ABRUZZO

Come sarà l’autunno?

Dalle tende alle case: un passaggio difficile ma non privo di speranza

La prossima settimana verranno consegnati a L’Aquila i primi 600 appartamenti del piano Case: il progetto che prevede la realizzazione nel capoluogo abruzzese di 184 palazzine per un totale di 4.588 abitazioni. Dopo la consegna delle "casette" di Onna, rappresenterà il primo passo numericamente significativo per dare una sistemazione nel medio periodo alle circa 36 mila persone ancora sfollate. Un cammino che richiederà però ancora alcuni mesi di disagi per i cittadini. Per questo il sindaco di L’Aquila, Massimo Cialente, si è rivolto ai suoi concittadini chiedendo di "sopportare ancora sessanta giorni di difficoltà". La situazione in città e nei Comuni del cratere è, infatti, molto delicata. Da una parte iniziano a vedersi i primi frutti del lavoro portato avanti in questi mesi come la riapertura, seppur parziale, delle scuole ma dall’altro continuano i disagi per i cittadini costretti ad attendere l’assegnazione del proprio alloggio nelle tendopoli (che stanno lentamente chiudendo) o negli alberghi e residence sparsi sulla costa o nella provincia aquilana.

Le prime certezze. Una rassicurazione per la popolazione è arrivata dalla pubblicazione dell’elenco di tutte le famiglie assegnatarie degli alloggi e del periodo in cui è prevista la consegna dell’abitazione. Un segnale importante per chi viveva ancora nell’incertezza sul quando e soprattutto il dove avrebbe avuto una casa. Il capo della Protezione Civile, Guido Bertolaso, ha garantito che "tutti avranno una sistemazione entro il 15 dicembre", illustrando lo schema con cui verranno collocate le 12.600 famiglie del Comune di L’Aquila che hanno casa inagibile: 4.588 troveranno spazio negli appartamenti del Piano Case, 4.200 beneficeranno del contributo di autonoma sistemazione (pari a 200 euro a persona fino a un massimo di 800 euro a nucleo famigliare), 500 andranno in affitto negli appartamenti con canoni calmierati pagati dallo Stato, mentre 1.100 famiglie troveranno spazio nelle "casette" che saranno costruite nelle frazioni. "In questo modo – ha detto Bertolaso – sarà data una sistemazione a 10.688 nuclei famigliari, per un totale di 36 mila persone". Una cifra che non permette però di colmare le 12.600 richieste. "Al momento – ha spiegato Bertolaso – rimangono escluse 2 mila famiglie formate al 70% da persone sole e per la parte restante da coppie. Per sistemarle troveremo soluzioni alternative come il reperimento di altri appartamenti, anche requisendoli se necessario. Prima però è necessario procedere con le verifiche dei nuclei familiari assegnatari per valutare se realmente hanno diritto alle abitazioni. Gli elenchi sono, infatti, ancora provvisori e siamo convinti che i controlli porteranno a liberare altri posti". Per i Comuni del cratere si procederà, invece, con le "casette" di legno, già in costruzione in 19 comuni. In totale ne saranno collocate 3.300.

Al via le requisizioni degli appartamenti. La possibilità di requisire gli appartamenti sfitti della città era già stata ventilata nei mesi scorsi di fronte al repentino aumento dei prezzi del mercato immobiliare cittadino, ma non era mai stata applicata. "Da settimana prossima daremo il via alle requisizioni degli appartamenti, sia dei grandi sia dei piccoli numeri", ha annunciato il prefetto di L’Aquila, Franco Gabrielli, aggiungendo: "Continuiamo a ricevere segnalazioni da cittadini vessati da richieste deplorevoli ed esorbitanti per gli affitti, per di più in nero. È da queste segnalazioni che inizieremo ad intervenire perché crediamo che oltre alla necessità di reperire abitazioni per gli sfollati vi sia una questione morale ed etica a cui nessuno di noi debba sottrarsi". Negli scorsi mesi un’ordinanza aveva dato la possibilità ai cittadini proprietari di appartamenti di metterli a disposizione degli sfollati stipulando dei contratti con canoni, in linea con il mercato pre-terremoto, che sarebbero stati pagati dalla Stato. Una soluzione che ha portato al reperimento di soli 500 appartamenti a fronte di una disponibilità molto maggiore, stimata attorno ai 3 mila, anche se non vi sono numeri certi. Riferendosi all’aumento "immotivato" degli affitti il prefetto ha aggiunto che bisogna "chiamare le cose con il loro nome, perché ci troviamo di fronte a reati e, come tali, queste situazioni verranno denunciate alla Procura della Repubblica". Un discorso che per il prefetto va esteso anche a chi con dolo ha fatto richiesta per le abitazioni antisismiche senza averne diritto.

L’invito alla fortezza. È in una situazione come questa "in cui le sfide si moltiplicano su tutti i fronti della nostra vita" che l’arcivescovo di L’Aquila, mons. Giuseppe Molinari, ha invitato i cristiani a "invocare il dono della fortezza". "Come sarà il nostro autunno?", domanda il vescovo sul nuovo numero di "Vola", il quindicinale dell’arcidiocesi. "Le previsioni soprattutto dei più pessimisti sono fosche e preoccupanti" ma "cari cristiani di L’Aquila chiedete al Signore e vivete ogni giorno la virtù della fortezza. Allora non ci sarà nessun autunno caldo. Ma per quello che dipenderà da noi cristiani, ci sarà un impegno solidale, aperto a tutte le collaborazioni, ricco della speranza, della laboriosità e dell’ottimismo che sono un aspetto indissociabile dalla nostra fede". Parole che richiamo quelle del card. Bagnasco che il 14 settembre aveva incontrato la comunità abruzzese per riconfermare la vicinanza operosa della Chiesa italiana.

a cura dell’inviato SIR a L’Aquila