SINDONE

Invito a ripensarsi

Di fronte a quello “specchio del Vangelo”

Non era, questo, il tempo del disincanto, del ripiegamento nell’individuale, o addirittura della rabbia e della rivolta? Dopo i primi tre giorni di ostensione, le impressioni portano da tutt’altra parte. Si è visto a Torino uno "spettacolo" che non è usuale sulle piazze delle nostre città – e tanto meno sulle piazzette televisive delle nostre reti unificate. In tre giorni sono sfilate davanti alla Sindone 70 mila persone. Ciascuno ha impiegato quasi due ore a percorrere poco più di un chilometro, dai Giardini Reali al Duomo. Con qualche disagio nella sera di sabato 10 aprile, perché la macchina dell’accoglienza doveva rodarsi. Poi tutto è filato liscio, fino ad ora.
Il percorso è un invito a "ripensarsi": su se stessi, prima ancora che su Gesù Cristo. Si incontrano le grandi immagini del Signore (Mantegna, Bellini, Beato Angelico, Rubens); poi si sale attraverso i ruderi del paganesimo (i busti del Museo di Antichità, il Teatro Romano). Si piomba nel nero della "prelettura" dove la Sindone viene mostrata con nuovissime immagini in alta definizione. Poi ancora un passaggio, l’ultimo, nel buio della cattedrale. E finalmente la Sindone "vera", illuminata come meglio non si potrebbe per non danneggiare il Telo e per consentire ai pellegrini di contemplare quel corpo e quel Volto martoriato. Il cammino del pellegrino è un’esperienza spirituale (l’arcivescovo Poletto, custode della Sindone, lo ripete ad ogni occasione): e forse proprio per questo diventa difficile assimilarla ad altri raduni e altri pellegrinaggi.
Dal 10 aprile si vedono girare per Torino le facce che vorremmo vedere sempre, e ovunque: gruppi di ragazzi e di anziani, famiglie coi bambini, monache e tanta "gente comune". Semplice, felice di essere lì. Commossa, anche, all’uscita, dopo aver potuto contemplare, se pure per pochissimi minuti, quel Volto. L’esperienza di "venire per vedere" rende il pellegrinaggio alla Sindone particolare, e forse unico. Non c’è una "reliquia" a Torino, anche se per i credenti quel Telo richiama la Passione di Gesù con una tale evidenza da renderlo comunque "autentico", al di là delle convinzioni degli scienziati. Non c’è stato nessun miracolo di quelli che la Chiesa riconosce (ciò che accade nei cuori sfugge a tutti ma non al Signore…). Non ci sono apparizioni, né improvvisate né programmate. Come disse Giovanni Paolo II parlando davanti alla Sindone nel 1998, quel Telo è "specchio del Vangelo": cioè è specchio dell’amore di Dio che ciascuno di noi riesce a rendere visibile servendo i fratelli. Il cardinale Poletto ha voluto sottolineare proprio questo aspetto scegliendo come motto dell’ostensione 2010 "Passio Christi, passio hominis": la Passione del Signore è un esempio e un "segno" che deve ricondurci a vedere le "passioni" che sono intorno a noi, fra gli uomini e le donne del nostro tempo. La sofferenza nostra e del mondo ha bisogno di essere "redenta", deve trovare un senso: e il silenzio della Sindone indica la strada – quella, appunto, del Vangelo da vivere, mettendosi a servizio dei fratelli.
I volti dei pellegrini giunti di fronte alla teca sono sempre uguali e tutti diversi: raccontano uno stupore, una commozione, una gioia che le parole non riescono a rendere. Qualcuno arriva baldanzoso con il binocolo, gli ingranditori per le macchine fotografiche, gli occhialini per vedere in 3d. E quasi subito lascia cadere le braccia, affascinato da quell’immagine perfetta. Chi ha il privilegio di poterli guardare mentre sfilano in silenzio e si fermano per qualche minuto non può fare a meno di pensare che questo è il vero e unico "miracolo" dell’ostensione: offrire un’opportunità di interrogarsi, riscoprire la propria fede di fronte al "silenzio del Sabato Santo". Se quell’immagine richiama il "Figlio dell’Uomo", è della nostra morte che si sta parlando, venendo pellegrini alla Sindone, e di niente altro. Sapendo che dopo il Sabato Santo c’è la domenica di Pasqua, il tempo del Signore.

Marco Bonatti
direttore "La Voce del popolo" (Torino)
responsabile della comunicazione dell’Ostensione 2010