MISSIONE

Il sangue dei giusti

Don Ruggero Ruvoletto, una vita donata ” “

Ormai stiamo entrando nel mese di ottobre, detto anche “ottobre missionario” perché le comunità cristiane s’impegnano a pregare, promuovere e sostenere, anche economicamente, le missioni. Quest’anno il Santo Padre ha titolato il suo messaggio per la Giornata mondiale del 25 ottobre con l’espressione giovannea: “Le nazioni cammineranno alla sua luce” (Ap 21,24). Infatti, scrive Benedetto XVI, “scopo della missione della Chiesa è di illuminare con la luce del Vangelo tutti i popoli nel loro cammino storico verso Dio, perché in Lui abbiano la loro piena realizzazione ed il loro compimento”. Per questo motivo tutti i cristiani devono sentire l’ansia e la passione di portare la luce di Cristo a tutti i popoli. È questa passione che muove il cuore di tanti uomini e donne, spingendoli a imboccare la via della missione “ad gentes”, incuranti dei rischi che la loro vita può correre in Paesi così lontani, ove non sempre è garantita la sicurezza.

Il sangue della missione. Nella periferia di Manaus, capitale dell’Amazzonia, in questi giorni ha perso la vita anche il sacerdote “fidei donum” della diocesi di Padova, don Ruggero Ruvoletto, di 52 anni. Sembrava un omicidio a scopo di rapina. In tutto appena 15 euro. Le indagini però, vista la dinamica dell’assassinio, sembra stiano orientandosi anche verso l’inquietante ipotesi di un avvertimento da parte dei narcotrafficanti nei confronti di coloro che, come don Ruggero, lottano per sottrarre i giovani dalla morsa della droga e contrastarne l’infame commercio.
In un triste primo mattino di settembre, per qualche istante, le tenebre hanno avuto il sopravvento sulla luce. È stato ucciso un sacerdote buono, partito con grande entusiasmo, armato solo della forza del Vangelo e dell’amore per quelle popolazioni del nord del Brasile. Don Ruggero era stato per una decina d’anni direttore del Centro missionario di Padova. Poteva starsene anche a casa: sarebbe stato, di sicuro, un ottimo parroco. Ma quando il Vangelo mette le ali non si può fargli resistenza. Al buon discepolo non resta che prendere il volo. Così è partito e ultimamente è andato a vivere in una zona povera alla periferia di Manaus, che sapeva pericolosa. Il Vangelo chiede di esporre la propria vita per la causa di Gesù e per l’amore ai poveri. Per arrivare a questo è necessario, con grande coraggio, varcare quella difficile frontiera oltre la quale si entra nella logica del “perdere la vita per ritrovarla”. Al di qua c’è solo posto per i mille compromessi quotidiani, dettati dal desiderio del quieto vivere e dal cercare qualche privilegio. A volte persino di barattare la vita nuova ricevuta da Cristo per un piatto di lenticchie.

Perché la morte non sia vana. Ancora una volta il mese di ottobre inizia bagnato dal sangue dei missionari. Quando i nostri vescovi affermano che la missione “ad gentes” deve essere punto di riferimento e paradigma per la pastorale delle nostre comunità, si riferiscono anzitutto alla necessità di collocare sempre e comunque al primo posto il Vangelo della carità, qualunque sia il prezzo da pagare, fosse anche il martirio. Quello, appunto, che mettono in conto i nostri missionari. Perché anche per ognuno di noi, che non siamo partiti per le missioni, vale l’imperativo evangelico di perdere la vita per ritrovarla. Di non vergognarci del Vangelo e di non lasciarci mai intimidire o tramortire dalle suadenti sirene del male. Di non demordere di fronte ai rischi nei quali, anche qui da noi, incorre una testimonianza coerente e convincente.
La vita donata da don Ruggero non è stata vana. Gli ha consentito di entrare nella gloria dei molti che nella storia hanno lavato le loro vesti nel sangue dell’Agnello. Ma non è vana neanche per le persone che lascia in Brasile, perché il sangue versato dai giusti è sempre fecondo e colma ogni vuoto. Quanto a noi, preti e laici, che tra tante fatiche e sacrifici, siamo impegnati nella pastorale delle nostre Chiese, speriamo che questa morte ci provochi ad un maggior ardire evangelico. Ad osare più coraggio e coerenza. Le tenebre, grazie alla forza dello Spirito, non possono più spegnere la luce di Cristo. La nostra tiepidezza, però, può renderla tante volte opaca.

Lucio Bonomo
direttore “La Vita del Popolo” (Treviso)