sinodo medio oriente
“Instrumentum laboris” sintesi
"Voi meritate la riconoscenza per il ruolo inestimabile che rivestite. È mia ferma speranza che i vostri diritti siano sempre più rispettati, compreso quello alla libertà di culto e religiosa, e che non soffriate di discriminazioni di alcun tipo". In queste parole tutta la gratitudine di Benedetto XVI ai cristiani del Medio Oriente, definiti "artigiani della pace". Dal centro sportivo di Nicosia, dove il 6 giugno, durante la messa conclusiva del suo viaggio a Cipro, ha consegnato l’"Instrumentum laboris" del Sinodo dei vescovi per il Medio Oriente, Benedetto XVI ha ribadito la centralità di questa area per tutti i cristiani. "Il Medio Oriente ha affermato il Papa ha un posto speciale nel cuore di tutti i cristiani, dal momento che fu proprio lì che Dio si è fatto conoscere ai nostri padri nella fede". Il Sinodo "desidera incoraggiarvi nella testimonianza della vostra fede in Cristo. È noto che alcuni fra voi soffrono grandi prove dovute alla situazione attuale della regione. Spesso agite con artigiani della pace nel difficile processo di riconciliazione".
Struttura e obiettivi. L’assemblea speciale avrà luogo dal 10 al 24 ottobre 2010, sul tema "La Chiesa cattolica in Medio Oriente: comunione e testimonianza". Nella prefazione del documento, lungo circa 40 pagine, il segretario generale del Sinodo dei vescovi, l’arcivescovo mons. Nikola Eterović, sottolinea che "la situazione attuale nel Medio Oriente è per non pochi versi simile a quella vissuta dalla primitiva comunità cristiana in Terra Santa" in mezzo a difficoltà e persecuzioni e ricorda che due sono gli obiettivi del Sinodo: "Confermare e rafforzare i cristiani nella loro identità"; "ravvivare la comunione ecclesiale tra le Chiese sui iuris, affinché possano offrire una testimonianza di vita cristiana autentica, gioiosa e attraente". Sottolineati anche l’impegno ecumenico e il dialogo con ebrei e musulmani.
Primo Capitolo: Chiesa in Medio Oriente. Il primo capitolo dell’"Instrumentum laboris" tratta della Chiesa cattolica in Medio Oriente ricordando che tutte le Chiese del mondo "risalgono alla Chiesa di Gerusalemme. Sarebbe una perdita per la Chiesa universale se il Cristianesimo dovesse affievolirsi o scomparire proprio là dove è nato". C’è dunque la "grave responsabilità" di "mantenere la fede cristiana in queste terre sante. Se la Chiesa non lavora per le vocazioni è destinata a scomparire". La crisi delle vocazioni è dovuta a varie cause: emigrazione delle famiglie, diminuzione delle nascite, un ambiente sempre più contrario ai valori evangelici. Inoltre "la mancanza di unità tra i membri del clero" costituisce "una controtestimonianza" mentre "la formazione umana e spirituale di sacerdoti, religiosi e religiose talvolta lascia a desiderare". Il testo afferma che i cristiani "appartengono a pieno titolo al tessuto sociale e all’identità stessa" di questi Paesi. La loro scomparsa rappresenterebbe una perdita per il pluralismo del Medio Oriente. I cattolici sono chiamati a promuovere il concetto di "laicità positiva" dello Stato per "alleviare il carattere teocratico del governo" e permettere "più uguaglianza tra i cittadini di religioni differenti favorendo così la promozione di una democrazia sana, positivamente laica, che riconosca il ruolo della religione, anche nella vita pubblica, nel pieno rispetto della distinzione tra gli ordini religioso e temporale". I cristiani devono essere minoranza attiva senza ripiegarsi "in un atteggiamento ghettizzante".
Situazione dei cristiani. Il documento sottolinea che i conflitti regionali rendono ancora più fragile la situazione dei cristiani. "L’occupazione israeliana dei territori palestinesi rende difficile la vita quotidiana per la libertà di movimento, l’economia e la vita sociale e religiosa (accesso ai Luoghi Santi, condizionato da permessi militari accordati agli uni e rifiutati agli altri, per ragioni di sicurezza). I cristiani sono tra le principali vittime della guerra in Iraq. Ancora oggi la politica mondiale non ne tiene sufficiente conto". In Libano, "i cristiani sono divisi sul piano politico e confessionale". In Egitto, "la crescita dell’Islam politico, da una parte, e il disimpegno, in parte forzato, dei cristiani nei confronti della società civile, dall’altra, rendono la loro vita esposta a serie difficoltà". In altri Paesi, "l’autoritarismo, cioè la dittatura, spinge la popolazione, compresi i cristiani, a sopportare tutto in silenzio per salvare l’essenziale". In Turchia, "il concetto attuale di laicità pone ancora problemi alla piena libertà religiosa del Paese". I cristiani sono esortati a non tralasciare il loro impegno nella società nonostante le tentazioni allo scoraggiamento.
