ATTACCHI ALLA CHIESA

Con fermezza e serenità

La gente sa distinguere e non subisce la campagna denigratoria

Certo preti pedofili ci sono, sono piccoli numeri, e vanno adeguatamente e fermamente sanzionati, come il Papa e la Chiesa da tempo stanno facendo e sono risoluti a fare. Benedetto XVI ne ha già dato più volte toccante testimonianza.
Ma nel grande chiasso mediatico di questi giorni c’è anche altro, su cui bisogna serenamente e attentamente riflettere. È infatti in atto una campagna trasversale e transnazionale, che ha come obiettivo proprio il Papa. In una lunga e articolata intervista a SIR Europa (leggi), Andrea Riccardi ha giustamente ricordato che questo tipo di campagna non è un fenomeno nuovo: basta ritornare indietro di una trentina d’anni, alla seconda metà degli anni Sessanta, in particolare dopo l’enciclica "Humanae vitae" di Paolo VI, quella in cui condannava la contraccezione. L’ultimo decennio di quel pontificato e i primi anni di Giovanni Paolo II sono stati oggetto di durissime critiche sui giornali e, in generale, nel sistema della comunicazione, che peraltro oggi è sempre più forte pervasivo. Si tratta di stagioni differenti, osserva giustamente Riccardi, caratterizzate da critiche di carattere diverso, che non vanno confuse tra di loro. Indubbiamente però c’è un fondo comune: "La Chiesa cattolica, con il suo messaggio, la sua tradizione, la sua pretesa di cambiare l’uomo, risulta ostica nei confronti della mentalità ‘liberale’, fosse quella rivoluzionaria e anti-istituzionale del 1968, fosse quella neoliberale o radicale di tempi più recenti".
Tentando di far passare l’equazione evidentemente inaccettabile tra comportamenti riprovevoli di alcuni suoi membri – anche autorevoli – e tutta la Chiesa, a partire dal suo vertice, il Papa, si cerca l’occasione per dare una spallata ad un’istituzione che per sua natura – quella natura pasquale che risalta proprio in questi giorni, anche con l’ostensione a Torino della Sindone – non può essere ridotta alle dinamiche secolari, alle categorie della politica e della comunicazione.
Si tenta insomma, ponendo l’enfasi su un crimine come la pedofilia, responsabilità individuale di precisi individui, di minare la credibilità complessiva del messaggio. Che è e resta scomodo per buona parte della cultura dominante. In particolare la dottrina sul matrimonio, l’identità sessuale, la vita, al suo concepimento ed al suo termine naturale, sono scomode, perché in particolare all’Occidente secolarizzato, ricordano cose fondamentali che si vorrebbe dimenticare, ma danno all’uomo ed alla donna di oggi prospettiva e speranza.
L’impegno allora, per i cattolici ovviamente, ma per l’intera opinione pubblica, è non subire passivamente il gioco mediatico. Ribattere nel merito, ovviamente, e rendere visibile la solidarietà prima di tutto al Papa. E nello stesso tempo, come ricordava sempre Riccardi, continuare serenamente nella testimonianza. Con un di più di consapevolezza culturale, semmai, come ha ricordato sempre al SIR Giuseppe Savagnone (leggi). La gente sa cos’è la Chiesa, perché la conosce e l’ha vissuta. I cristiani insomma continuino con maggior lena a farsi presenti, personalmente, nella società e nella vita, mostrando in modo diretto e attraente il loro essere cristiani.

Sir