SACERDOTI

La memoria evangelica

Rileggendo le parole di Benedetto XVI a Fatima

Gratitudine è stata espressa dal Papa ai sacerdoti e religiosi durante la visita in Portogallo: "A tutti voi che avete donato la vita a Cristo, desidero, questa sera, esprimere l’apprezzamento e la riconoscenza ecclesiale. Grazie per la vostra testimonianza spesso silenziosa e per niente facile; grazie per la vostra fedeltà al Vangelo e alla Chiesa". Era il 12 maggio, vigilia dell’Apparizione della Vergine ai tre fanciulli.
Durante i Vespri al santuario di Fatima, Benedetto XVI ha aperto il proprio cuore di sacerdote per indicare, ancora una volta, ciò che è essenziale. La principale preoccupazione di ogni ministro dell’Altare deve essere la fedeltà, la lealtà alla propria vocazione, come discepolo che vuole seguire il Signore. "La fedeltà nel tempo – ha detto il Pontefice – è il nome dell’amore; di un amore coerente, vero e profondo a Cristo Sacerdote". Nessun cristiano, tantomeno un sacerdote, può accontentarsi di una vita mediocre. Il battesimo, realmente, introduce tutti nella santità di Dio, il sacramento dell’ordine e la consacrazione religiosa costituiscono una nuova grazia per vivere la fedeltà stessa di Cristo. Non ci si può rassegnare, dunque, al peccato o accontentarsi della semplice osservanza di alcuni precetti. Il minimalismo non realizza nessuno.
Naturalmente, la misura alta della santità domanda una quotidiana crescita nell’intimità con Cristo attraverso la preghiera; solo l’esperienza forte e intensa del Signore conduce i consacrati a restare all’altezza dell’amore sponsale di Cristo. In questo modo, la vita sacerdotale e religiosa divengono testimonianza autentica e specifica. Sono "memoria evangelica per il popolo di Dio, memoria che manifesta, certifica e annuncia all’intera Chiesa la radicalità evangelica e la venuta del Regno". I consacrati e le consacrate con il loro impegno nella preghiera, nell’ascesi, nello sviluppo della vita spirituale, nell’azione apostolica e nella missione nel mondo tendono verso la Gerusalemme celeste, anticipano la Chiesa del Cielo. Di questa memoria oggi c’è particolarmente bisogno, perché "molti dei nostri fratelli – ha ricordato il Papa – vivono come se non ci fosse un Aldilà, senza preoccuparsi della propria salvezza eterna". Amare i fratelli significa pregare e operare per la loro conversione, sull’esempio di san Giovanni Maria Vianney, che offrì la sua vita perché nella sua parrocchia tornasse l’amore per Dio.
La testimonianza della vita religiosa è un bene per tutta la Chiesa; per questo deve essere custodito, aiutando chi attraversa momenti difficili. E i primi chiamati ad aiutare sono gli stessi religiosi e sacerdoti. Se la fedeltà alla propria vocazione esige coraggio e fiducia, "il Signore – ha continuato il Papa – vuole anche che sappiate unire le vostre forze; siate solleciti gli uni verso gli altri, sostenendovi fraternamente". È esperienza comune che, anche la sola condivisione delle difficoltà, aiuta chi le vive, perché non si sente solo o isolato. I momenti di preghiera e di studio in comune, la condivisione delle esigenze della vita e del lavoro sacerdotale sono una parte necessaria della vita religiosa. "Come è meraviglioso – ha detto il Papa – quando vi accogliete vicendevolmente nelle vostre case, con la pace di Cristo nei vostri cuori! Come è importante aiutarvi a vicenda per mezzo della preghiera e con utili consigli e discernimenti!".
Di qui l’importanza a riservare particolare attenzione alle situazioni di un certo indebolimento degli ideali sacerdotali oppure a quelle situazioni, che non si accordano integralmente con ciò che è proprio di un ministro di Gesù Cristo. Questo è il momento di assumere, insieme con il calore della fraternità, il fermo atteggiamento del fratello che aiuta il proprio fratello a “restare in piedi”. Lo richiede il bene della Chiesa.
L’impegno per l’oggi non deve far dimenticare che anche domani ci sarà bisogno di questa memoria evangelica. Certamente, il sacerdozio di Cristo è eterno, ma la vita dei sacerdoti è limitata. Cristo vuole che altri perpetuino lungo il tempo il sacerdozio ministeriale da Lui istituito. Perciò, occorre mantenere nel proprio intimo e intorno a sé, l’ansia di suscitare, assecondando la grazia dello Spirito Santo, nuove vocazioni sacerdotali tra i fedeli. Preghiera fiduciosa e perseverante, amore gioioso alla propria vocazione e un delicato lavoro di direzione spirituale consentiranno di discernere il carisma vocazionale in coloro che sono chiamati da Dio per continuare la sua presenza nel mondo.

Marco Doldi