mons. romero
A 30 anni dalla morte del vescovo salvadoregno
Sono passati trent’anni dalla morte di Oscar Arnulfo Romero, arcivescovo di San Salvador, ucciso sull’altare il 24 marzo del 1980, con un solo colpo di fucile, mentre celebrava la Messa. Nel giorno che ricorda l’uccisione del vescovo, il 24 marzo, la Chiesa italiana si ritrova per celebrare una giornata di preghiera e digiuno facendo memoria dei missionari martiri e di quanti ogni anno sono stati uccisi solo perché "incatenati a Cristo". Alla vigilia dell’anniversario, il 23 marzo nella basilica di santa Maria in Trastevere, l’arcivescovo di Napoli, card. Crescenzio Sepe, ha celebrato una messa in memoria del vescovo martire. L’iniziativa è stata promossa dalla Comunità di Sant’Egidio, presente in Salvador da molti anni e che, spiega una nota, "ha raccolto da tempo la memoria di mons. Romero. Quest’anno un suo giovane membro, William Quijano, è stato ucciso da una banda perché impegnato con la Comunità nel salvare i bambini e i giovani dalla violenza nel quartiere periferico di Apopa".
"Chi ama la propria vita, la perde". "L’esempio di Romero ha affermato il card. Sepe nell’omelia della celebrazione eucaristica ci aiuta a comprendere ancor più il senso delle parole evangeliche: ‘Chi ama la propria vita, la perde e chi odia la propria vita in questo mondo, la conserva per la vita eterna’. Mons. Romero ha amato Gesù più della sua stessa vita. E lo ha seguito mettendosi totalmente al servizio della Chiesa e dei poveri, come il buon pastore". Il cardinale ha ricordato, in occasione del Giubileo del 2000, "l’intervento personale del Papa (Giovanni Paolo II) per inserire il nome di Romero nel testo della celebrazione dei nuovi martiri, dopo una singolare assenza, riprendendo quasi alla lettera quanto aveva detto subito dopo la sua morte: ‘Lo hanno ucciso proprio nel momento più sacro, durante l’atto più alto e più divino… È stato assassinato un vescovo della Chiesa di Dio mentre esercitava la propria missione santificatrice offrendo l’Eucaristia’".
Cambiare il cuore. "Da grande cristiano, ha sottolineato l’arcivescovo di Napoli, Romero credeva "che il mondo iniziava a cambiare partendo da se stessi, dal cambiamento del proprio cuore", coltivando "una convinzione comune a tutti i grandi uomini spirituali". "Il tema della conversione ha proseguito il card. Sepe ritorna spesso nelle sue omelie. Più volte ricordava che l’unica violenza che salva è quella contro se stessi, contro il peccato che abita nel cuore dell’uomo. È ‘nel cuore ripeteva che si radicano gli egoismi, le invidie e le idolatrie, all’origine delle divisioni’".
Padre e difensore dei poveri. Divenuto arcivescovo, poi, Romero maturò "una nuova responsabilità". "Gli fu chiara ha evidenziato il cardinale già dal momento dell’uccisione di padre Rutilio Grande, suo amico carissimo, che aveva scelto di vivere tra i più poveri. Erano passati appena diciotto giorni dal suo ingresso nell’arcidiocesi. Romero rimase l’intera notte a pregare accanto al corpo del gesuita. Disse ad un amico che aveva compreso che quei poveri con i quali padre Rutilio viveva erano rimasti orfani del loro ‘padre’ e del loro più strenuo difensore. ‘Fu in quelle ore continua il racconto di Romero davanti alle spoglie dell’eroico padre gesuita, immolatosi per i poveri, che io capii che ora toccava a me prenderne il posto’". In questo modo "divenne il ‘pater pauperum’ e immediatamente anche il ‘defensor pauperum’. Romero era l’unica voce che parlava in loro difesa".
L’amore contro la violenza. Cuore della sua predicazione era "l’amore evangelico". "Per questo ha ricordato il card. Sepe rifiutava con decisone ogni violenza, da qualunque parte essa venisse", rimproverando "l’errore di coloro che erano convinti ‘che non sarebbe stata la forza dell’amore ad aggiustare la situazione, ma la forza della violenza’; costoro, lamentava Romero, ‘non vogliono sentir ragioni e tanto meno esercitare l’amore cristiano’. E quando lo scontro tra il governo e la guerriglia si fece più duro Romero pubblicò un appello contro la violenza", convinto che "solo l’amore cristiano avrebbe potuto salvare il Paese dalla tragedia". "La forza che i cristiani hanno è quella dell’amore gratuito per gli altri. È la forza del martirio. In un’omelia dopo l’assassinio di un suo prete, Romero sottolineava che tutti i cristiani sono chiamati allo spirito del martirio, a dare la propria vita per gli altri". Un appello che, ha concluso l’arcivescovo, "mons. Romero lancia ancora oggi. Guai a sprecare questa forza. Sarebbe una grande colpa. Oggi, nel cuore del XXI secolo, c’è bisogno di questa forza unica, della forza dell’amore gratuito, per poter sperare in un mondo nuovo".