SETTIMANA LITURGICA

Le tre parole

Memoria, libertà e speranza nella riflessione del card. Scola

L’eucaristia, "in forza della sua propria e specifica integralità, deve essere per la vita quotidiana" illuminandone gli aspetti più significativi: gli affetti, il lavoro, la socialità e l’esperienza del dolore. Ad affermarlo è il cardinale patriarca di Venezia, Angelo Scola, che la sera del 22 agosto ha aperto a Fabriano la 61ma Settimana liturgica nazionale "Eucaristia e condivisione. ‘Dacci oggi il nostro pane quotidiano’ (Matteo 6, 11)", che si concluderà il 27 agosto per iniziativa del Centro azione liturgica. La celebrazione inaugurale è stata presieduta dal vescovo di Fabriano-Matelica, mons. Giancarlo Vecerrica, alla quale è seguito il saluto del presidente del Cal e vescovo di Cerignola-Ascoli Satriano, mons. Felice Di Molfetta.

Memoria, libertà e speranza. Secondo il card. Scola "le distorsioni riscontrabili lungo i secoli, nella teologia e nella prassi eucaristica, potrebbero essere descritte a partire dall’esame delle verità a essa relative che sono state trascurate". Dimenticarne la dimensione liturgico-sacramentale "condurrebbe inevitabilmente a disincarnare il rapporto con Cristo. Non parlare della presenza reale equivarrebbe a confinare la specificità dell’evento cristiano nelle strette maglie di una generica religiosità. Dimenticare la dimensione sacrificale sradicherebbe l’eucaristia dalla singolare missione redentrice di Gesù. O, infine, trascurare che la res sacramenti è la Chiesa e la sua unità, sfocerebbe nella riduzione individualistica del cristianesimo".
Centrale la relazione eucaristia – vita quotidiana. Quest’ultima, spiega il card. Scola, "si gioca, innanzitutto, nell’esperienza che ogni uomo fa" del tempo, rilevabile "anzitutto nel presente" del quale non è tuttavia possibile parlare "fuori dalle dimensioni del passato e del futuro". E proprio "da questa insuperabile connessione tra presente, passato e futuro si evince che come il presente è l’ambito specifico della libertà, il passato lo è della memoria e il futuro della speranza. Memoria, libertà e speranza esprimono un io in cammino".

L’ambito degli affetti. "Se consideriamo la rilevanza antropologica dell’eucaristia nelle dimensioni essenziali dell’esperienza umana – prosegue il patriarca – dobbiamo prendere in considerazione l’ambito degli affetti", ossia "i cardini costitutivi dell’amore nell’umana esperienza. Innanzitutto la dimensione del corpo, e, quindi, della differenza sessuale". "A nessuno di noi – sottolinea il patriarca – sfugge il livello di confusione in cui queste dimensioni fondamentali dell’avventura umana vengono oggi vissute e, ciò che è più grave, proposte dalla cultura dominante. La pretesa di poter prescindere dalla differenza sessuale e, contemporaneamente, un’esaltazione astratta del corpo, la separazione di amore e fecondità — o perché si cerca un preteso sterile dono di sé o perché si vuol essere fecondi senza consegna di sé —, l’orizzonte assai inquietante della clonazione umana che abolirebbe l’esperienza originaria della paternità-figliolanza… e l’elenco potrebbe continuare". Di fronte a questi elementi il porporato richiama l’affermazione di Benedetto XVIal n 27 di Sacramentum caritatis: "L’eucaristia, sacramento della carità, mostra un particolare rapporto con l’amore tra l’uomo e la donna, uniti in matrimonio. Approfondire questo legame è una necessità propria del nostro tempo".

Il lavoro. "Una seconda dimensione che caratterizza l’esperienza elementare di ogni uomo, vissuta nella vita quotidiana, è il lavoro", ambito che "esprime la capacità di interagire con la realtà, in tutte le sue dimensioni, ivi comprese quelle economica e socio-politica", fa notare ancora il card. Scola. Anche il lavoro, secondo il patriarca, viene illuminato dall’azione eucaristica. In questa azione, spiega, "l’uomo impara quotidianamente anche in cosa consista la verità del suo agire, perciò anche del suo lavoro. Il suo agire non è mai come l’agire del Creatore, ma è sempre un co-agire" e "in quanto tale non si può attuare in modo autonomo rispetto a ciò che lo precede: la realtà in tutta la sua alterità. L’eucaristia è quella azione paradigmatica che precede e provoca l’azione dell’uomo".

Comunione, sacrificio e redenzione. Ma l’eucaristia è anche scuola di comunione: essa, evidenzia il porporato, "fa di noi una cosa sola, senza che nessuno debba rinunciare alla propria identità. Nulla è più lontano dalla comunione cristiana dell’annullamento dell’io nel collettivo". Pertanto "non si può impunemente celebrare l’eucaristia senza farsi carico, ognuno secondo la propria vocazione, della condivisione del bisogno a tutti i livelli". Infine "la condizione di sacrificio che costituisce una costante dell’esperienza elementare degli uomini". In tale orizzonte, rammenta il patriarca, "la morte di Cristo quale passaggio verso la risurrezione assume in sé ogni possibile sacrificio, e fa sì che la croce nella vita dell’uomo sia, per quanto dolorosa, soltanto una condizione", ossia un momento di passaggio. "Nella potenza salvifica del Redentore – è la conclusione del card. Scola – persino il peccato, se riconosciuto, perde la sua sembianza di morte".