IL PAPA A MALTA
Il primo giorno nell’isola dove sostò naufrago l’Apostolo delle Genti
Benedetto XVI è da ieri (17 aprile) a Malta e oggi farà ritorno a Roma. Si tratta del suo 14° viaggio internazionale, l’ottavo nel Continente europeo. La breve visita apostolica s’incornicia nel 1950° anniversario del naufragio di San Paolo sull’isola. Due i discorsi del Papa nella prima giornata del viaggio: all’aeroporto internazionale di Luqa e alla grotta di San Paolo, a Rabat.
Un ruolo chiave. "Malta ha detto Benedetto XVI, all’arrivo all’aeroporto internazionale di Luqa – è stata un crocevia di molti dei grandi eventi e degli scambi culturali nella storia europea e mediterranea, fino ai nostri stessi giorni. Queste isole hanno giocato un ruolo chiave nello sviluppo politico, religioso e culturale dell’Europa, del Vicino Oriente e del Nord Africa". A questi lidi, "secondo gli arcani disegni di Dio", il Vangelo fu recato "da san Paolo e dai primi seguaci di Cristo. La loro opera missionaria ha portato molti frutti lungo i secoli, contribuendo in innumerevoli modi a plasmare la ricca e nobile cultura di Malta". Ricordando la "grande importanza strategica" di Malta, in tempi recenti come in passato, il Santo Padre ha sottolineato: "Voi continuate a giocare un valido ruolo nei dibattiti odierni sull’identità, la cultura e le politiche europee. Allo stesso tempo, sono lieto di rilevare l’impegno del Governo nei progetti umanitari ad ampio raggio, specialmente in Africa. E’ da auspicare vivamente che ciò possa servire per promuovere il benessere dei meno fortunati di voi, quale espressione di genuina carità cristiana".
Ponte tra popoli e culture. Secondo il Papa, "Malta ha molto da offrire in campi diversi, quali la tolleranza, la reciprocità, l’immigrazione ed altre questioni cruciali per il futuro di questo Continente. La vostra Nazione dovrebbe continuare a difendere l’indissolubilità del matrimonio quale istituzione naturale e sacramentale, come pure la vera natura della famiglia, come già sta facendo nei confronti della sacralità della vita umana dal concepimento sino alla morte naturale, e il vero rispetto che si deve dare alla libertà religiosa secondo modalità che portino ad un autentico sviluppo integrale sia degli individui sia della società". Considerando, poi, gli "stretti vincoli con il Vicino Oriente, non soltanto in termini culturali e religiosi, ma anche linguistici", il Pontefice ha incoraggiato "a porre questo insieme di abilità e di punti di forza a favore di un suo uso più grande, per poter servire da ponte nella comprensione tra i popoli, le culture e le religioni presenti nel Mediterraneo". "Molto deve essere ancora fatto per costruire rapporti di genuina fiducia e di dialogo fruttuoso ha osservato -, e Malta si trova in buona posizione per stendere la mano dell’amicizia ai propri vicini a nord e a sud, ad est e ad ovest". Nel suo discorso all’aeroporto, Benedetto XVI ha anche ricordato il "ruolo indispensabile che la fede cattolica ha avuto nello sviluppo" di Malta e "le vite di santità che hanno portato i maltesi a donare se stessi per il bene degli altri", tra cui Dun Ġorġ Preca, canonizzato tre anni fa.
Un segno indelebile. "Il naufragio di Paolo e la sua sosta per tre mesi a Malta hanno lasciato un segno indelebile nella storia del vostro Paese", ha evidenziato il Santo Padre, nella visita alla grotta di san Paolo, a Rabat. Grazie alla presenza dell’Apostolo delle genti, "il Vangelo di Gesù Cristo si radicò saldamente e portò molto frutto non soltanto nella vita degli individui, delle famiglie e delle comunità, ma anche nella formazione dell’identità nazionale di Malta, come pure nella sua vibrante e particolare cultura". Le fatiche apostoliche di Paolo "portarono pure una ricca messe nella generazione di predicatori che seguirono le sue orme, e particolarmente nel gran numero di sacerdoti e religiosi che imitarono il suo zelo missionario lasciando Malta per andare a portare il Vangelo in lidi lontani". Un ringraziamento e un incoraggiamento sono stati rivolti ai tanti missionari presenti nella chiesa di San Paolo. Come è stato per la vita dell’Apostolo delle genti, "la parola del Vangelo ha tutt’oggi il potere di irrompere nelle nostre vite e di cambiarne il corso. Oggi lo stesso Vangelo che Paolo predicò continua a esortare il popolo di queste isole alla conversione, ad una nuova vita e ad un futuro di speranza".
La sfida dell’evangelizzazione. Il Papa ha invitato tutti "a far propria la sfida esaltante della nuova evangelizzazione", in particolare ha esortato genitori, insegnanti e catechisti a introdurre "i giovani alla bellezza e alla ricchezza della fede cattolica, offrendo loro una solida catechesi ed invitandoli ad una partecipazione sempre più attiva alla vita sacramentale della Chiesa". Per Benedetto XVI, "il mondo ha bisogno di tale testimonianza!". Di fronte "a così tante minacce alla sacralità della vita umana, alla dignità del matrimonio e della famiglia", i nostri contemporanei hanno bisogno "di essere costantemente richiamati alla grandezza della nostra dignità di figli di Dio e alla vocazione sublime che abbiamo ricevuto in Cristo" e "la società di riappropriarsi e di difendere quelle verità morali fondamentali che sono alla base dell’autentica libertà e del genuino progresso", ha concluso.