DELITTI GRAVI
La Chiesa conferma e rafforza la sua posizione
“Norme sui delitti più gravi”. Così si chiama il documento vaticano appena uscito con lo scopo, tra l’altro, di trattare alcuni delitti di abuso sessuale commessi da membri del clero nei confronti di minori. Eccezionalmente gravi, d’ora in poi saranno direttamente trattati dal Tribunale della Congregazione per la dottrina della fede.
Per la Chiesa alcuni atti, a motivo della gravità intrinseca non sono solo peccati ma delitti e comportano gravi sanzioni canoniche, come ad esempio la dimissione dallo stato laicale o la scomunica. Nei mesi passati si è assistito ad una richiesta di maggior severità nei confronti di sacerdoti e religiosi, che si erano macchiati di pedofilia. Non di rado, però, si cercava più di infangare membri della Chiesa, che non procedere ad una vera giustizia.
Ora, il recente documento non è frutto degli ultimi avvenimenti, piuttosto è la prova della costante volontà dell’autorità suprema della Chiesa di condannare chi ha sbagliato, senza finire nel giustizionalismo, che vorrebbe fare di ogni erba un fascio e giungerebbe a distruggere i colpevoli. Il pensiero contemporaneo vede solo alcuni peccati, dimenticandone altri; sintomatico è il caso dell’aborto. La Chiesa, al contrario, ha nel suo ordinamento una pena specifica per quello che da delitto si è trasformato in diritto: l’uccisione dell’essere umano nella fase iniziale del suo sviluppo. Poi, riconosce ugualmente gravi atti di natura spirituale, come quelli che vanno contro la fede o il rispetto dovuto alle realtà sacre. Infine, il dato più significativo è la consapevolezza che le pene sono medicinali, cioè hanno come scopo il recupero di chi ha sbagliato; la vera giustizia è quella che punisce il colpevole, aiuta la vittima, ma non dimentica l’impegno di recuperare chi ha sbagliato. Questa è una dimensione che oggi si fatica ad intravvedere: fare giustizia, talvolta, si riduce a riparare al male con un nuovo male. Le sanzioni canoniche vanno inquadrate, dunque, in un contesto di serietà, ma anche di cura della persona; la severità non è sinonimo di vendetta.
Fatte queste precisazioni, le nuove norme prevedono alcune novità per rendere più spedite le procedure a carico di quei religiosi o sacerdoti che si sono macchiati di abusi sessuali. Così, la possibilità di non seguire la “via processuale giudiziale” ma di procedere “per decreto extragiudiziale”, o la possibilità di presentare al Santo Padre in circostanze particolari i casi più gravi in vista della dimissione dallo stato clericale.
Un’altra norma, intesa a semplificare problemi precedenti e a tener conto dell’evoluzione della situazione nella Chiesa, riguarda l’evenienza di avere come membri del personale dei Tribunali, o come avvocati o procuratori, non solo sacerdoti, ma anche laici. Inoltre, c’è da registrare il passaggio del termine della prescrizione da dieci a venti anni, restando sempre la possibilità di deroga anche oltre tale periodo.
Significativa la equiparazione ai minori delle persone con limitato uso di ragione, e la introduzione di una nuova fattispecie: la pedopornografia. Questa viene così definita come l’acquisizione, la detenzione o la divulgazione compiuta da un membro del clero in qualsiasi modo e con qualsiasi mezzo, di immagini pornografiche aventi ad oggetto minori di anni 14. Si ripropone la normativa sulla confidenzialità dei processi, per tutelare la dignità di tutte le persone coinvolte.
Ancora: le norme prevedono anche novità per quanto riguarda i delitti contro la fede (eresia, apostasia e scisma), per i quali sono normalmente competenti gli ordinari, ma la Congregazione diventa competente in caso di appello; ancora, la registrazione e divulgazione compiute maliziosamente delle confessioni sacramentali; infine, l’attentata ordinazione delle donne, sulla quale pure esisteva già un decreto del 2007.
La pubblicazione di queste norme, che attualizzano e completano disposizioni canoniche precedenti, dà un grande contributo alla chiarezza e alla certezza del diritto in un campo in cui la Chiesa è fortemente impegnata oggi a procedere con rigore e con trasparenza, così da rispondere pienamente alle giuste attese di tutela della coerenza morale e della santità evangelica che i fedeli e l’opinione pubblica nutrono verso di essa, e che il Santo Padre ha continuamente ribadito.
Marco Doldi