media e minori
Bilancio 2009 del Comitato di autoregolamentazione: allarme per Sky
Su 264 casi considerati nel 2009 (contro i 228 dell’anno precedente) sono state accertate 46 violazioni al Codice di autoregolamentazione media e minori (28 nel 2008), sono diminuite le delibere con raccomandazioni (20 rispetto alle 36 del 2008), mentre sono sensibilmente aumentate (23 rispetto alle 3 del 2008) le segnalazioni inviate all’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni per trasmissioni presuntivamente del tipo "a luci rosse" diffuse di notte per lo più da emittenti locali. Questi alcuni dati del consuntivo dell’attività svolta nel 2009 dal Comitato di applicazione del suddetto Codice, presentato l’11 febbraio a Roma dal presidente Franco Mugerli. Formato da 15 membri effettivi, in rappresentanza in parti uguali di istituzioni, emittenti e utenti, il Comitato è stato costituito con decreto del ministro delle Comunicazioni d’intesa con l’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni, e opera dal novembre 2002 presso il ministero dello Sviluppo economico.
Un "buon passo avanti". Nel sottolineare che "tra le emittenti generaliste la Rai ha ricevuto 14 risoluzioni, il doppio di quelle di Mediaset", Mugerli ha affermato: "In materia di tutela dei minori è necessaria una crescita di sensibilità e responsabilità anche all’interno del servizio pubblico". A costituire un serio problema è Sky che, non avendo firmato il Codice, "continua a dichiararsi esente dalla sua applicazione". Di qui la precisazione del presidente: "Il Codice, sottoscritto nel 2002 da Rai, Mediaset, LA7 e Mtv Italia e dalle associazioni che raggruppano centinaia di emittenti sul territorio nazionale, è stato successivamente recepito in via legislativa e alla sua osservanza sono pertanto tenute tutte le imprese televisive". Sky se ne considera esente anche "per la sua modalità trasmissiva ad accesso condizionato (Pin)" e "continua a mandare anche in fascia protetta programmi non adatti ai minori", mentre "i nostri interventi sono stati finora inefficaci e l’Agcom non ha fornito risposte soddisfacenti". "Un buon passo avanti", secondo Mugerli, è "l’atto del governo n.169 (decreto Romani, che dopo il passaggio presso le Commissioni parlamentari competenti dovrebbe essere a breve approvato dal Consiglio dei ministri, ndr) che recepisce la direttiva europea 2007/65/CE sui servizi media audiovisivi e introduce norme più chiare e restrittive" a tutela dei minori. Tuttavia il presidente del Comitato auspica "la completa attuazione di quanto disposto dalla direttiva" che "vieta tassativamente la trasmissione, anche notturna e criptata", di contenuti "gravemente nocivi per i minori", e afferma la necessità di ampliare le competenze del Comitato anche alle trasmissioni live stream e alla web tv.
Quale immagine femminile? Sulla "rappresentazione dominante della donna nei media italiani", che "purtroppo ha molta presa sui più giovani ma non può certo essere considerata positiva per un loro equilibrato sviluppo", si è soffermata Elisa Manna, ricercatrice del Censis, secondo la quale questa immagine "non corrisponde alla realtà sociale del nostro Paese" e "rimane sostanzialmente ancorata a quella di ‘giocattolo sessuale’". Il rischio è che "le bambine che assumono questo modello non siano stimolate a crescere come persone, ma si sentano sollecitate ad essere sexy e ad avere come massima aspirazione quella di andare in tv"; ai maschietti "passa invece il messaggio che la donna è prevalentemente un oggetto sessuale". Dalla verifica sui contenuti della programmazione di Sky in fascia protetta (16-19) condotta dall’Osservatorio di Pavia (24 ottobre-24 novembre 2009) emerge che la segnalazione dei divieti è presente solo in due reti su nove. "Nella fascia 7-22.30 ha spiegato il ricercatore Giuseppe Milazzo sono stati trasmessi 205 programmi vietati ai minori di 14 anni, e 543 consigliati ad un pubblico adulto. Nel 16,7% del totale si registrano contenuti legati a violenza, nel 5,2% scene di sesso e nel 4,5% ricorso al turpiloquio".
Questione educativa e culturale. Per Gianni Biondi, responsabile del Dipartimento di psicologia e neuroscienze dell’ospedale pediatrico romano Bambino Gesù, "occorre sfatare il mito secondo il quale la visione precoce di Tv e Dvd migliori lo sviluppo dei bambini da zero a tre anni; un’eccessiva stimolazione in questa fascia di età può invece scompensare nei più piccoli l’equilibrio tra finzione e realtà". A sollevare la questione di Baby Tv, il canale per bambini da zero a tre anni lanciato lo scorso agosto da Sky, era stato il Comitato media e minori. Biondi ha affermato che "al di sotto dei cinque anni i bambini dovrebbero trascorrere pochissimo tempo davanti alla tv" per non rischiare, "in una fase di straordinaria crescita del cervello, un sovraffollamento di stimoli"; ma "anche dopo, l’eccessivo utilizzo della televisione può creare danni ad uno sviluppo sano ed equilibrato". "In materia di irrigidimento della disciplina dobbiamo essere molto determinati ha concluso Paolo Romani, viceministro dello Sviluppo economico con delega alle comunicazioni ma la questione di fondo è educativa e culturale. Al di là degli strumenti legislativi occorre promuovere in tutti i soggetti coinvolti una comune sensibilità e responsabilità nei confronti della tutela dei minori".