CEI: GIORNATA CREATO
Necessaria una conversione ecologica
"La celebrazione della 5ª Giornata per la salvaguardia del creato costituisce per la Chiesa in Italia un’occasione preziosa per accogliere e approfondire, inserendolo nel suo agire pastorale, il profondo legame che intercorre fra la convivenza umana e la custodia della terra, magistralmente trattato dal Santo Padre Benedetto XVI nel messaggio per la 43ª Giornata mondiale della pace (1° gennaio 2010), intitolato ‘Se vuoi coltivare la pace, custodisci il creato’". È l’incipit del messaggio della Conferenza episcopale italiana per la Giornata per la salvaguardia del creato 2010, diffuso il 6 maggio. "Custodire il creato, per coltivare la pace", il titolo del messaggio, che si può scaricare da Agensir.it (clicca qui formato .pdf).
Equa distribuzione dei beni. "La Sacra Scrittura si legge nel testo, a firma della Commissione episcopale per i problemi sociali e il lavoro, la giustizia e la pace e la Commissione episcopale per l’ecumenismo e il dialogo ha uno dei punti focali nell’annuncio della pace, evocata dal termine shalom nella sua realtà articolata: essa interessa tanto l’esistenza personale quanto quella sociale e giunge a coinvolgere lo stesso rapporto col creato". L’uno e l’altro Testamento convergono "nel sottolineare lo stretto legame che esiste tra la pace e la giustizia". Nella prospettiva biblica, dunque, "l’abbondanza dei doni della terra offerti dal Creatore fonda la possibilità di una vita sociale caratterizzata da un’equa distribuzione dei beni". "Benedetto XVI ricordano i vescovi ha segnalato più volte quanti ostacoli incontrino oggi i poveri per accedere alle risorse ambientali, comprese quelle fondamentali come l’acqua, il cibo e le fonti energetiche. Spesso, infatti, l’ambiente viene sottoposto a uno sfruttamento così intenso da determinare situazioni di forte degrado, che minacciano l’abitabilità della terra per la generazione presente e ancor più per quelle future. Questioni di apparente portata locale si rivelano connesse con dinamiche più ampie, quali per esempio il mutamento climatico, capaci di incidere sulla qualità della vita e sulla salute anche nei contesti più lontani". Bisogna anche rimarcare il fatto che in anni recenti "è cresciuto il flusso di risorse naturali ed energetiche che dai Paesi più poveri vanno a sostenere le economie delle Nazioni maggiormente industrializzate", come denunciato anche nella recente Assembla speciale del Sinodo dei vescovi per l’Africa.
Bene comune e dimensione ambientale. Anche le guerre come del resto la stessa produzione e diffusione di armamenti, con il costo economico e ambientale che comportano "contribuiscono pesantemente al degrado della terra, determinando altre vittime, che si aggiungono a quelle che causano in maniera diretta". Pertanto, "pace, giustizia e cura della terra possono crescere solo insieme e la minaccia a una di esse si riflette anche sulle altre". È in questo contesto che va letto il richiamo del Papa a una responsabilità ad ampio raggio, al "dovere gravissimo di consegnare la terra alle nuove generazioni in uno stato tale che anch’esse possano degnamente abitarla e ulteriormente coltivarla". Tale dovere, osserva la Cei, "esige una profonda revisione del modello di sviluppo, una vera e propria ‘conversione ecologica’". È impossibile, infatti, "parlare oggi di bene comune senza considerarne la dimensione ambientale, come pure garantire il rispetto dei diritti fondamentali della persona trascurando quello di vivere in un ambiente sano". Si tratta di "un impegno di vasta portata, che tocca le grandi scelte politiche e gli orientamenti macro-economici, ma che comporta anche una radicale dimensione morale: costruire la pace nella giustizia significa infatti orientarsi serenamente a stili di vita personali e comunitari più sobri, evitando i consumi superflui e privilegiando le energie rinnovabili. È un’indicazione da realizzare a tutti i livelli, secondo una logica di sussidiarietà: ogni soggetto è invitato a farsi operatore di pace nella responsabilità per il creato, operando con coerenza negli ambiti che gli sono propri".
Impegno ecumenico. Tale impegno personale e comunitario per la giustizia ambientale potrà trovare consistenza "contemplando la bellezza della creazione, spazio in cui possiamo cogliere Dio stesso che si prende cura delle sue creature. Siamo, dunque, invitati a guardare con amore alla varietà delle creature, di cui la terra è tanto ricca, scoprendovi il dono del Creatore, che in esse manifesta qualcosa di sé". "Questa spiritualità della creazione evidenziano i vescovi potrà trarre alimento da tanti elementi della tradizione cristiana, a partire dalla celebrazione eucaristica". "Oggi la stessa pace con il creato è parte di quell’impegno contro la violenza che costituirà il punto focale della grande Convocazione ecumenica prevista nel 2011 a Kingston, in Giamaica. Celebriamo, dunque, la 5ª Giornata per la salvaguardia del creato in spirito di fraternità ecumenica, nel dialogo e nella preghiera comune con i fratelli delle altre confessioni cristiane, uniti nella custodia della creazione di Dio", concludono i vescovi.