L'APPELLO DEL PRESIDENTE

Un nuovo slancio

Le scelte per uscire insieme dalla crisi

È un messaggio di serenità, la tradizionale allocuzione di fine anno del presidente della Repubblica, ma di una serenità seria, fattiva ed operosa. Non c’è nessuna retorica dei buoni sentimenti, quanto la consapevolezza delle criticità, delle risorse, e dei traguardi del Paese. Ne consegue un appello serio e convinto per consolidare l’uscita dalla crisi, per fare fronte ai costi della crisi, per potere competere in uno scenario non facile. “Il nuovo slancio di cui ha bisogno l’Italia, per andare oltre la crisi, verso un futuro più sicuro, richiede riforme, richiede convinzione e partecipazione diffuse in tutte le sfere sociali, richiede recupero di valori condivisi”. Tre in particolare sono stati i temi al centro dell’attenzione del capo dello Stato: "Solidarietà umana, coesione sociale, unità nazionale”. Così come è stata centrale l’insistenza sui giovani, un patrimonio da valorizzare. Su questa ispirazione di fondo, che traguarda il modello di sviluppo sociale complessivo, non è mancata l’affermazione di una positiva sintonia con il Papa e con le istanze e l’impegno della Chiesa e del mondo cattolico.
L’ampio messaggio del presidente Giorgio Napolitano tocca tutti i temi sensibili dell’agenda politica, economica e sociale, con uno sguardo che va anche oltre l’Italia, alla solidarietà occidentale e agli scenari della globalizzazione. Lo fa con uno spirito costruttivo che, più che la semplice constatazione dell’esistente o la ricerca di un minimo di consenso complessivo, richiama un percorso da sviluppare, uno stile da seguire, delle decisioni da prendere. Ha ragione il presidente della Repubblica: il Paese reale è molto meno diviso di quanto lo rappresenti un certo dibattito politico e mediatico. Ma è anche vero che corre costantemente il rischio di ingolfarsi, come un vecchio motore sottoposto a impulsi contraddittori. È una delle caratteristiche nazionali, che traspare anche dal messaggio presidenziale e che tutti noi conosciamo bene. Ne deriva una certa dissociazione tra dire e fare, che spesso ci penalizza collettivamente. Superare questa sindrome profonda, come l’Italia e gli italiani hanno saputo fare in momenti topici di una storia collettiva, che tra poco taglierà il traguardo dei 150 anni, è possibile anche oggi. Richiede qualcosa di più a tutti, prima di tutto alla politica. Non a caso oggi è ancora una volta all’ordine del giorno il tema istituzionale. Nulla di più lontano, a stare ai sondaggi, dalle preoccupazioni degli italiani. Eppure la reciproca legittimazione tra le forze politiche e, dunque, le condizioni per una rinnovata operosità delle istituzioni, sono una condizione cruciale per nuovi, condivisi, traguardi di sviluppo. Uno sviluppo che, come sappiamo, per essere vero deve potere toccare e coinvolgere tutti. Deve svilupparsi anche in senso verticale, guardare alla solidarietà inter-generazionale che opportunamente Benedetto XVI ha messo al centro del suo messaggio per la Giornata mondiale della pace 2010.

Francesco Bonini