religioni e culture
Meeting della Comunità di Sant’Egidio
Una marcia silenziosa nel cuore della vergogna del mondo, del dolore assoluto, il campo di concentramento di Auschwitz-Birkenau. I leader delle religioni di tutto il mondo, rabbini, imam, cardinali e metropoliti, e con loro centinaia di persone hanno sfilato martedì 8 settembre lungo i binari della morte. Hanno compiuto quello stesso tragico tragitto che 70 anni fa, condusse il popolo ebraico, solo perché ebraico di nascita, verso i forni crematori. È stato il più vasto genocidio nella storia del mondo. Sei milioni di ebrei sono stati assassinati: l’80% degli appartenenti alla comunità ebraica europea, un terzo della popolazione ebraica mondiale. Si è concluso con questo atto di omaggio alla memoria delle vittime del passato il Meeting internazionale "Religioni e culture in dialogo" della Comunità di Sant’Egidio che ha riunito dal 6 all’8 settembre a Cracovia oltre 500 rappresentanti delle religioni mondiali. La città polacca è stata scelta perché quest’anno ricorrono i 70 anni dallo scoppio del Secondo conflitto mondiale e i 20 dall’abbattimento definitivo della Cortina di ferro. Aprendo ufficialmente i lavori del Meeting, il fondatore della Comunità di Sant’Egidio, Andrea Riccardi, ha detto: "A settant’anni dall’inizio della guerra, sulle strade della bella e nobile Cracovia, come sui sentieri tristi di Auschwitz, non risuona il passo cadenzato delle truppe di occupazione, quello stanco dei deportati o di un popolo umiliato; ma quello amico dei pellegrini di religione diversa". Ciò "dice la volontà di continuare a camminare insieme sulla strada del dialogo e della pace. Perché essere insieme, senza confusione ma senza divisioni, manifesta il destino comune dell’umanità. A tale destino occorre dare anima".
Il valore della memoria. Un lungo applauso ha accolto il messaggio che Benedetto XVI ha rivolto durante l’Angelus di domenica 6 settembre ai partecipanti al Meeting. Il saluto del Pontefice è stato trasmesso sui maxischermi nel santuario della Divina Misericordia di Cracovia mentre si stava svolgendo la solenne liturgia ecumenica che ha dato il via ufficiale all’incontro. "La memoria di questi eventi ha detto il Papa ci spinga a pregare per le vittime e per coloro che ancora ne portano ferite nel corpo e nel cuore; sia inoltre monito per tutti a non ripetere tali barbarie e a intensificare gli sforzi per costruire nel nostro tempo, segnato ancora da conflitti e contrapposizioni, una pace duratura, trasmettendo, soprattutto alle nuove generazioni, una cultura e uno stile di vita improntati all’amore, alla solidarietà e alla stima per l’altro". Ad accogliere i leader religiosi sotto il segno dello "Spirito di Assisi", è stato l’arcivescovo di Cracovia, card. Stanislaw Dziwisz: "Da Cracovia, dalla città di Giovanni Paolo II, infaticabile pellegrino e messaggero di pace ha detto l’arcivescovo s’innalza in questi giorni una voce corale e una preghiera rivolta all’Onnipotente, per il dono della pace per la nostra terra inquieta". E nel prendere la parola il card. Walter Kasper, presidente del Pontificio Consiglio per l’unità dei cristiani, ha dato una sua testimonianza personale di quegli anni: "Ho vissuto lo scoppio delle ostilità come un bambino di sei anni, il cui padre nel bel mezzo della notte viene chiamato alle armi come soldato, per una guerra che fu una tragedia umana e politica per l’Europa e per il mondo… Dolore inenarrabile è stato causato in particolare al popolo polacco. Con profondo rispetto e cordoglio m’inginocchio davanti a tutte le vittime di questa violenza disumana, perpetrata nel cuore dell’Europa".
Mai più olocausti. Ma "perché dobbiamo ancora ricordare?". Ha chiesto Michael Schudrich, rabbino capo di Polonia. Perché "ogni volta che anche un solo individuo ricorda il genocidio nazista e parla dell’Olocausto o rievoca l’assassinio di ebrei, polacchi, rom e altri, ogni volta che lo facciamo allontaniamo un po’ il rischio che ciò possa avvenire di nuovo. Ogni preghiera, ogni conferenza, ogni parola pronunciata contro ciò che è accaduto qui ad Auschwitz", rendono "meno possibile l’eventualità che ciò accada di nuovo".
Una proposta per il futuro. Proprio perché, come ha detto Riccardi in apertura del Meeting, "l’orrore della guerra é la più grande lezione al nostro tempo", da Cracovia, la Comunità di Sant’Egidio si è fatta promotrice di un’iniziativa che punta a evitare in futuro che altre tragedie si possano compiere in nome dell’appartenenza etnica: la proposta cioè di istituire un registro europeo sul razzismo. La proposta nasce dalla constatazione che in molti Paesi dell’Europa a 27, tra cui Italia, Malta, Grecia, Portogallo e Spagna, non viene tenuto un conteggio degli episodi di razzismo. Dove un simile registro esiste, come in Gran Bretagna, si è scoperto che, solo nel 2007, ci sono stati 65.736 incidenti e delitti di matrice razzista.