CARD. BAGNASCO

Le pagine della memoria

La "lectio magistralis" sull’educazione al Salone del libro di Torino

“Segni della memoria e sfida educativa". Questo il titolo della lectio magistralis che il card. Angelo Bagnasco, arcivescovo di Genova e presidente della Cei, ha tenuto il 14 maggio al Salone internazionale del libro di Torino. L’incontro si è svolto nell’ambito della manifestazione "I segni della memoria. L’Uomo della Sindone", organizzata dall’Associazione Sant’Anselmo-Imago Veritatis con il patrocinio del Pontificio Consiglio della cultura e del Ministero per i beni e le attività culturali e in collaborazione, tra gli altri, con la Commissione diocesana Sindone e il Servizio nazionale per il progetto culturale della Cei.

L’amnesia del nostro tempo. Nel "nostro tempo" c’è un’"attenzione spiccata al fatto educativo", ha esordito il card. Bagnasco, ricordando che proprio questo tempo "registra la problematicità" della questione educativa, "ne dilata gli spazi cronologici e sociali" e "attribuisce dignità scientifica alle discipline che vi si dedicano". Tuttavia "è sorprendente notare come spesso tutto ciò non conduca a valorizzare le eredità culturali, i patrimoni di sapienza consolidata e a lungo condivisa", cosicché, "senza la tradizione, il soggetto non trae linfa dalle radici e dissecca". "L’amnesia culturale ed esistenziale del nostro tempo – ha rilevato – misconosce quelle radici cristiane che sono la principale sorgente del pensiero occidentale", e "il declino della modernità mortifica in tal modo la passione educativa". Mancano "valori comuni e condivisi"; piuttosto c’è "tolleranza", un "rispetto formale dei confini", dove "la figura del maestro sfuma, il contesto familiare si ritira dall’educativo e spesso si sfalda, la ragione appare ormai incapace di fornire contenuti e valori universali, la scuola diventa contenitore".

Fede amica della ragione. "La prospettiva cattolica – ha proseguito il presidente della Cei – respinge ogni tentativo di facile demonizzazione, ma registra con onestà la portata del passaggio da una società omogenea a una società complessa". "Amica della ragione – ha rimarcato – la fede cristiana non può non notare il tramonto dei grandi riferimenti di pensiero – le grandi narrazioni, come s’usa dire – con il conseguente aumento esponenziale delle forme di soggettivismo, relativismo ecc., non più solo praticamente vissuti, ma esplicitamente teorizzati". "La traditio autentica – ha aggiunto il card. Bagnasco – è creativa e il suo dinamismo è quello della memoria attiva, che non imbriglia la ragione entro confini angusti, ma ne dilata piuttosto gli orizzonti". In quest’ottica il libro, "testimone autentico del passato", diventa, "nella lettura intelligente", "protagonista di attualità" e "incontra sempre, per apertura o per negazione, il mistero dell’Assoluto".

La responsabilità pubblica della Chiesa. Proseguendo la lectio magistralis, Bagnasco ha sottolineato "l’interesse della Chiesa cattolica per le problematiche sociali, politiche ed economiche", che "trova ragione e impulso nella sostanza stessa della sua responsabilità apostolica: la Chiesa ha una missione e una responsabilità pubbliche". Tale interesse non mette in dubbio "la chiara distinzione tra l’impegno nella realtà sociale e l’annuncio della salvezza: ma non per separare o sottovalutare, tantomeno per indebita ingerenza". È proprio il Vangelo, infatti, a illuminare "l’intelligenza della responsabilità morale nell’ambito sociale e politico, con duttile plasticità creativa: la parola della fede esprime tutta la sua efficacia nella ricchezza delle diversità, purché coerenti con l’orizzonte di un comune riferimento della visione antropologica e dei valori morali". Citando il teologo Von Balthasar, il card. Bagnasco ha ricordato che la verità cristiana è "sinfonica", "con la chiara consapevolezza del proprio ruolo storico e del proprio patrimonio culturale". La visione cristiana "propone un messaggio di chiara valenza culturale, aperto a tutti gli uomini di buona volontà. Per questo è amica del libro".

La democrazia, "autentica conquista della cultura". Da ultimo, "la fede cristiana illumina il profilo sostantivo della democrazia, come concezione intellettuale e come compito morale", e "se non è compito della Chiesa istituzionale – segnatamente del Magistero e del Ministero ecclesiastico – determinare modelli in sede economica e politica, lo è certamente dei cristiani laici, nella personale testimonianza d’impegno sociale e nelle preziose forme aggregative". Aveva detto, a tal proposito, Giovanni Paolo II nel 2000: "È urgente che ci adoperiamo perché il vero senso della democrazia, autentica conquista della cultura, sia pienamente salvaguardato". Mettendo in luce che la fede cristiana "non discrimina aprioristicamente nessuna cultura", "non si ritrae nella convivenza tollerante e indifferente" e "considera necessaria una valutazione delle culture nella loro concrezione storica", il presidente dei vescovi italiani ha quindi rivolto un pensiero alle "istituzioni pedagogiche cattoliche" per il loro "compito insostituibile". Qui, infatti, "la relazione educativa è posta a servizio della persona" e si alimenta "a un patrimonio di saperi che il volgere delle generazioni ha distillato in sapienza di vita".