MIGRANTI
Cei e Capitanerie di porto, Guardia costiera e “Stella Maris”
“Né in terra né in mare” è il tema del convegno internazionale sul welfare della gente di mare promosso dalla Fondazione Migrantes che si è tenuto ieri (11 maggio) a Roma, nell’Anno del marittimo. Durante l’incontro è stato presentato un Dossier sulle navi abbandonate; al termine dei lavori il card. Angelo Bagnasco, presidente della Cei, e l’ammiraglio Raimondo Pollastrini, comandante generale del Corpo delle Capitanerie di porto-Guardia costiera, hanno firmato un accordo volto a “sostenere un comune lavoro a favore della gente del mare e in particolare dei lavoratori marittimi”.
La “materna attenzione” della Chiesa. Intervenendo al convegno, il card. Angelo Bagnasco ha sottolineato la “particolare fragilità” del “popolo” dei marittimi, che “spinge il cuore della Chiesa ad una materna attenzione verso quanti possiamo incontrare solo salendo sulle navi o condividendo la loro vita, come fanno i nostri cappellani di bordo nei lunghi mesi d’imbarco”. “Le fragilità delle soste brevi, dei lunghi mesi di navigazione, delle difficoltà di scendere a terra, di contattare la famiglia o vivere la quotidianità della propria fede religiosa – ha riconosciuto il card. Bagnasco – sono sanate da tanti volontari che, quotidianamente, visitano gli equipaggi sulla nave o accolgono i marittimi nei Centri per dare loro una ‘casa lontano da casa’”. Il presidente della Cei ha poi ricordato il lavoro delle Capitanerie di porto, al quale si affianca l’opera della Chiesa nei porti italiani attraverso i centri “Stella Maris”. Questa collaborazione “quasi connaturale tra la Chiesa e il Corpo delle Capitanerie di porto, in questi ultimi anni, si è maggiormente rafforzata” con “la costituzione del Comitato nazionale per il welfare della gente di mare e la nascita di tanti Comitati locali, che esprimono la volontà comune, del cluster marittimo insieme alle città portuali, di scoprire ‘con occhi nuovi’ queste presenze di oltre 5 milioni di transiti di marittimi che ‘sfiorano” le nostre coste come una sorta di ‘cittadini a ore'”.
Uno studio sulle navi abbandonate. “La complessità dei problemi e la maggiore considerazione che dobbiamo prestare al mondo marittimo – ha proseguito il cardinale – ci spinge ad una migliore cooperazione strutturalmente coordinata e operativa con il Comando generale delle Capitanerie di porto per rafforzare i rapporti istituzionali e incrementare la collaborazione ‘di fatto’ che sino ad oggi è stata dimostrata”. Il card. Bagnasco ha quindi espresso compiacimento per la realizzazione di un Dossier sulle navi abbandonate, curato dal Comitato nazionale per il welfare della gente di mare in collaborazione con l’Ufficio per la pastorale dei marittimi della Fondazione Migrantes. Un “serio studio” che intende “porre le basi per un’accoglienza, in Italia, dei marittimi abbandonati nei porti”, ha sottolineato il card. Bagnasco ricordando il dovere di “rimediare alle ingiustizie inflitte a queste persone e alle loro famiglie lontane che, senza colpa alcuna, sono private, per mesi e a volte anni, del conforto dei propri familiari e del giusto sostentamento economico”.
Accordo per “rafforzare i rapporti”. Al termine dei lavori la firma di un accordo tra la Chiesa italiana e la Guardia costiera per “porre in essere specifiche modalità operative” volte a “intrattenere e rafforzare i rapporti” e “incrementare le possibilità di collaborazione”, creando “un tavolo di coordinamento”. L’accordo riconosce l’attenzione della Chiesa, nella “sua missione apostolica”, ai porti e ai marittimi e l’impegno delle Capitanerie di porto per “la salvaguardia prioritaria della vita umana in mare, con particolare riferimento in tale contesto alla salute e al benessere dei lavoratori marittimi”. I firmatari, considerati i “particolari bisogni, di ordine sociale e di accoglienza”, dei marittimi, prendono atto che, nell’attuale quadro normativo, il lavoratore assume “un ruolo centrale e cruciale nel sistema dei trasporti marittimi” e sottolineano “l’importanza, dal punto di vista strutturale e organizzativo, di fornire ai marittimi il necessario supporto materiale, morale e spirituale”. In Italia ogni anno transitano, negli oltre 60 porti, circa 5 milioni di marittimi. Decine le “chiamate” indicanti possibili sequestri o abbandoni di navi ed equipaggi. Situazioni che, si legge in una nota, “vengono localmente sostenute: dal volontariato nei bisogni primari (cibo, vestiti e acqua), dai Comitati territoriali del welfare della gente di mare già attivi nei maggiori porti italiani e dall’Itf (il sindacato internazionale dei marittimi) che, ove possibile, assiste in giudizio gli equipaggi per ottenere il riconoscimento del credito degli stipendi e, quanto prima, il rimpatrio presso le proprie case”. A fianco dei marittimi che si fermano nei nostri porti operano le Associazioni “Stella Maris”, con circa 30 centri e oltre 300 volontari.