagibile dal giorno del sisma. Da allora nel piazzale è stata allestita una tenda blu che è diventata il centro della vita della comunità. Qui si celebra la messa, si fanno le prove del coro e tutte le riunioni. È tra quelle tele blu che don Rajaonarivelo ha incontrato i suoi parrocchiani e ha parlato dei mesi che li attendono. “Alcuni di loro – spiega al SIR il parroco – hanno un po’ di paura per questo cambiamento perché temono di diventare minoranza. Nonostante questo nei nostri incontri ho visto tanta disponibilità ad accogliere e ad iniziare insieme un nuovo cammino. Certo passare da 450 a più di 2.000 abitanti in pochi mesi non sarà uno scherzo ma molto dipenderà da come riusciremo a farci conoscere dalle nuove famiglie”. Parte della popolazione teme che il paese si spacchi in due vedendo la parte nuova, più importante demograficamente, prendere il sopravvento sul nucleo antico con un progressivo spostamento del baricentro del paese verso il basso. “In un paese piccolo come il nostro – continua don Rajaonarivelo – lontano dal centro di L’Aquila, la parrocchia è sempre stata un punto di riferimento fondamentale. Non solo per gli abitanti di Cese ma anche per le persone, soprattutto i giovani, provenienti dalle frazioni vicine. Da alcuni anni si è formato un gruppo giovani molto attivo, un coro, e stiamo riuscendo ad organizzare attività che coinvolgono le famiglie. È questo il nostro mondo e vogliamo che i nuovi parrocchiani si sentano subito accolti e inseriti nella nostra comunità. Anche se ci mancano le strutture”.
Nel nuovo contesto. La mancanza di spazi e di servizi è una delle preoccupazioni principali per la gente che già prima del terremoto lamentava la lontananza, non solo fisica, dal centro di L’Aquila. Una carenza di collegamenti e di servizi aggravata dal terremoto. “Abbiamo bisogno di strutture adatte alla realtà che cambia. Oggi l’unica sala che abbiamo a disposizione è una stanza, adibita a oratorio, per i nostri ragazzi”, racconta il parroco mostrando la sala sotto la canonica. Accanto, c’è uno spazio con il cemento ancora grezzo. “Qui -spiega – avevamo in progetto di realizzare un garage ma ora, data la situazione, vorremmo creare un altro salone per le riunioni e gli incontri, al momento però non abbiamo i fondi per farlo”. È per questo che i parrocchiani hanno deciso di mobilitarsi lanciando un appello sul sito parrocchiale (Parrocchiasangiovanni.jimdo.com) in cui chiedono aiuto per raccogliere i fondi. Una sala che, comunque sia, non potrà far fronte alle esigenze di una comunità di 2.500 persone. Del problema di Cese, come degli altri nuovi quartieri, si sta occupando anche la Cartias che sta monitorando le varie realtà. “C’è la possibilità che vicino ai nuovi palazzi, nella parte bassa del paese – dice il parroco – possa sorgere una delle 40 chiese prefabbricate finanziate dalla Cei. Il mio sogno è di trasformarla un domani, quando la nostra chiesa sarà riparata, in un oratorio per i giovani”.
Non perdere tempo. Secondo i progetti della Protezione Civile, il 40% dell’area complessiva dei nuovi quartieri sarà destinata, una volta conclusi i lavori, a servizi con l’apertura di negozi, farmacie, uffici pubblici, scuole, ambulatori e, secondo quanto assicurato da Guido Bertolaso, anche spazi per le comunità. La loro costruzione avverrà però in un secondo momento, perché molti di questi spazi continuano ad essere occupati da uffici e container delle imprese costruttrici. “La mia preoccupazione – conclude don Rajaonarivelo – è che si perda tempo e che la gestione dell’area destinata ai servizi venga lasciata completamente in mano ai privati. Ho paura che il quartiere si riempia di bar e di spazi di divertimento, lasciando in secondo piano le realtà educative. Per questo è necessario che come Chiesa ci si muova subito”. Di fronte alla sfida che li attende e con le prime famiglie già arrivate a Cese, don Rajaonarivelo e i suoi parrocchiani guardano avanti. “Stiamo pensando di organizzare una celebrazione di benvenuto per i nuovi arrivati, seguita da una piccola festa”, conclude il parroco che aggiunge: “Pensavamo di organizzarla per la fine di ottobre, lasciando così a queste persone un po’ di tempo per ambientarsi. Poi inizieremo a girare casa per casa per conoscere le nuove famiglie e invitarle a camminare con noi”.
dall’inviato SIR a L’Aquila