Libertà religiosa. "In Oriente si rileva libertà di religione vuol dire solitamente libertà di culto", non dunque "libertà di coscienza, cioè della libertà di credere o non credere, di praticare una religione da soli o in pubblico senza alcun impedimento, e dunque della libertà di cambiare religione. In Oriente, la religione è, in generale, una scelta sociale e perfino nazionale, non individuale. Cambiare religione è ritenuto un tradimento verso la società, la cultura e la Nazione costruita principalmente su una tradizione religiosa". Per questo "la conversione alla fede cristiana è vista come il frutto di un proselitismo interessato, non di una convinzione religiosa autentica. Per il musulmano, essa è spesso vietata dalle leggi dello Stato". D’altra parte, per quanto riguarda i cristiani, "in alcuni casi, la conversione all’Islam non avviene per convinzione religiosa, ma per interessi personali. A volte, essa può verificarsi anche sotto la pressione del proselitismo musulmano". L’estremismo islamico, nel frattempo, continua a crescere in tutta l’area costituendo "una minaccia per tutti, cristiani, ebrei e musulmani". In questo contesto di conflittualità, difficoltà economiche e limitazioni politiche e religiose, i cristiani continuano ad emigrare. "Nel gioco delle politiche internazionali si sottolinea si ignora spesso l’esistenza dei cristiani, i quali ne sono le prime vittime; questa è una delle cause principali dell’emigrazione". D’altra parte si rileva la crescente immigrazione in Medio Oriente di lavoratori africani ed asiatici, tra cui molti cristiani, "spesso oggetto di ingiustizie sociali, sfruttamento e abusi sessuali".
Secondo capitolo: comunione ecclesiale. Il secondo capitolo dell’"Instrumentum laboris" è dedicato alla comunione ecclesiale, che si legge nel documento si manifesta, "in seno alla Chiesa cattolica, mediante il battesimo e l’Eucaristia nella comunione con il Vescovo di Roma. Per promuovere l’unità nella diversità, occorre superare il confessionalismo in ciò che può avere di limitato o esagerato, incoraggiare lo spirito di cooperazione tra le varie comunità, coordinare l’attività pastorale e stimolare l’emulazione spirituale e non la rivalità". I cristiani sono invitati a sentirsi "membri della Chiesa cattolica in Medio Oriente, e non soltanto membri di una Chiesa particolare".
Terzo capitolo: testimonianza cristiana. In questo capitolo si ribadisce innanzitutto "l’importanza della catechesi per conoscere e trasmettere la fede" ma anche l’urgenza dell’ecumenismo, superando pregiudizi attraverso il dialogo: "Due segni sono di particolare importanza: l’unificazione delle feste cristiane (Natale e Pasqua) e la gestione comune dei Luoghi di Terra Santa nell’amore e nel rispetto mutuo". Si condanna "il proselitismo che usa mezzi non conformi al Vangelo". Il dialogo con l’ebraismo è definito "essenziale, benché non facile" risentendo del conflitto israelo-palestinese. La Chiesa auspica che "ambedue i popoli possano vivere in pace in una patria che sia la loro, all’interno di confini sicuri ed internazionalmente riconosciuti". Il testo ribadisce la ferma condanna dell’antisemitismo. I cristiani sono chiamati "a portare uno spirito di riconciliazione basata sulla giustizia e l’equità per le due parti. D’altra parte, le Chiese nel Medio Oriente invitano a mantenere la distinzione tra la realtà religiosa e quella politica".
"Le relazioni tra cristiani e musulmani sono spesso difficili si legge nel documento soprattutto per il fatto che i musulmani non fanno distinzione tra religione e politica, il che mette i cristiani nella situazione delicata di non-cittadini, mentre essi sono cittadini di questi Paesi già da ben prima dell’arrivo dell’Islam. La chiave del successo della coesistenza tra cristiani e musulmani dipende dal riconoscere la libertà religiosa e i diritti dell’uomo". Nella situazione conflittuale il contributo dei cristiani, "è indispensabile" anche se "troppo spesso" i Paesi mediorientali "identificano l’Occidente con il Cristianesimo" recando danno alle Chiese cristiane.
Il documento analizza anche il forte impatto della modernità che al musulmano credente "si presenta con un volto ateo e immorale". "La modernità, del resto, è anche lotta per la giustizia e l’uguaglianza, difesa dei diritti". Ma "la modernità è anche un rischio per i cristiani". Da questo punto di vista, "musulmani e cristiani devono percorrere un cammino comune". Il documento affronta il tema dell’evangelizzazione in una società musulmana che può avvenire solo attraverso la testimonianza.
Conclusione. Nella conclusione, il documento rileva "la preoccupazione per le difficoltà del momento presente, ma, al contempo, la speranza, fondata sulla fede cristiana". "La storia si legge ha fatto sì che diventassimo un piccolo gregge. Ma noi, con la nostra condotta, possiamo tornare ad essere una presenza che conta. Da decenni, la mancata risoluzione del conflitto israelo-palestinese, il non rispetto del diritto internazionale e dei diritti umani, e l’egoismo delle grandi potenze hanno destabilizzato l’equilibrio della regione e imposto alle popolazioni una violenza che rischia di gettarle nella disperazione. La conseguenza di tutto ciò è l’emigrazione, specialmente dei cristiani. Di fronte a questa sfida e sostenuto dalla comunità cristiana universale, il cristiano del Medio Oriente è chiamato ad accettare la propria vocazione, al servizio della società". L’invito ai credenti è che "siano dei testimoni, consapevoli che testimoniare la verità può portare ad essere perseguitati".