CEI

Il frumento è per tutti

Messaggio per la Giornata del ringraziamento (8 novembre)

"La Parola del Signore ci accompagna in questa riflessione annuale e guida il discernimento che come comunità ecclesiale siamo chiamati a fare per identificare percorsi e mezzi affinché la terra torni a essere il luogo in cui l’uomo vive la sua relazione con Dio". Si apre con queste parole il Messaggio per la Giornata del ringraziamento (8 novembre 2009), dedicata dalla Chiesa a riflettere sull’attività agricola e sul rispetto e la promozione dei beni della terra da parte dell’umanità. Nel messaggio, diffuso a cura della Commissione episcopale per i problemi sociali e il lavoro, la giustizia e la pace, che ha per titolo "Tu prepari il frumento per gli uomini" (dal Salmo 65), si riflette in apertura sulle tendenze economiche e sociali riguardo i Paesi rurali, notando che "la conservazione del territorio, affidata alle talvolta povere comunità rurali della montagna e della collina, ha un ruolo vitale per la sicurezza dell’agricoltura di pianura e per le città, attraverso il delicato equilibrio dei complessi sistemi idrogeologici ed ecologici che caratterizzano il nostro Paese". Ciò pur in presenza di un certo recupero dei valori della terra, anche a seguito dei "sempre più numerosi… neorurali", vale a dire quelle "persone che abbandonano l’ambiente urbano per andare a vivere in campagna, pur continuando a lavorare in città. Quando la scelta dei nuovi venuti – spiega il documento – si incrocia con la positiva accoglienza da parte dei residenti, l’incontro diventa fecondo per tutti: chi già vive in campagna allarga i propri orizzonti e si confronta con culture diverse; chi arriva dalla città respira e fa propri i valori antichi del mondo rurale".

"Percepire" il dono. Il messaggio dei vescovi sottolinea che, perché tale scambio sia davvero fruttuoso, occorre percepire "la terra come dono di Dio, da accogliere e rendere produttivo, non da distruggere o abbandonare". Ciò esige anche di riconoscere "la centralità del lavoro agricolo per recuperare quel processo virtuoso che ridona la dignità di persona al lavoratore della terra nella stessa misura che ai lavoratori dell’industria e dei servizi". Riferendosi in particolare all’Italia, il messaggio prosegue: "Non possiamo dimenticare, insieme ad altri problemi emergenti, come il nostro Paese detenga un primato nel consumo di suolo, risorsa pregiata e di fatto non rinnovabile, non di rado oggetto di trasformazione senza una corretta pianificazione del territorio e senza controlli adeguati. Con la scomparsa del suolo e del suolo agricolo in particolare, scompaiono – per sempre – paesaggio agrario, biodiversità, imprenditorialità e aziende agricole, cultura e tradizioni rurali. Invitiamo, pertanto, i singoli cristiani e le comunità ecclesiali a vigilare in modo positivo e le istituzioni a intervenire con leggi e piani idonei alla gravità del fenomeno". La Commissione episcopale parla poi del rispetto per le "leggi" ecologiche come di "una sfida e un valore perché i mutati stili di vita, introducendo esigenze nuove e diverse opportunità, spesso relegano in secondo piano la programmazione per l’uso delle risorse energetiche e materiali e i controlli sullo smaltimento di rifiuti e scorie, mettendo a repentaglio l’equilibrio biologico e ambientale".

Le economie emergenti. Nella seconda parte del testo si parla delle "economie emergenti" che "accaparrano terre nei Paesi poveri, specialmente in Africa, espropriandone le popolazioni con la complicità di dirigenti locali. Inoltre, recano danno all’ambiente e deturpano il creato che ispira la pace e il benessere e con cui le popolazioni vivono in armonia". Sempre riguardo alle economie emergenti, si aggiunge: "Occorre anche denunciare lo sfruttamento del lavoro contadino e condizioni di mercato internazionale che portano a privilegiare colture destinate all’esportazione a danno delle colture destinate all’alimentazione locale. Queste e altre situazioni comportano effetti gravissimi di ingiustizia e di squilibri sociali, fame e malattie, analfabetismo e arretratezza, spargendo semi di discordia e di guerra e rendendo i poveri sempre più poveri e dipendenti da chi ha il potere di decidere per gli altri e sulla vita degli altri".

Una mentalità rinnovata. La parte conclusiva del documento fa poi cenno ai fenomeni migratori in corso oggi: "La solidarietà sarà monca, specialmente verso i popoli poveri, se non si riconosce che l’impatto dell’immigrazione extracomunitaria è oggi uno dei fattori importanti e decisivi per il mantenimento stesso del mondo agricolo. Questo fenomeno invita a un’apertura nuova alla mondialità, portando a misurarsi con il cammino ecumenico e con il dialogo interreligioso, in vista di una rispettosa integrazione sociale e culturale nelle nostre comunità". In conclusione il testo invita a "maturare in una mentalità rinnovata, che sappia fare del ringraziamento non solo il risultato delle nostre azioni, ma la base da cui partire per rendere giustizia all’opera straordinaria del Creatore, ma anche all’uomo stesso, secondo le parole dell’enciclica di Benedetto XVI Caritas in veritate: «Le modalità con cui l’uomo tratta l’ambiente influiscono sulle modalità con cui tratta se stesso e viceversa» (n. 51)".