EDUCAZIONE

La pazienza dell’attesa

Il “rapporto-proposta” del Comitato per il progetto culturale

Un rapporto-proposta sull’emergenza educativa: è la prima indagine pluridisciplinare promossa dal Comitato per il progetto culturale della Conferenza episcopale italiana guidato dal card. Camillo Ruini. Famiglia, scuola, comunità cristiana, lavoro, impresa, mass media sono alcuni dei temi dell’indagine, intitolata “La sfida educativa” (ed. Laterza). Il rapporto verrà presentato il 22 settembre a Roma alla presenza, oltre che del card. Ruini, del ministro dell’Istruzione Mariastella Gelmini, di Emma Marcegaglia, presidente di Confindustria; del presidente Rai Paolo Garimberti, e dei sociologi Pierpaolo Donati e Sergio Belardinelli. Il SIR ha parlato dell’iniziativa con Paola Bignardi, membro del Comitato per il progetto culturale e coordinatrice con Belardinelli e Francesco Botturi del rapporto che, spiega, “intende fare il punto della situazione, accendere i riflettori sul tema educazione, ma è anche una proposta che dice lo slancio verso il domani, la volontà di non lasciarsi paralizzare dalle difficoltà e la ricerca di una progettualità nuova”.

Che idea si è fatta della “emergenza educativa?”
“Preferisco parlare di trasformazione dei processi educativi tradizionali, oggi in crisi. L’espressione emergenza dà l’idea di un correre ai ripari che non corrisponde a ciò che penso dell’educazione; evoca l’idea di un disastro imminente al quale porre rimedio e inibisce quella progettualità di ampio respiro necessaria per rifondare e reinterpretare l’educazione. Ogni tempo ha il suo modo di esprimere e interpretare le grandi esperienze umane: oggi stiamo vivendo la fase della fatica di elaborare un modello educativo che interpreti il nostro tempo e i rapporti fra le generazioni. A differenza di molti, non sono pessimista al riguardo: le cose grandi del passato esistono ancora, sono solo momentaneamente tramontate nell’attesa di essere reinterpretate per il presente”.

Il suo è un “no” al catastrofismo diffuso?
“Il catastrofismo mi sembra una forma di non assunzione di responsabilità; dichiarare la propria impotenza di fronte alla realtà paralizza e deresponsabilizza, e questo va evitato. Noi cristiani, in particolare, dobbiamo essere in ogni situazione testimoni di una speranza che non è ingenuità, ma frutto di un discernimento che ritrova nella storia umana i segni dello Spirito, anche se incerti”.

Quale il ruolo della comunità cristiana in ambito educativo?
“Impegnarsi in modo responsabile a far crescere il futuro delle nuove generazioni e quindi di tutta la società. Grazie alla sua lunga tradizione educativa e all’attenzione per la persona, per i più giovani e i più poveri, la comunità cristiana ha le carte in regola per interrogarsi e offrire un contributo al riguardo, per dire parole importanti ed essere un riferimento significativo”.

Forse il vero nodo da sciogliere riguarda la questione antropologica?
“Sì: da una parte la visione della persona, dall’altra il valore che vogliamo dare alla persona. Per dedicarsi all’educazione occorre avere il senso della gratuità delle relazioni perché si tratta non di compiere un’operazione che dà ritorni immediati e certi: si agisce per la libertà dell’altro e si può essere smentiti dalle sue scelte poiché l’educazione autentica educa la libertà. Ciò richiede grande capacità di impegnarsi e al tempo stesso disponibilità ad accettare che l’altro sia magari molto diverso da come avremmo desiderato”.

L’educazione richiede tempi lunghi, mentre spesso si vorrebbero risposte rapide…
“L’educazione ha bisogno di pazienza, le azioni a breve sono superficiali ed inefficaci; per scavare in profondità occorre il tempo della maturazione. Per questo in ambito educativo paga solo la pazienza dell’attesa”.

Il rapporto-proposta definisce l’educazione un bene pubblico per eccellenza…
“L’educazione rivela il vero volto degli adulti di una società: qual è il loro progetto di vita, la loro fiducia nel futuro, la loro maturità nella comunicazione con i più giovani, che cosa hanno da trasmettere loro. Laddove l’educazione venga curata, l’intera società trarrà benefici dalla presenza di personalità mature: l’educazione è un bene pubblico perché ogni giovane cresciuto positivamente e in grado di realizzare il proprio progetto di vita reca un importante contributo non solo alla sua famiglia, ma a tutta la comunità. Oggi tuttavia nessuno può farcela da solo. È importante che i diversi soggetti educativi costruiscano una sinergia, non facile perché richiede di rinunciare alle proprie gelosie e alla definizione delle attività in cui ci si sente registi indiscussi, ma resa necessaria dalla complessità dell’obiettivo. Educare è vocazione, passione e responsabilità”.

Oggi si parla poco di “passione educativa”…
“Si ha paura di questa espressione, troppo coinvolgente e che costringe a mettersi in gioco. Il compito educativo richiede dedizione assoluta, ma oggi si è purtroppo spenta la passione per l’altro e poi, a forza di parlare della difficoltà dell’educazione ci stiamo dimenticando di dire la bellezza del veder crescere dalle nostre azioni, talvolta incerte, la novità e la ricchezza di una persona che sboccia”.

Riproporre concretamente la questione educativa: in che modo?
“Partendo dalla parrocchia che ha titolo per ridire l’alfabeto dell’educazione e rendersi regista di nuove alleanze tra famiglia, scuola e agenzie educative (associazioni, gruppi sportivi)”.