DON MARIO PICCHI

Un prete

Una vita dedicata a Dio e quindi agli altri

È morto all’ospedale Fatebenefratelli di Roma nel pomeriggio di sabato 29 maggio don Mario Picchi, fondatore e presidente del Centro italiano di solidarietà (Ceis). Aveva 80 anni.

Amico e padre. Don Mario Picchi "ha accolto tutti, la sua porta era sempre aperta, si è immedesimato nelle sofferenze dei giovani e si è fatto amico e padre, per amore ha creato progetti di redenzione umana e con amore li ha portati avanti". Così il card. Agostino Vallini, vicario del Papa per la diocesi di Roma, lo ha ricordato nella messa esequiale, celebrata il 1°giugno nella basilica di San Giovanni in Laterano. "Non capiremmo fino in fondo la motivazione profonda del suo essere prete – ha aggiunto il card. Vallini –, il suo sforzo creativo di mettere tutto se stesso e schiere di volontari, uomini e donne, a servizio di chi soffre, le sue battaglie a favore della dignità di ogni uomo ("Dietro la droga un uomo", è il titolo di un suo libro del 1991), se non mettiamo a fondamento dell’avventura terrena di don Mario la sua fede nella risurrezione". Proprio "i frutti della fede che don Mario ha sperimentato in se stesso e nella sua azione sacerdotale – ha precisato il cardinale vicario –, lo convincevano che ogni debolezza umana poteva essere redenta e che ogni persona è destinata ad una vita riuscita e felice, perché Dio ha impresso in ognuno il sigillo della sua potenza creatrice. E così ha lottato per modificare le stesse strutture della società, perché fossero più giuste e più umane, e il mondo, creato da Dio per la felicità dell’uomo, ma reso spesso poco abitabile a causa dell’egoismo umano e del peccato, potesse essere liberato dalla schiavitù della corruzione".

Lottò contro la tossicodipendenza. Nato a Pavia nel 1930, sacerdote dal 1957, dopo 10 anni in Piemonte viene chiamato a Roma come cappellano del lavoro presso la Pontificia opera di assistenza. Nel 1968 comincia a riunire e animare i primi gruppi di volontariato da cui prende corpo il Ceis. Negli anni settanta la sua attenzione si dirige principalmente verso la tossicodipendenza: a Roma e nei comuni limitrofi attiva servizi e programmi educativo-terapeutici per persone tossicodipendenti e per i loro familiari, ispirati a una precisa filosofia d’intervento, chiamata "Progetto Uomo". L’esperienza e i sistemi formativi del Ceis promuovono in molti Paesi la nascita di decine di programmi e associazioni che si collegano al "Progetto Uomo". In Italia la maggior parte di queste associazioni è riunita nella Federazione italiana comunità terapeutiche (Fict), di cui il sacerdote sarà presidente fino al 1994. Don Picchi viene chiamato a far parte di commissioni istituite dal Governo e da Enti locali. Nel 1985 il Ceis è riconosciuto come organizzazione non governativa dal Consiglio economico e sociale delle Nazioni Unite.

Ha vissuto per gli altri. "La gratitudine della Chiesa di Roma per don Mario è grande per il bene che ha compiuto nella sua vita: ha vissuto spendendosi per gli altri, in modo speciale per i più poveri ed emarginati, in una carità operosa che ha posto al centro la persona umana nella sua integralità". Così il vicariato di Roma, in una nota, esprime "il cordoglio e il dolore della comunità diocesana" per la morte di don Picchi. "Cordoglio e fraterna comunione" giungono anche dall’Opera don Orione, che in un comunicato a firma del superiore generale, don Flavio Peloso, ricorda come don Picchi fosse "della diocesi di Tortona, come san Luigi Orione", e "come lui visse la passione per il riscatto di chi è ferito e rifiutato". "Mi legava a don Mario – afferma don Luigi Ciotti, presidente del Gruppo Abele e di Libera,- l’essere partiti in quegli anni dalla strada, ma anche la fedeltà a una Chiesa davvero al servizio dei poveri, dei fragili, degli esclusi". "L’ultima immagine che conservo di lui – conclude – è quella di una persona che affronta con grande dignità la malattia: con quella bombola di ossigeno che si portava sempre appresso, ma che non gli ha impedito, anche negli ultimi tratti della vita, di continuare a dare ossigeno, e speranza, ai progetti e alle persone".

"Semplicemente prete…". "In questo Anno sacerdotale" don Mimmo Battaglia, presidente della Fict, rivolgendosi idealmente a don Picchi sottolinea "il bisogno di dire grazie al Dio della vita per la bellezza del tuo essere prete… semplicemente prete… Il tuo ministero è stato il luogo" per fare "dell’incontro con i poveri, dell’attenzione, dell’accoglienza, della solidarietà, nel nome della speranza, la profezia autentica del vangelo". Diceva don Picchi: "Siamo un gruppo di poveri per le strade del mondo. E un giorno vedrò questo gruppo allontanarsi da me e proseguire il suo cammino. Vorrei che fosse sempre presente, in questo continuo andare, la fede nella capacità dell’uomo, di qualsiasi uomo; la speranza che ha origine dalla convinzione di poter fare bene se ci s’impegna davvero; la carità che nasce dall’amore per l’incontro e dall’attenzione per ogni sorriso e per ogni carezza che si può dare e ricevere". "È questo ora – affermano quanti hanno lavorato con lui al Ceis – il nostro impegno nel tuo nome e nel segno del ‘Progetto Uomo’, con l’aiuto di Dio e di tutti gli uomini di buona volontà".