ABRUZZO
Come sarà dopo il tempo del terremoto? ” “
Mancano poco più di due settimane alla riapertura delle scuole, fissata per il 21 settembre, e in tutta Italia cresce l’attesa di studenti e famiglie. I libri da acquistare, i compiti da finire e la felicità di rivedere i propri compagni che si stempera, per molti, nel pensiero di giorni da passare tra i banchi. Emozioni e pensieri che a L’Aquila e nei Comuni colpiti dal terremoto si sommano a problemi e domande ben più grandi: come sarà la nostra nuova scuola? E soprattutto, come sarà tornare a L’Aquila dopo mesi passati lontano, sulla costa abruzzese, o nelle tendopoli?
Due opzioni per un obiettivo. La scelta della Protezione Civile e del ministero della Pubblica Istruzione per far tornare gli studenti in città è chiara: ristrutturare le scuole che hanno subito danni lievi e sostituire gli edifici maggiormente danneggiati con i Musp, moduli prefabbricati provvisori, da posizionare in zone strategiche della città. Secondo gli esiti dei sopralluoghi, condotti su tutte le scuole degli oltre cinquanta Comuni del cratere, il 76% degli edifici è stato classificato come agibile o parzialmente inagibile mentre il restante 24% necessità di interventi più lunghi o si trova in aree inaccessibili per rischio esterno.
Scuole al via il 21 settembre. “Le prime 17 scuole provvisorie previste dalla Protezione Civile saranno consegnate per il 21 settembre, data di inizio dell’anno scolastico. Per un totale di 3.800 alunni”, spiega al SIR Manuela Manenti, responsabile per il progetto della Protezione Civile, la quale precisa che “la costruzione di altri otto edifici partirà nei prossimi giorni. Pensiamo comunque di ultimare tutte le 32 scuole previste entro il mese di ottobre”. Lo stanziamento complessivo per l’intero progetto è di 66 milioni di euro, ma non comprende le opere accessorie e gli allacciamenti. “Con questi ultimi edifici – continua Manenti – troveranno posto altri 1.700 alunni mentre a novembre, per l’inizio dell’anno accademico, entreranno in aula i 750 alunni del nuovo Conservatorio cittadino”. Accanto a questo sorgerà un convitto che costerà sei milioni di euro.
Dalla città ai piccoli comuni. I lavori prevedono la realizzazione di scuole di ogni ordine e grado. Gli interventi riguarderanno principalmente il Comune di L’Aquila, dove a causa del centro storico ancora inaccessibile, vi è il numero maggiore di istituti inagibili, ma anche ai 1.400 m di Campotosto, dove verrà costruita una nuova classe per gli otto alunni delle elementari del paese. Altri edifici sorgeranno a Ovindoli, Rocca di Mezzo, Scoppito, Arista e Popoli. In altri Comuni o frazioni, come Poggio Picenze, Lucoli, Fossa, Villa San’Angelo, e nelle frazioni aquilane di Paganica e Coppito stanno sorgendo, invece, nuovi edifici finanziati dalle donazioni di Regioni, fondazioni e associazioni. Dall’altra parte nella maggioranza dei paesi del cratere e in alcuni istituti cittadini continuano i lavori di ristrutturazione degli edifici esistenti. Lavori che in alcuni casi hanno provocato le proteste dei genitori preoccupati di far studiare i propri figli in edifici non sicuri. Da qui la scelta di alcuni di optare per le nuove scuole.
Una città nuova. Per quanto riguarda le nuove strutture provvisorie Manenti precisa che “le scuole saranno sicure e funzionali”, mentre “a chi critica l’estetica spiego che il nostro unico obiettivo è dare una scuola agli studenti aquilani così da permettere il loro ritorno per il bene della città. Poi ad emergenza finita le autorità locali potranno smontarle e spostarle a loro discrezione”. I nuovi edifici andranno inevitabilmente a modificare il profilo urbano della città e soprattutto il flusso del traffico. Per questo si fa strada l’ipotesi di rivedere parte della viabilità per evitare disagi e blocchi del traffico, oltre che rischi per i bambini che si recano nella scuole.
La rinascita delle scuole religiose. Alcuni dei nuovi edifici saranno destinati agli Istituti religiosi. “La scelta di ricostruire moduli provvisori anche per le scuole private paritarie – continua Manenti – è legata alla consapevolezza che l’istruzione sia un diritto di tutti. Crediamo, infatti, che ogni bambino debba poter tornare nella propria scuola. Senza dimenticare come alcuni di questi istituti, in particolare alcune scuole religiose, sono parte della storia della città, tanto che sono stati gli stessi cittadini a chiederci di ricostruirle”. Tra le scuole che riapriranno c’è anche l’Istituto delle suore missionarie della dottrina cristiana. “I lavori procedono bene, sono state fatte buone scelte sia dal punto di vista delle zone, individuate dal Comune, che dalle strutture e pensiamo di potervi rientrare già per l’inizio delle lezioni, il 21 settembre, o nelle settimane successive”, confermato la superiora madre Nazarena Di Paolo.
Ripartire colmi di speranza. Per quanto riguarda il ritorno a L’Aquila dei 250 alunni dell’Istituto, comprendente una scuola dell’infanzia e una primaria, la direttrice precisa che “quasi tutti torneranno”. “Solo due o tre bambini per classe – continua – sono ancora indecisi perché le famiglie non sanno se avranno un’abitazione di quelle messe a disposizione dalla Protezione Civile. Alcune hanno però chiesto di poter tornare tra un anno e, in questi casi, noi ci impegneremo a tenere libero il loro posto”. L’inizio delle lezioni sarà un passo importante per la ripresa delle attività in città. “Affrontiamo questo nuovo anno – spiega – con la speranza nel cuore e la volontà di ricostruire la comunità, ancor prima delle case. Abbiamo in programma momenti di festa per dare il bentornato ai bambini ma soprattutto un percorso con insegnanti, famiglie e psicologi che aiuti i bambini a vivere il reinserimento e a superare i traumi lasciati dal terremoto”. “È bello – conclude la direttrice – vedere la volontà di tutti gli Istituti religiosi di restare in città. La stessa volontà che ha portato tante suore a vivere questi mesi nelle tendopoli al fianco della gente”.