ROM A TORINO

Non vinca la paura

L’arcivescovo Cesare Nosiglia: ”capire che sono persone”

“Gesù è nato anche qui, nei campi nomadi, tra gli ultimi degli ultimi”. Con queste parole mons. Cesare Nosiglia, arcivescovo di Torino, ha salutato ieri (27 dicembre) i rom dei campi torinesi di via Germagnano e di lungo Stura Lazio. “L’attenzione della Chiesa è per gli ultimi, e i nomadi sono gli ultimi degli ultimi. Gesù è nato fuori dalla città perché era povero – ha aggiunto il presule – il Natale è più vivo qui che nelle nostre belle case, perché qui ci sono i poveri”.

Per l’integrazione. Mons. Nosiglia ha visitato i campi della periferia nord del capoluogo torinese per “rendersi conto della situazione in cui vivono i rom a Torino e per conoscere le loro esigenze”. Con la visita alle famiglie nomadi il neo arcivescovo di Torino ha concluso il “presepe di incontri” collezionato nei giorni di Natale con la visita alle realtà più disagiate della diocesi. “I rom attendono da anni risposte di giustizia – ha affermato l’arcivescovo –. Dobbiamo sentirci debitori di questo popolo e dobbiamo essere animati da uno spirito di concordia e di solidarietà nei loro confronti. Spesso si ha paura e timore degli zingari: occorre cercare di superare queste barriere per capire che sono persone, che vanno sostenute e aiutate a inserirsi nella società. Penso soprattutto ai bambini che frequentano la scuola: bisogna contare su di loro per un futuro di speranza e d’integrazione”.

Case, non roulotte. L’arcivescovo è stato accolto nel campo dai bambini rom, che gli hanno fatto dono dei loro disegni. “I bambini disegnano la casa, mai la roulotte. Il giorno di Santo Stefano – ha ricordato mons. Nosiglia – ho ospitato a pranzo in arcivescovado una di queste famiglie. Quando ho chiesto a uno dei bambini se andava a scuola e cosa avrebbe voluto fare da grande, lui mi ha detto: voglio fare l’architetto per costruire una casa per i miei sei fratelli. C’è un bisogno di stabilità che non va trascurato, per questo è necessario che tutti, istituzioni e società, s’impegnino per trovare insieme soluzioni che rendano possibile l’integrazione”. “Si tratta di un cammino che va fatto insieme – ha rimarcato l’arcivescovo –. Da una parte è necessario che gli abitanti dei campi nomadi accettino le regole fondamentali del vivere civile, dall’altra è indispensabile che istituzioni e società facciano tutto il possibile per favorire l’integrazione attraverso percorsi di avvicinamento al lavoro e alla scuola”. L’arcivescovo ha poi incontrato le suore, i volontari e gli operatori che vivono e operano nel campo di via Germagnano. “La vostra presenza è importante: siete un segno di vicinanza e di condivisione – ha detto loro il presule –. Attraverso la vostra opera e il vostro sguardo potrò conoscere meglio la complessa situazione di necessità in cui vivono queste persone”.

Contro il degrado. Mons. Nosiglia, dopo aver visitato il campo regolare di via Germagnano, si è spostato nel campo abusivo di lungo Stura Lazio, dove un migliaio di nomadi provenienti dalla Romania vivono sulle sponde del fiume in baracche di legno e cartone. “Torino è una città avanzata, non è accettabile che le persone vivano in condizioni disumane come queste”, ha affermato l’arcivescovo. Mons. Nosiglia ha invitato “tutti, anche i comuni della provincia, a farsi carico del problema per trovare delle risposte adeguate”. L’arcivescovo si è poi fermato a benedire la piccola scuola della baraccopoli, dove i volontari dell’Associazione italiana zingari oggi (Aizo) insegnano l’italiano e la Costituzione alle donne del campo. “Siamo felici che il vescovo Cesare sia venuto a visitarci e a benedire la nostra scuola – ha detto Batalan Precup, mediatore culturale dell’Aizo –. Tutti noi siamo venuti qui dalla Romania per cercare un futuro per i nostri figli. Ma qui viviamo senza luce, senza acqua, senza niente. Speriamo davvero che in futuro si trovino delle soluzioni per stare bene, per un futuro vero, fatto di lavoro e di scuola per i nostri bambini”.