ETICA ED ECONOMIA
Per rifondare il sistema occorre una svolta antropologica
"Di fronte alla gravità della situazione l’imperativo è quello di tornare a pensare e operare per lo sviluppo". È questa, secondo il segretario generale della Cei, mons. Mariano Crociata, la priorità dinanzi alla crisi finanziaria ed economica in corso. Il vescovo è intervenuto l’8 giugno a Roma alla presentazione del volume "Chiesa e capitalismo" (Morcelliana, Brescia 2010) del filosofo del diritto e presidente emerito del Tribunale costituzionale tedesco, Ernst-Wolfgang Böckenförde, e di Giovanni Bazoli, presidente del Consiglio di sorveglianza di Intesa Sanpaolo. Ai partecipanti all’incontro, ospitato dall’Università Cattolica, mons. Crociata ha ricordato che la crisi è il risultato della "pretesa di creare valore senza passare dal lavoro e dalla produzione di beni e servizi"; pertanto le sue "cause ultime" sono di natura etica e "la risposta alle questioni" che essa pone "supera i confini della competenza economica e finanziaria".
Accompagnare verso il bene comune. "I costi di questa tempesta ha fatto notare mons. Crociata sono evidenti sulle fasce più deboli: nella fatica dei giovani ad entrare nel mondo del lavoro, in chi ha perso con il lavoro la stabilità affettiva ed abitativa, in quanti hanno genitori anziani da assistere o familiari inabili". Ma ne sono colpite anche le famiglie "normali" che "si indebitano per far fronte al mutuo della prima casa o per affrontare la crescita dei prezzi di prodotti di prima necessità", impoverite "dal mancato aumento del reddito reale di stipendi e pensioni". "Alla luce di queste considerazioni ha ammonito il segretario generale Cei l’esigenza è quella di trovare risposte alla crisi che, per quanto appropriate, non sono di per sé obbligate, ma esito di una scelta fra possibilità diverse". Rammentando che "l’autonomia delle realtà terrene non può essere contrabbandata per assenza di Dio o, peggio, per conquista di spazi sottratti a lui, poiché è invece il luogo in cui la fede svolge la sua funzione costitutiva di leggere e animare in forma mediata la realtà tutta", il vescovo ha precisato: "La Chiesa non ha una sua proposta di organizzazione sociale da avanzare e meno ancora di modello economico da far valere, né fa parte della sua missione elaborarla o cercare di realizzarla". Il suo impegno consiste piuttosto "nell’accompagnare i credenti nel verificare costantemente la maggiore o minore approssimazione di una forma di organizzazione sociale ai criteri che permettono di giudicare l’attuazione del bene comune e dei principi che ne seguono".
Svolta culturale e antropologica. Sulla necessità di un "riorientamento antropologico" si è soffermato aprendo i lavori Lorenzo Ornaghi, rettore dell’Ateneo, che ha rammentato come la questione antropologica abbia costituito "il cuore del progetto culturale della Chiesa italiana" e come "l’ultima enciclica di Benedetto XVI" non si ponga "l’illusione di una terza via", bensì esorti a "correggere le distorsioni dell’attuale modello capitalistico di sviluppo". Sulla stessa linea Giovanni Bazoli, convinto che per rifondare il sistema economico-finanziario non bastino "nuove regole", ma sia indispensabile accompagnare "la svolta normativo-istituzionale" con "una svolta culturale-antropologica a partire dalla formazione di operatori e manager". La crisi "ha evidenziato sia lacune nelle regole, sia vizi di comportamento"; occorre pertanto "una profonda revisione dei valori e dei canoni etici" che informano "la prassi e il costume nell’esercizio dell’attività economica". Per il banchiere bisogna pervenire ad un sistema guidato da regole improntate al "principio fondamentale di una riduzione effettiva delle disuguaglianze", superando la "diffusa e radicata convinzione" che "all’economia guidata dal mercato spetti il compito di produrre ricchezza" e alla politica quello di "riequilibrarne la distribuzione". L’obiettivo, ha concluso Bazoli, è contemperare "la tutela della libertà con quella dell’equità e dell’uguaglianza, condizione imprescindibile" per l’instaurarsi di un’autentica "democrazia economica".
Umanesimo e libertà. Anche secondo Luigi Campiglio, docente di politica economica alla Cattolica, "l’economia deve farsi carico delle ragioni dell’uguaglianza" perché "i guasti e le storture è meglio prevenirli che tentare poi di porvi rimedio". "Siamo cresciuti ha osservato nella convinzione che il mercato faccia tutto: oggi occorre maturare la consapevolezza che esso è uno strumento" al quale "non possiamo chiedere ciò che non può dare". "Oggi ha evidenziato il germanista Claudio Magris si guarda al capitalismo come se esso fosse non un sistema economico, bensì una componente della natura umana, e questo perché vi è la tendenza ad assolutizzare il presente come se fosse eterno". Per lo studioso, con la sua "opzione per l’essere piuttosto che per il fare", e con il suo insegnamento "a non trasformare le nostre realtà umane in assolute", la Chiesa "difende i valori dell’umanesimo" e "propone un grande potenziale di libertà".