ANNO SACERDOTALE

Grandezza e bellezza

L’omelia di Benedetto XVI nella messa di venerdì 11 giugno

"Comprendere la grandezza e bellezza del ministero sacerdotale", chiedere "insistentemente perdono a Dio e alle persone coinvolte" per gli abusi, "diventare grati per il dono" del sacerdozio, "prendersi cura degli uomini" condividendo le loro preoccupazioni: sono i punti centrali dell’omelia che papa Benedetto XVI ha pronunciato venerdì 11 giugno durante la messa celebrata in piazza San Pietro, davanti a oltre 15 mila sacerdoti convenuti a Roma per la chiusura dell’Anno Sacerdotale. Riferendosi all’emergere di notizie di abusi proprio durante questo speciale anno dedicato alla figura del prete, il Papa ha affermato in apertura dell’omelia: "Era da aspettarsi che al ‘nemico’ questo nuovo brillare del sacerdozio non sarebbe piaciuto; egli avrebbe preferito vederlo scomparire, perché in fin dei conti Dio fosse spinto fuori dal mondo. E così è successo che, proprio in questo anno di gioia per il sacramento del sacerdozio, siano venuti alla luce i peccati di sacerdoti – soprattutto l’abuso nei confronti dei piccoli, nel quale il sacerdozio come compito della premura di Dio a vantaggio dell’uomo viene volto nel suo contrario".

Grandezza e bellezza del ministero. Il Papa ha rivolto l’attenzione agli aspetti sacramentali della vita del prete, richiamando il modello indicato per questo Anno Sacerdotale, San Giovanni Maria Vianney: "Dal Curato d’Ars – ha detto – ci siamo lasciati guidare, per comprendere nuovamente la grandezza e la bellezza del ministero sacerdotale. Il sacerdote non è semplicemente il detentore di un ufficio, come quelli di cui ogni società ha bisogno affinché in essa possano essere adempiute certe funzioni. Egli invece fa qualcosa che nessun essere umano può fare da sé: pronuncia in nome di Cristo la parola dell’assoluzione dai nostri peccati e cambia così, a partire da Dio, la situazione della nostra vita". Inoltre "pronuncia sulle offerte del pane e del vino le parole di ringraziamento di Cristo… che rendono presente Lui stesso, il Risorto, il suo Corpo e suo Sangue, e trasformano così gli elementi del modo". Il sacerdozio – ha aggiunto – "non è semplicemente ‘ufficio’, ma sacramento".

Non succeda mai più. Riferendosi agli abusi da parte di sacerdoti il Papa ha quindi affermato: "Anche noi chiediamo insistentemente perdono a Dio ed alle persone coinvolte, mentre intendiamo promettere di voler fare tutto il possibile affinché un tale abuso non possa succedere mai più; promettere che nell’ammissione al ministero sacerdotale e nella formazione durante il cammino di preparazione ad esso faremo tutto ciò che possiamo per vagliare l’autenticità della vocazione". Il Papa ha quindi sottolineato che "se l’Anno Sacerdotale avesse dovuto essere una glorificazione della nostra personale prestazione umana, sarebbe stato distrutto da queste vicende. Ma si trattava per noi proprio del contrario: il diventare grati per il dono di Dio, dono che si nasconde ‘in vasi di creta’ e che sempre di nuovo, attraverso tutta la debolezza umana, rende concreto in questo mondo il suo amore. Così consideriamo quanto è avvenuto quale compito di purificazione".

Premura per gli uomini. "Dio vuole che noi come sacerdoti, in un piccolo punto della storia, condividiamo le sue preoccupazioni per gli uomini – ha poi affermato il Papa, riflettendo sulla missione specifica del clero –. Vogliamo essere persone che, in comunione con la sua premura per gli uomini, ci prendiamo cura di loro, rendiamo a loro sperimentabile nel concreto questa premura di Dio – ha proseguito –. E, riguardo all’ambito a lui affidato, il sacerdote, insieme col Signore, dovrebbe poter dire: ‘Io conosco le mie pecore e le mie pecore conoscono me’. ‘Conoscere’, nel significato della Sacra Scrittura, non è mai soltanto un sapere esteriore così come si conosce il numero telefonico di una persona. ‘Conoscere’ significa essere interiormente vicino all’altro". Il compito del prete – nelle parole del Papa – è quello di "essere accanto alle persone a noi affidate", anche e soprattutto nelle "notti oscure" della "tentazione, nelle ore dell’oscuramento in cui tutte le luci sembrano spegnersi". Ha concluso esortando i sacerdoti e tutti i credenti a "donare acqua della vita ad un mondo assetato".

In comunione. Salutando i sacerdoti al termine della concelebrazione Benedetto XVI ha lanciato un invito alla comunione rivolgendosi ai vescovi e ai preti di lingua tedesca. "Dove non c’è coesione, non c’è progresso. Se rimaniamo uniti, se rimaniamo in Cristo, vera Vite, allora possiamo essere testimoni forti e viventi dell’amore e della verità e possiamo non farci piegare e spezzare dai venti del momento". "Cristo – ha detto Benedetto XVI – è la radice che ci forgia e ci dà la Vita. Ringraziamo il Signore per la grazia del sacerdozio: essa ci dà ogni giorno la possibilità di essere buoni pastori alla sua sequela. Che lo Spirito Santo vi rafforzi in tutte le vostre opere". Ai sacerdoti di lingua francese, Benedetto XVI ha invece indicato la figura del santo Jean-Marie Vianney, con il quale i preti hanno "una prossimità particolare". "Auguro – ha detto – che essa divenga una vera complicità spirituale". Poi in lingua inglese ha detto: "Vi ringrazio per il vostro amore a Cristo e alla sua sposa, la Chiesa. Vi chiede ancora una volta solennemente di rimanere fedeli alle vostre promesse. Servite Dio e il suo popolo con santità e coraggio". Il Papa ha infine rivolto un saluto particolare ai sacerdoti di Roma e di Italia ed ha ringraziato per i moltissimi incontri che si sono svolti quest’anno in tutte le parti del mondo.