CULTURA E RELIGIONI
Teologia, antropologia cristiana, islam e fedi orientali alla Settimana Meic
Si è conclusa oggi 27 agosto, a Camaldoli, la Settimana teologica “L’uomo nelle religioni" promossa dal Movimento ecclesiale per l’impegno culturale. Teologia delle religioni, antropologia cristiana e incontro/dialogo con l’islam e con le fedi orientali, in particolare buddismo e induismo, i temi al centro dei lavori. La Settimana, ha detto tracciandone un bilancio il presidente nazionale del Meic Carlo Cirotto, "ha portato alla luce una stupefacente varietà di posizioni di fedi, tradizioni, elaborazioni mitiche o razionali”, e ha consentito di individuare “elementi utili a costruzioni di più ampio raggio: la consapevolezza del nostro essere limitati", e la spinta "a rompere i vincoli spazio-tempo" per aprirsi "alla realtà tutta intera". Secondo Cirotto, proprio da questo atteggiamento che "ci conduce inevitabilmente, qualunque sia la nostra fede, a fronteggiare il Mistero”, si può partire per andare verso “l’attuazione di un progetto di ‘umanità riconciliata’ capace di coinvolgere gli uomini in una crescita di liberazione e unificazione”. Gli spunti emersi dalla Settimana, ha assicurato, impegneranno la riflessione futura del Meic.
Un’etica dell’infinito Secondo mons. Lorenzo Chiarinelli, vescovo di Viterbo, "il cristianesimo dovrà innanzitutto impegnarsi a comprendere se stesso in una pluralità di religioni e dovrà riflettere in concreto sulla verità e l’universalità che esso rivendica” in questo stesso contesto plurale. A tale fine il presule ha evidenziato “l’esigenza di una maggiore conoscenza di ciascuna religione” e l’avvio di “un nuovo lavoro teologico: bisogna che la nostra Chiesa coltivi di più le vocazioni teologiche perché forse non lo facciamo abbastanza”. “L’esperienza del limite è forse molto più forte oggi che in altri tempi – ha osservato mons. Ignazio Sanna, arcivescovo di Oristano -. I continui progressi nei diversi campi della tecnica e soprattutto" nella medicina e nella genetica "rendono più acuta la percezione della necessità di superarlo”. Tuttavia “l’avanzamento della tecnica non ha diminuito, bensì acuito le incertezze" e "ha moltiplicato le ragioni dell’angoscia esistenziale”, e questo “sfida l’antropologia cristiana a trovare coordinate concettuali per vivere il limite in modo umano". Di qui, secondo mons. Sanna, la necessità di promuovere una “etica dell’infinito radicata nell’incarnazione di Cristo: la storia umana ha accettato miti in base ai quali un uomo è diventato dio", ma "non ha trovato facile ammettere che un Dio diventi uomo, perché questa eventualità deprime la potenza di Dio”; ora “Gesù ha assunto il limite umano, per superarlo dal di dentro, e, nell’accettare il limite della natura umana, ha trasformato questa natura umana in una promessa di salvezza”.
Incontro fra Occidente e Oriente. “C’è bisogno di un vero incontro tra l’Occidente e l’Oriente – ha sostenuto Benedict Kanakappally, indiano, docente di Fenomenologia delle religioni alla Pontificia Università Urbaniana -, anche sulla spiritualità. Se un incontro dialogico con le spiritualità indù è sempre auspicabile per il cristianesimo", esso rimane "la via obbligata per i cristiani dell’India. Sebbene il cristianesimo abbia preso piede in India già nei primi secoli, culturalmente è rimasto in un limbo, e anche oggi dà l’impressione di non sapere" o "non volere entrare in un serio dialogo culturale con le spiritualità indiane". Per Kanakappally, invece, "la questione dell’adattamento culturale della spiritualità cristiana in India assume un senso d’urgenza proprio oggi, di fronte all’integralismo culturale religioso indù che si oppone al cristianesimo e alle sue attività" e giustifica la sua presa di posizione "nei confronti del cristianesimo in nome proprio di una sua percepita estraneità culturale al Paese”. Concorda Cinto Busquet, teologo catalano (Pontificia Università Urbaniana) ed esperto di culti dell’estremo Oriente: “Aprendosi in modo radicale all’Oriente" la Chiesa diventa "veramente ‘cattolica’. Le nuove inculturazioni orientali diventano sempre più presenze affatto secondarie anche nel cristianesimo”.
Islam e dibattito antropologico. “E’ impossibile affrontare, in tutta la sua complessità, la questione antropologica nella tradizione islamica perché quando si parla di islam ci si riferisce a una serie di tradizioni che si sono sviluppate con grande varietà nello spazio e nel tempo”. A precisarlo è Francesco Zannini, docente al Pontificio istituto di studi arabi e islamistica. E’ necessario, ha aggiunto, "incoraggiare il dibattito in ambito islamico sulla questione antropologica" perché esso “continuerà ad arricchirsi grazie ai contributi della tradizione islamica e del dialogo, oggi molto vivo, con le varie tendenze filosofiche occidentali”. “Di fronte all’odierno affermarsi", nel mondo islamico, "di posizioni massimaliste e fondamentaliste, è forse opportuno chiedersi, come d’altra parte viene già fatto da molti intellettuali musulmani ha concluso Zannini -, se non sia il caso di riflettere su tali posizioni e riesaminare con spirito critico le letture tradizionali del testo sacro, avvalendosi delle scienze linguistiche, storiche e sociali moderne”.