DIOCESI: CROTONE - SANTA SEVERINA
Una Scuola mediterranea di economia civile e di comunione ” “
“Una scuola-laboratorio che dia ali ai sogni dei giovani e ponga segni concreti di speranza” oltre che occasione per “costruire insieme una via di sviluppo per la Calabria che sia sostenibile e capace di futuro”. Questi gli obiettivi della Scuola mediterranea di economia civile e di comunione dal titolo “Il Bene vince. Formarsi per segni che realizzano sogni”, promossa dalla diocesi di Crotone – Santa Severina, in collaborazione con il Comitato scientifico e organizzatore delle Settimane Sociali dei cattolici italiani, che sarà presentata il 5 giugno prossimo. La Scuola, articolata in una serie d’incontri sulla cultura e sulla governance di imprese e organizzazioni, si rivolge a giovani imprenditori, aspiranti imprenditori e persone con incarichi di responsabilità nelle imprese. Gli incontri si terranno presso la Casa vescovile di Santa Severina, mentre una sessione è prevista presso il Polo delle aziende di economia di comunione “Lionello Bonfanti” (Incisa Val d’Arno – Firenze). Alla presentazione interverranno, fra gli altri, l’arcivescovo Domenico Graziani, Luigino Bruni, Alessandra Smerilli, Irene Giordano Pintus e Giuseppe Pintus, Alberto Frassineti e Angela De Fazio.
Creare la cultura del dare. “In questo momento di crisi economica e civile – spiegano i promotori – la diocesi propone di approfondire un modo diverso di vivere l’economia e l’impresa, anche alla luce dell’enciclica ‘Caritas in veritate'”. La Scuola vuole formare uomini e donne che operino nell’economia locale e nel Terzo settore e lavoratori che vogliano approfondire le loro competenze rispetto alla gestione delle organizzazioni profit e non profit, in particolare cooperative sociali, Ong, associazioni. A Crotone, precisano i promotori della Scuola, si vuole sperimentare “un’esperienza nuova e un nuovo modo di fare impresa, mettendo sempre più al centro la persona e i suoi bisogni con un progetto comune”. La Scuola che nascerà in Calabria sarà inserita nella rete dei poli produttivi “Cittadelle del Movimento dei focolari”, allo scopo di “mostrare un distretto industriale sui generis, laboratorio vivo di un’economia di comunione”.
L’economia di comunione. L’economia di comunione, si legge nella sua presentazione ufficiale, “coinvolge imprenditori, lavoratori, dirigenti, consumatori, risparmiatori, cittadini, studiosi, operatori economici”. Il progetto venne lanciato da Chiara Lubich nel maggio del 1991 a San Paolo, in Brasile, “allo scopo di costruire e mostrare una società umana dove, ad imitazione della prima comunità di Gerusalemme, nessuno tra loro è indigente”. “Le imprese sono l’asse portante del progetto. Queste s’impegnano liberamente a mettere in comunione i profitti secondo tre scopi e con pari attenzione: sostenere, attraverso progetti condivisi basati sulla reciprocità, la sussidiarietà e la comunione, lo sviluppo di persone e di comunità che si trovano in situazioni d’indigenza; diffondere la cultura del dare e della reciprocità, pre-condizione dello sviluppo integrale e di una economia e società fraterna e solidale; sviluppare l’impresa, creando posti di lavoro e ricchezza, orientando l’intera vita intra ed extra aziendale verso il bene comune”.
Vivere una nuova stagione. “La crisi attuale in Calabria va oltre l’economia perché è anche e soprattutto crisi culturale, etica, umana”, proseguono i promotori dell’iniziativa: “Oggi parole come giustizia, amore, pace sono pronunciate da tutti, ma spesso restano termini vuoti ed evanescenti perché non tradotti in decisioni e azioni concrete. Conseguenza, questa, anche del tramonto delle ideologie, che ha provocato un grave decadimento ideale e culturale. In Calabria c’è sete di giustizia intesa come ‘dare a ciascuno il suo’, chiedendoci sempre: ma oggi che cosa è ‘il suo di ciascuno’? L’enciclica ci dà la risposta nei suoi vari passaggi, a cominciare dalle cose più elementari, come ad esempio l’acqua, per continuare con la diffusione solidale delle conoscenze scientifiche necessarie per la difesa della vita in tutte le sue varie fasi e il rispetto della dignità del lavoro umano. Sicuramente l’umanità risplende nel dono e nella gratuità e, quindi, all’interno di una logica di fraternità, di solidarietà e di sussidiarietà, che va impiantata nei processi economici se veramente si vuol perseguire lo sviluppo integrale dell’uomo”. “In Calabria – concludono – abbiamo bisogno di un’umanità risplendente per uno sviluppo integrale, che comunque non può realizzarsi escludendo Dio, ma solo in un proficuo intreccio fra fede e ragione. In Calabria si ha bisogno di ritrovare il bene comune per collaborare insieme e vivere una nuova stagione dello sviluppo”.