MARCIA DELLA PACE
L’Aquila: “capitale” del dolore, della solidarietà e della speranza
Grande e intensa partecipazione alla 42ª Marcia per la pace, promossa dalla Cei in collaborazione con Pax Christi e Caritas, e celebrata a L’Aquila l’ultimo giorno dell’anno. L’evento, che ha preso il titolo del messaggio del Papa per la Giornata mondiale della pace, "Se vuoi coltivare la pace custodisci il creato", ha avuto inizio l’ultimo giorno dell’anno a Terni con una tavola rotonda, per poi raggiungere il capoluogo abruzzese. Migliaia di persone, per lo più giovani, provenienti da ogni parte d’Italia, si sono ritrovati in piazza Duomo, nel cuore della città ferita; insieme a loro anche don Ciotti, che al SIR ha dichiarato: "Abbiamo ancora una volta voluto mostrare affetto e solidarietà verso questo territorio e la sua gente, in piena coerenza con l’appello del Santo Padre. Se si fosse rispettato e difeso il territorio, quella notte a L’Aquila molte vite sarebbero state risparmiate. Bisogna camminare nella giustizia per costruire la pace".
La Marcia ha attraversato il centro della città dopo un momento ecumenico presieduto da mons. Arrigo Miglio, vescovo di Ivrea e presidente della Commissione Cei per i problemi sociali e il lavoro, la giustizia e la pace, che ha ribadito l’importanza del creato, "primo dei beni comuni", e "l’urgenza verso i problemi ambientali", soffermandosi sul messaggio di Benedetto XVI per la Giornata mondiale della pace. Al SIR mons. Miglio ha detto: "Siamo qui per confermare la nostra solidarietà ad un territorio divenuto cuore del nostro Paese, delle nostre Chiese".
Passando per i luoghi simbolo del terremoto, la Marcia ha sostato davanti alle macerie della Casa dello studente, ascoltando la testimonianza di chi quella notte ha perso tutto: il passato, il presente, il futuro. Migliaia di fiaccole hanno illuminato via XX Settembre, la "via dolorosa" degli aquilani: è scesa qualche lacrima non solo dai volti di chi guardando i resti della propria città ha rivissuto quei momenti drammatici ma anche di chi, venuto da lontano, si è sentito coinvolto, ha voluto condividere la tragedia. Dopo il buio del centro, la luce di piazza d’Armi, luogo che per mesi ha ospitato migliaia di sfollati: qui, in una tenda allestita per l’occasione, l’arcivescovo di L’Aquila, mons. Giuseppe Molinari, ha presieduto la celebrazione eucaristica, animata dal coro dei giovani della diocesi.
Nell’omelia mons. Molinari si è rivolto alla sua gente: "Su l’Aquila, capitale del dolore, una grande croce si è innalzata, con su scritti i nomi di chi è stato ucciso dal terremoto, di chi ha perso casa e lavoro". Dopo mesi così dolorosi per l’intera città "il nuovo anno sia pieno di solidarietà e speranza, una speranza costruttiva soprattutto di nuovi rapporti tra tutti": é questo l’augurio dei numerosi aquilani presenti alla Marcia, abitanti di un territorio ferito e smarrito, che hanno voluto partecipare a questo evento "perché è giusto esserci, perché non possiamo abbandonare o dimenticare la nostra città, perché dobbiamo fare qualcosa per la nostra Chiesa, la nostra comunità".
C’è chi, tra le lacrime, ha ricordato le festività passate, vissute in casa con tutta la famiglia riunita; "oggi non c’è più nulla di quanto avevamo, ma noi ci siamo ancora, viviamo ancora. Per questo, uniti come stasera, possiamo rialzarci e ripartire". Qualcuno, con sincerità, ha confessato di aver preso parte alla Marcia solo perché spinto da un amico, ma al termine della celebrazione eucaristica è rimasto nella grande tenda per festeggiare insieme a volti noti e sconosciuti il nuovo anno: "Contento di essere venuto e di aver ritrovato quello spirito di condivisione e fratellanza che si perse dopo il 6 aprile". Mentre i giovani fanno festa in attesa della mezzanotte, una volontaria della Caritas aquilana ha commentato: "Credevo che la partecipazione sarebbe stata inferiore alle aspettative. Invece c’è stata molta gente, giunta qui da molto lontano per darci sostegno e forza. La loro presenza ci darà il coraggio necessario per andare avanti".
a cura di Alessandra Circi L’Aquila