CHIESA E ARTISTI
L’incontro del Papa nella Cappella Sistina (21 novembre)
Artisti qualificati da tutti i continenti saranno a Roma il 20 e 21 novembre per incontrare Benedetto XVI, in occasione del decennale della Lettera agli artisti di Giovanni Paolo II, e dei 45 anni dallo storico incontro di Paolo VI con gli artisti. Voluto dal Pontificio Consiglio della cultura, l’evento, che si terrà nella cappella Sistina, intende “rinnovare l’amicizia e il dialogo tra la Chiesa e gli artisti e suscitare nuove occasioni di collaborazione”. Cinque le categorie artistiche rappresentate: pittori e scultori; architetti; scrittori e poeti; musicisti e cantanti; registi, attori di cinema e teatro, ballerini. Cinquecento gli inviti inoltrati e finora sono giunte 100 risposte di cui 76 positive. Tra loro diversi premi Oscar, come Ennio Morricone, Giuseppe Tornatore, ed artisti come Arnaldo Pomodoro, Bo Wilson e Sebastian. Secondo quanto riferito da mons. Pasquale Iacobone, incaricato del dipartimento “arte e fede” del Pontificio Consiglio della cultura, il programma prevede, il pomeriggio del 20 novembre la visita degli artisti alla collezione di arte moderna e contemporanea dei Musei Vaticani, realizzata per volere di Paolo VI. Nella mattinata del 21 novembre l’incontro con il Papa, nella Cappella Sistina, segnato anche da brevi interventi musicali.
Alleanza infranta. Ad illustrare ai giornalisti l’incontro, il 10 settembre, è stato il presidente del Pontificio Consiglio della cultura, mons. Gianfranco Ravasi. “Si deve riconoscere – ha esordito – che da tempo l’alleanza tra fede e arte si è infranta. L’arte ha lasciato il tempio, ha relegato su uno scaffale polveroso il grande codice religioso e le grandi narrazioni bibliche”. Di fronte a questa “divaricazione” tra fede e arte, Benedetto XVI vuole riproporre un nuovo incontro con gli artisti, una tappa iniziale, di partenza, cui gli artisti dovranno rispondere”. Per mons. Ravasi, “l’arte ha abbandonato la concezione secondo la quale l’opera artistica incarna una visione trascendente dell’essere e si è dedicata a ricerche autoreferenziali, orientate anche verso la provocazione”. L’incontro del Papa con gli artisti, tra i quali anche quelli delle nuove arti come il cinema, il design e la video-art, servirà, pertanto, a intessere “un dialogo nella speranza che risorga un’alleanza feconda”. Mons. Ravasi si è detto, infatti, convinto “della necessità dell’incontro tra l’artista e la trascendenza, tra la bellezza e la fede, perché tra queste c’è una sonorità, una familiarità. Va dunque recuperata la sintonia di principio e la consonanza di partenza”.
Meravigliosi azzardi. Un’idea già espressa dallo stesso vescovo in un articolo sul “L’Osservatore Romano” del 10 settembre in cui vengono citati “i meravigliosi azzardi che, nei secoli, la Chiesa ha saputo giocare, scegliendo, fra il IV e V secolo, come sua lingua figurativa l’arte greco-romana, l’ellenismo naturalistico e illusionistico. Un azzardo immenso e carico di futuro se si pensa che il cristianesimo veniva dall’ebraismo, la più ferocemente aniconica fra le culture del Mediterraneo”. Oppure “quando, nel Rinascimento, la Chiesa riconobbe nello splendore del vero visibile, l’epifania dell’Altissimo”. Tutto questo per dire che “la Chiesa per molti secoli ha saputo guardare al mondo delle arti con spregiudicato coraggio. Ne ha accettato gli stili, li ha vivificati e trasfigurati con i suoi contenuti, senza per questo mortificare o condizionare le ragioni dell’arte”. Dall’Ottocento in poi, “le risorse spirituali e intellettuali del cristianesimo hanno scelto di disertare il mondo della contemporaneità artistica inabissandosi come un fiume carsico”. Tuttavia, scrive mons. Ravasi, “forse oggi ci sono le condizioni favorevoli perché la Chiesa possa giocare con successo l’ultimo azzardo. Nella dissoluzione dei linguaggi e dei modelli, nell’afasia espressiva che distingue il nostro tempo, la Chiesa deve farsi sguardo e ascolto. Non è possibile che i tesori della spiritualità cristiana si siano inabissati in modo definitivo e irreversibile. Quali forme d’arte abiteranno il terzo millennio cristiano, non lo sappiamo. Oggi possiamo solo riconoscere e per quanto possibile valorizzare i frammenti di sapienza e di bellezza che potranno costruire il nuovo ordine estetico”.
Chiese, non garage. Un nuovo ordine estetico che deve coinvolgere anche le chiese, nelle quali, ha sottolineato mons. Ravasi in conferenza stampa, “un certo cattivo gusto, oggi, è un dato di fatto”, invocando “una indispensabile formazione di tipo estetico a partire dai seminari e dalle parrocchie”. Ricordando una frase di padre Turoldo, “oggi le chiese sono come un garage dove Dio viene parcheggiato e i fedeli sono tutti allineati davanti a Lui”, mons. Ravasi ha esortato a fare del “linguaggio della comunicazione religiosa un linguaggio estetico”. Idea condivisa anche da Antonio Paolucci, direttore dei Musei Vaticani, per il quale “le chiese, che nel Medioevo erano prefigurazione del Paradiso, ricche di colori, oggi sono grigie e spoglie. È urgente riscoprire le cose positive che possono costruire l’estetica di domani”.