ALBERTO MIGONE

Il timone e la stella

A un anno dalla morte del direttore di “Toscana Oggi”

"Alla radice del suo impegno una intensa spiritualità, un laico che, formato alla scuola dell’Azione Cattolica, amava profondamente la Chiesa e guardava con intelligenza e passione all’impegno politico dei cattolici, un professore prestato al giornalismo che offriva una lettura cristiana degli avvenimenti, un professionista che scriveva con chiarezza ed essenzialità non comuni, un cattolico della tempra dei La Pira, Milani, Bensi…". È stato l’arcivescovo di Firenze, mons. Giuseppe Betori, a tratteggiare il 31 maggio la figura di Alberto Migone nell’omelia della messa a un anno dalla morte del primo direttore di "Toscana Oggi".
Parole, le sue, che hanno trovato pieno riscontro in "Testimoni del quotidiano" (ed. Società Editrice Fiorentina), una selezione di editoriali fra il 1984 e il 2008 di Migone: con introduzioni di Andrea Fagioli, attuale direttore del settimanale cattolico toscano, e Romanello Cantini.
Attorno alla raccolta degli scritti si è svolta la tavola rotonda aperta da Francesco Zanotti, vicepresidente della Federazione italiana settimanali cattolici (Fisc), il quale ha ricordato Alberto Migone, consigliere nazionale della Federazione, come "uomo dalle parole essenziali e chiare".
Dagli interventi di tre amici e intellettuali, Antonio Lovascio, Umberto Santarelli e Giovanni Pallanti, sono emersi diversi tratti della vita di Alberto Migone:"Una grande sorpresa come direttore; bravissimo a formare una bella redazione; la saggezza del primo editoriale arrivato tre settimane dopo al primo numero; seppe non barcamenarsi e riuscì a fare discorsi sempre forti tenendo conto della pluralità di relazioni e di storie; attento alla lezione lazzatiana sulla naturale politicità del cristiano nel mondo; fermissimo e insieme sorridente; il coraggio di mettere fuori la testa e di manifestare opinioni anche scomode sapendo che anche così si serve la Chiesa; protagonista di una formula giornalistica che in terra toscana è riuscita a compiere il miracolo di unire la dimensione locale con quella regionale". Il direttore del SIR, Paolo Bustaffa, ha voluto ricordare Alberto Migone con queste parole:

"La vita è come un viaggio sul mare della storia, spesso oscuro e in burrasca, un viaggio nel quale scrutiamo gli astri che ci indicano la rotta. Le vere stelle della nostra vita sono le persone che hanno saputo vivere rettamente. Esse sono luci di speranza". Per camminare verso la Verità "abbiamo bisogno anche di luci vicine, di persone che donano luce traendola dalla sua luce e offrono così orientamento per la nostra traversata".
È questo il primo pensiero, ripreso dall’enciclica "Spe Salvi", che mi è tornato alla mente pensando ad Alberto Migone.
Ho trovato non poche consonanze tra le immagini di Benedetto XVI e la testimonianza del primo direttore di "Toscana Oggi".
Viaggio sul mare della storia spesso oscuro e tumultuoso è anche quello che affronta un giornale cattolico del territorio, piccola barca di carta che prende il largo sulle onde incessanti e spesso anomale delle notizie.
Mano ferma al timone, gli occhi alla stella, la preghiera nel cuore per un vento propizio.
Lo rivedo così il direttore Alberto Migone nella navigazione giornalistica in acque ecclesiali, culturali e sociali.
Sapeva che la piccola barca aveva un carico prezioso e atteso, un carico di notizie pensate cioè di volti, fatti e problemi, letti e raccontati alla luce della fede e della ragione.
Sapeva che alla sua barca, all’equipaggio che con lui teneva la rotta, era affidato il compito di trasportare pagine di speranza per consegnarle nei porti della Chiesa indicati da una mappa che Qualcuno aveva disegnato per la Toscana.
La memoria va oltre la nostalgia e guarda a chi oggi, in un naturale passaggio di consegne, continua la traversata con il compito di riprendere il largo per portare a destinazione il carico.
Quando un padre muore ci si sente tutti più orfani ma, nello stesso tempo, ci si sente tutti più padri.
La trasmissione della paternità è una prova alta di umanità e di speranza che non può mancare nel giornalismo.
Si tratta di mantenere robusto, pur nei cambiamenti più profondi, il filo del valori che tiene unite le generazioni.
Un ultimo grazie è al direttore di uno dei 187 settimanali della Fisc che sono il frutto straordinario di intelligenti diversità nell’unità.
Proprio perché a guida del giornale di una Chiesa particolare che è anche Chiesa universale Alberto Migone ha consegnato un’eredità preziosa non solo alla propria redazione ma anche agli altri settimanali cattolici del territorio e anche al Sir, la loro agenzia.
Pensare ad Alberto Migone a un anno dalla morte è, di conseguenza, pensare anche ad altri "maestri e testimoni" di cui è ricca la storia della Fisc, a cominciare da Giovanni Fallani, primo direttore del SIR, anch’egli fiorentino. Si vive così un’esperienza più ampia di tenerezza, di gratitudine, di responsabilità.
Ci si ritrova in compagnia di professionisti che non fanno della santità un titolo gridato ma la pongono a fondamento di un servizio alla verità, di un impegno per un’informazione pensata e che invita a pensare.